NOI CATANESI

” E ancora sto sognando, ma non ho più la mia città”

Favoloso Tramonto Acitrezza

“Venne il giorno che le dissi: tu Catania non mi basti, dei miei sogni che ne hai fatto me li hai chiusi in un cassetto”. Suonava così la prima strofa della canzone di Gerardina Trovato. Cantante catanese costretta, per forze maggiori, ad andare via dalla sua amata Catania per realizzare il suo sogno.  Un sogno per il quale la sua città non aveva spazio. Questa canzone, scritta con tanta nostalgia per la sua terra, la porta dritta a Sanremo nel 1993, classificandosi al secondo posto. Oggi le sue strofe risultano molto attuali e sono ricche di quei sentimenti che accomunano i catanesi costretti ad abbandonare la loro città.

Catania e i catanesi- itcatania.it: cos’è e perché nasce

La redazione di itcatania.it ha voluto dedicare un intero articolo trattando il tema dell’emigrazione catanese, attraverso una discussione fatta all’interno del gruppo facebook “Catania e i catanesi- itcatania.it”.
Il gruppo, nato con lo scopo di creare uno spazio comune per  emozioni di stampo “liotru”, ha dato modo ai catanesi di spiegare i motivi che li hanno portati lontano dalla loro terra. Sono venuti fuori tanti stati d’animo e pareri, alle volte anche contrastanti. Insieme cercheremo di capire le motivazioni che hanno spinto i nostri concittadini a fare le valigie cercando il loro futuro altrove.

La parola ai catanesi che emigrano

Leggendo le esperienze dei cittadini catanesi, una delle principali motivazioni che li ha portati fuori Catania è la ricerca di un lavoro. Sembra uno stato d’animo comune a tutti l’amarezza di non aver trovato lavoro nella propria terra. Pur essendo divenuta una grande metropoli, ricca di storia, arte e bellezze naturali, la nostra città sembra non aver dato modo a tutti di aprire le ali del futuro. Diverse sono le fasce d’età che comunque coinvolgono questo fenomeno. Sia i giovani di oggi che quelli di cinquant’anni fa, hanno deciso che l’estero o il nord Italia fossero i posti migliori dove poter trovare la loro libertà economica e la loro indipendenza dal nucleo famigliare.

Ma per fortuna c’è chi decide di andar via dalla città di Catania non solo per il lavoro ma perché è uno spirito libero e  vuole girare il mondo. Questa sembra essere l’alternativa migliore, considerato che non nasce come una scelta obbligata ma come una manifestazione della propria personalità. Una scelta nella quale comunque si legge una sottile nostalgia della propria terra, ma che di certo arricchisce il percorso di un essere umano. International Catanesi che mantengono comunque nel loro cuore lo stampo Liotru.

Catania Piazza Universita'

Catania Piazza Universita’
fonte foto: live Sicilia Catania

La famosa fuga dei cervelli

Un fenomeno inoltre sul quale riflettere è anche quello della famosa “fuga dei cervelli”. La nostra città vanta di un sistema universitario che porta alla formazione di persone competenti. Persone che, in base ai percorsi scelti, non sempre riescono a trovare il proprio spazio in città. Qui la scelta non è sempre dettata da una Catania che non offre, ma da una Catania che non può offrire pur essendo stata l’argilla che ha permesso a queste personalità di diventare eccellenze nel mondo. Anche in questo caso, non sempre per fortuna uno studente è obbligato ad andar via, ma risulta come una scelta personale dettata o dal proprio percorso di studi.

“Tu chiamale se vuoi emozioni” … Cosa manca ai catanesi fuori Catania

Tralasciando gli aspetti tecnici che portano via un catanese dalla propria città, rimangono come perle bianche e preziose, le dolci e tenere confessioni che tutti i catanesi hanno deciso di condividere nel nostro gruppo Facebook. Sono tutte emozioni che nascono fuori da un grande atto di coraggio. Il coraggio di lasciare la famiglia, abbandonare la routine della quotidianità, vivere una vita nuova tante volte non avendo nessuno vicino e non conoscendo il posto. Il verbo partire è di per se un verbo che ha il suo fascino, la sua magia, la sua adrenalina, ma alle volte non ci si rende conto che richiede grandi sacrifici. E per un catanese i sacrifici sono tanti.

Famiglia

Al primo posto resta sempre la famiglia, il distacco dal nucleo familiare diventa il sacrificio più grande che si possa fare. A Catania il concetto di famiglia è molto radicato ed è principalmente legato alla figura della madre. La prima persona che manca a un catanese è a mammuzza. E la prima domanda che una mamma catanese fa ai propri figli lontano da casa è ” Sta mangiannu? Mangiasti? Chi ti mangiasti?”. Una frase dal valore inestimabile.

Sole e mare

Al secondo posto c’è il sole. Un catanese senza sole non può vivere. E’ come se venisse alimentato da questa fonte di energia che lo rende pimpante e come si dice a Catania salutivo, ovvero in gran forma. Al terzo posto ecco che arriva il colore azzurro del mare. Un catanese senza mare è come un poeta senza musa. Nell’immaginario catanese, il mare risulta avere un potere quasi terapeutico. Il catanese parla con il mare e il mare in qualche modo risponde sempre alle sue domande infrangendosi sugli scogli o dondolando alle rive delle spiagge sabbiose.

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Etna: foto a cura di Torre Giuseppa

Etna e la buona cucina catanese

Al quarto posto ecco arrivare l’Etna. La cerchi quella signora maestosa, alle volte dalla testa color ruggine, mentre l’aereo atterra e torni a casa. Con la sua imponenza, ti guarda per dirti ” tranquillo ora è tuttu appostu”. Si cara Catania, l’Etna è il tuo bentornato a casa. E poi resta a panza. La cucina del buon gusto. Quella che un catanese cerca disperatamente fuori dalla sua città ma che non trova mai. Quella che il catanese identifica ca pasta co niuru, con gli arancini, con i cannoli, ca granita. Con tutto ciò che colora la nostra magica città.

Si può trovare la tranquillità fuori Catania, la stabilità, i punti fermi. Ma per un catanese, anche se la sua città è sempre piena di mille cose sbagliate, è a chiu bedda di tuttu u munnu. E se non sei catanese, certe cose non le potrai mai capire.

“Capire tu non puoi. Tu chiamale se vuoi emozioni…”

La Redazione ringrazia tutti gli utenti del nostro gruppo Catania e i Catanesi intervenuti nella discussione che hanno deciso di condividere con noi le loro emozioni.

Giusina Torre

Autore: Giusina Torre

Studio all’università degli studi di Catania e sto per diventare un tour operator. Uno stage come travel writer mi ha permesso di unire insieme le mie tre grandi passioni ovvero la scrittura, i viaggi e lo studio delle culture straniere. Reputo che comunicare sia importante, motivo per il quale cerco sempre di mettere per iscritto le mie emozioni condividendole con chi ha voglia di inciampare tra le mie righe.

” E ancora sto sognando, ma non ho più la mia città” ultima modifica: 2018-05-17T09:23:01+00:00 da Giusina Torre

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