PERSONAGGI

Antonio Bruno: lo scrittore futurista catanese definito il “Leopardi” siciliano

Antonio Bruno fu poeta futurista, narratore, saggista e traduttore; venne definito il “Leopardi” siciliano. Bruno legò parte della sua vita e produzione letteraria all’avanguardia futurista, un vero e proprio movimento artistico e culturale che sorse in Italia nel primo Novecento, ad opera del poeta e scrittore Filippo Tommaso Marinetti (1876-1944). Questi, nel 1909, pubblicò a Parigi, su Le Figaro, il Primo manifesto futurista, contenente i principi base del movimento (esaltazione della modernità e impeto irruento del fare artistico, netto rifiuto della tradizione, innovazione stilistica, l’amore per la velocità, la tecnologia, la violenza).

Il Futurismo italiano influenzò altri paesi europei, in particolare Francia e Russia, determinando la nascita delle avanguardie.

La rivista Pickwick, fondata dallo scrittore Antonio Bruno en dai giornalisti Centorbi, Ittar, D'Arteni.

La rivista Pickwick, fondata dallo scrittore Antonio Bruno e dai giornalisti Centorbi, Ittar, D’Arteni.

Il Futurismo a Catania

Il legame intercorso tra Catania e il Futurismo, fu molto stretto. Tra coloro che in Sicilia aderirono al movimento figurano: Antonio Bruno, Giovanni Centorbi, Mario Shrapnel e Adele Gloria, firmatari del Manifesto dei Futuristi Siciliani. Questi intellettuali nel 1915 diedero vita alla rivista «Pickwick», con l’obiettivo di svecchiare la cultura a Catania, ispirandosi alle riviste fiorentine Lacerba e La Voce. La rivista, diretta proprio da Bruno, sopravvisse fino al 1921.

La Biblioteca catanese conserva un esemplare di tutte le opere pubblicate negli anni in città. La stagione futurista non rimase confinata nell’isola ma si espanse a livello internazionale.

Antonio Bruno, il “Leopardi” siciliano

Antonio Bruno, nacque nel 1891 a Biancavilla, provincia di Catania, da una famiglia borghese. Uomo colto,  raffinato, scrittore innovativo, poliglotta, esterofilo, eccentrico, visse la sua vita all’insegna della letteratura. Dai frammenti sparsi ricavati dai suoi fogli, è possibile cogliere il vero significato della vita di colui che fu accostato a Giacomo Leopardi. Con quest’ultimo condivideva il pessimismo, la gobba lasciatagli dal morbo di Pott, l’amore non corrisposto, l’irrefrenabile, doloroso desiderio di Assoluto, la stesura di uno “zibaldone” dal titolo “Quaderni “. Bruno era fisicamente e moralmente malato, tanto che divenne un tossicomane per curare la sua depressione. Si definì  «la sirena lacerante dei risvegli e la raffica che spazza i cieli e muta le stagioni». Si racconta che fosse solito passeggiare per Villa Bellini, e per le altre vie cittadine, recando in mano dei fiori che appoggiava sul viso di ignari passanti per predir loro la sorte.

Come tanti grandi artisti, non sopportando più il dolore, vivendo di stenti e povertà fisica e morale, pose fine alla sua vita in un camera d’ albergo a Catania, alla fine d’agosto del 1932. Fu una delle vittime di quella fatale e seducente alchimia che fonde mirabilmente l’arte con la vita. Con la bravura letteraria voleva contrastare la sua malformazione.

L’opera di Antonio Bruno

Bruno fu protagonista nella vita letteraria di quegli anni. Si formò nelle principali città italiane ed europee. A Londra divenne traduttore delle opere di E. Allan Poe. Lo scrittore catanese pubblicò numerose opere di varia natura: Come amò e non fu riamato G. Leopardi: studio letto all’Università di Roma il 7 maggio 1912 (1912), More di macchia(1913, poesia), Rottami (1913, diario), Balocchi (1915, poesia), Fuochi di Bengala (1917, traduzioni e atmosfere orientali), Un poeta di provincia: schiarimento catanese in difesa della poesia (1920), Ritratto dell’amica Morella (1919-1920, narrativa), 50 lettere d’amore alla signorina Dolly Ferretti (1928), un romanzo epistolare dedicato ad Ada Fedora Novelli, sua amata musa. Vi sono anche: L’immorale signora Bovary: studio letto a Parigi al circolo di letture italiane ricorrendo il 1° centenario della nascita di Gustave Flaubert (1930), la traduzione de Il corvo di Poe (1932) e altre traduzioni.

La stagione simbolista

Antonio Bruno fu affascinato dal mal de vivre dei maudits” francesi. Amava nascondersi dietro la maschera
congeniale di Stefano Mallarmé. I suoi modelli furono: Rimbaud, Verlaine, Flaubert e soprattutto Baudelaire, con cui condivideva la poetica dello spleen. Una forma particolare di disagio esistenziale, che determinava una fertile creatività poetica, capace di rendere concrete le sensazioni e gli stati d’animo in numerose immagini visionarie,  prodotte dall’inconscio. Bruno, nei suoi scritti, riesce a fondere lo spleen di Baudelaire con la noia tipicamente leopardiana, ma la prima sopraffà notevolmente la seconda. Seppe congiungere mirabilmente questi due poli contrastanti ricorrendo all’ironia. Notevoli anche gli interessi di Bruno per lo spiritismo.

Opere pubblicate postume

Dopo la morte Antonio Bruno è stato studiato e apprezzato della critica. Sono state pubblicate e riedite opere varie. Come Dal salmista ai Maudits, scritti scelti e curati da Ermanno Scuderi (1966), 110: Voluttà d’altatensione (1980), Quaderni (1989), Opere (1987), Il corvo e la filosofia della composizione di Edgar Allan Poe;  altre poesie di Antonio Bruno, con nota su Antonio Bruno di Franco Sgroi (1990), Pagine sparse di critica narrativa traduzioni reperite e raccolte da Ermanno e Graziella Scuderi (2000).

Bruno fu un vero e proprio dandy, impregnato di cultura esterofila, che seppe proporre in maniera appassionante la sua scrittura altamente innovativa. Oggi è divenuto oggetto di analisi da parte di studiosi italiani ed esteri. 

Il Comune di Biancavilla, città d’origine di Antonio Bruno, ha operato nel tempo per valorizzare questo talento siciliano.

Il “Fondo Antonio Bruno”

Le spoglie del poeta riposano nella città natia. Qui si trovano una scuola media e una lapide commemorativa posta nel palazzo omonimo sito nella via principale. Nella cittadina pedemontana è stato inoltre costituito il “Fondo Antonio Bruno”, acquisito dal Comune nel 2011, dopo le trattative con uno dei suoi eredi, il poeta Alfio Fiorentino. Esso si trova nella Biblioteca Comunale di Biancavilla “Gerardo Sangiorgio”, all’interno del Centro Culturale Polivalente “Villa delle Favare”. Il Fondo racchiude preziose testimonianze quali scritti e scambi epistolari con alcuni dei nomi più altisonanti della letteratura del ‘900 come Filippo Tommaso Marinetti, Aldo Palazzeschi, Giovanni Verga, Grazia Deledda, Guglielmo Jannelli. Il Fondo rappresenta l’unica testimonianza documentata del Futurismo in Sicilia. A curarne l’inventario delle opere è Placido Antonio Sangiorgio, esimio studioso di Bruno.

Vedi anche: https://catania.italiani.it/mario-rapisardi-vita-amore-poesia/

Fonti: www.biancavillaoggi.it
www.umbertocantone.it

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

Antonio Bruno: lo scrittore futurista catanese definito il “Leopardi” siciliano ultima modifica: 2018-06-21T10:43:48+00:00 da Sabrina Port

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