Il Cairo, la capitale d’Egitto, e Catania sono sempre state legate. Una connessione tra le due città che dura da secoli. Basta andare in giro per la città per capirne il motivo.
Inoltre, il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha sempre sostenuto un gemellaggio tra la città di Torino e Catania al fine di veicolare un modello culturale e gestionale di successo favorendo l’apertura di una “succursale” del museo Egizio di Torino proprio nel capoluogo etneo, che dovrebbe avvenire nel 2020, presso l’ex monastero dei Padri Crociferi.
L’Egitto e la Sicilia: quando tutto ebbe inizio
I rapporti commerciali tra Catania e l’Egitto sono documentati già in epoca greca e romanae tra l’Ottocento e il Novecento si ha un notevole incremento delle relazioni tra la nostra città e Il Cairo.
La capitale egizia diventa infatti meta di pellegrinaggio per studiosi, storici e scienziati.
In tutta la Sicilia sorsero numerosi Serapei luoghi di culto dedicati alla devozione verso le divinità egizie.
Fu un conquistatore musulmano, Giafar Ibn-Muhammad, a ribattezzare Catania nell’878 col nome arabo di Medina-t-el-fil (la città dell’elefante) facendovi installare il pachiderma scolpito in pietra lavica.
La presenza degli obelischi e dell’orologio solare sono alcune delle testimonianze dello stretto legame tra i catanesi e gli egiziani.

L’elefante d’Egitto diventa il simbolo della città
Il simbolo di Catania è l’elefante ch si trova in piena Piazza Duomo e all’interno dello stemma della città. La struttura così come la vediamo è stata progettata e realizzata dall’architetto Giovanni Battista Vaccarini nel 1737. Sulla schiena dell’animale si trova un obelisco egiziano alto 3,66 metri. In alto è presente un globo, circondato da una corona di foglie di palma e un ramo di gigli. In capo alla struttura si trova una tavoletta metallica su cui vi è l’acronimo “MSSHDEPL” («Mente sana e sincera, per l’onore di Dio e per la liberazione della sua patria») e una croce.

La dea egiziana Iside e il culto di Sant’Agata: le similitudini.
E’ dello studioso siciliano Emanuele Ciaceri una scoperta senza precendeti. Il culto di Sant’Agata, patrona di Catania, ricorda quello di Iside. Secondo alcuni studiosi, infatti, il culto di Iside era molto diffuso in tutta la Sicilia ed alcuni dei riti religiosi dedicati alla Santa Patrona, ricalcano quelli consacrati ad Iside. Ad esempio, la processione su una barca (per Iside), sul fercolo (per Sant’Agata), trainata da funi ed uomini vestiti di bianco (il sacco). Ma anche il velo di Sant’Agata, miracoloso, potrebbe essere una rivisitazione della vela della nave egizia dedicata ad Iside. La festa di Sant’Agata e Iside trovano un’altra corrispondenza con le mammelle, infatti un ministro del culto, durante la processione di Corinto, portava un’ampolla d’oro a forma di mammella contenente latte simbolo di rinascita.



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