ARTE

Il teatro catanese contemporaneo: a tu per tu con l’artista Angelo D’Agosta

Angelo D'Agosta esordisce nel 2007 con lo spettacolo Il mio nome è Medea

La stasi del teatro catanese contemporaneo è oggetto delle più discusse critiche e analisi alla società culturale. Non coinvolge solo la nostra Città, bensì un Paese intero. Così in un’intervista Enrico Bernard, drammaturgo italiano contemporaneo, sottolinea questo disagio nel teatro di oggi.Non si tratta della crisi di pubblico e neppure della “mancanza di mezzi” che il teatro lamenta (..) il carrozzone è bloccato da una sostanziale, totale, inedita fino a un decennio fa, mancanza di coraggio, mancanza di idee, mancanza di novità.

La tradizione non manca, anzi. Siamo un popolo di teatranti e Catania può annoverare grandi nomi come Ciccino Sineri (catanese d’adozione), Giovanni Grasso, Rosina Anselmi, Angelo Musco, Turi Ferro, Nino Martoglio. Essi rappresentano di certo dei padri fondatori per le nuove leve, per il teatro catanese contemporaneo. La strada, però, è ancora lunga.

Una nuova aria soffia nel teatro catanese: Angelo D’Agosta

Il Teatro della nostra città vive l’assenza di un pubblico giovane. Ci si interroga se sia ne­ces­sa­rio trovare linguaggi nuovi, giocare sull’ora e subito, elementi decisi della comunicazione odierna.  E’ proprio per questo che l’aria che tira, negli ultimi tempi, sta rappresentando una svolta per il teatro catanese contemporaneo, un’aria portata da menti giovani e mani fresche. Scrittori, registi, attori che, con background diversi, prorompono con le loro idee, reinventando anche il concetto stesso di teatro. E’ questo il caso di Angelo D’Agosta, regista, autore e attore emergente del teatro catanese contemporaneo. Un esordio come sceneggiatore e re­gi­sta nel 2007 con Il mio nome è Me­dea, in cui si accostano teatro moderno e mito greco. Poi una serie di presenze come attore all’interno del Teatro Stabile di Catania, di collettivi artistici e compagnie private.

A tu per tu con Angelo D’Agosta

Abbiamo incontrato Angelo D’Agosta nell’occasione della sua ultima rappresentazione teatrale, al Castello Ursino, sotto il cielo stellato: L’Ombra di Euridice.  Lui è regista e attore dell’opera, che vede di nuovo teatro moderno e mito greco sullo stesso palco. Angelo D’Agosta ci vuole raccontare il suo teatro, in un’intervista a tu per tu con it.Catania. Il suo intento è porci davanti ad un teatro nuovo e antico al tempo stesso. Una rivoluzione interna del teatro catanese contemporaneo, che parte dai classici per arrivare ai nostri giorni, toccando temi ostici e attuali come, ad esempio, l’eutanasia.

Ma andiamo per ordine. Chi è Angelo D’Agosta?  <<Angelo, malgrado i suoi 33 anni, è un tipo che continua a portare un orecchino parecchio vistoso. E’ innamoratissimo di sua moglie e dei suoi figli. E dato che  aveva tanti sogni, da un po’ di anni, ha aperto un’officina. Così li ha sempre nuovi di zecca, ogni mattina. >>

Angelo non si definisce né autore, né regista, né attore. E non ha bisogno di trovare il suo spazio nel teatro della città. <<Io sono un teatrante, e solitamente i teatranti lo spazio se lo creano.>> E il suo spazio Angelo, se l’è preso davvero all’interno del teatro catanese. Infatti, egli lavora con diverse compagnie teatrali itineranti. Da un paio di anni è il più giovane regista scritturato dal Teatro Stabile di Catania. Solo andata, uno spettacolo della stagione teatrale catanese appena trascorsa, è stato il frutto di un laboratorio che ha tenuto presso la scuola del Teatro Stabile (La Scuola d’Arte drammatica Umberto Spadaro), diventando il più giovane visiting professor di una delle scuole di recitazione più antiche d’Italia, e certamente  la più antica del meridione. Inoltre, Angelo D’Agosta vive una realtà parallela, girando per le scuole di Catania e facendo conoscere storie del recente passato ai giovanissimi, come Iqbal Masih, Falcone e Borsellino, Malala.

La passione per il Teatro nasce da bambino

<< I miei genitori mi portavano a teatro. Io ero talmente piccolo che, seduto sulla poltrona, non poggiavo i piedi a terra. Invece, davanti a me, sopra quel palco, gli attori mi sembravano dei giganti. Decisi in quel momento di voler diventare un gigante anche io. La scrittura non è una passione, è una necessità per me. Quando ho la necessità di raccontare qualcosa: scrivo.>> La sua passione si coniuga anche all’attualità. Facendo del suo teatro anche un teatro civile, che educa oltre che intrattenere. Ne è un esempio lo spettacolo, dove è autore, regista e attore, del 2013 La ballata sul mare lontano, dove si racconta la storia del viaggio degli italiani verso l’Argentina.

Ti ispiri a dei maestri della tradizione del teatro? << Sicuramente c’è Giovanni Anfuso, maestro di artigianato vero, amico e sodale. Con lui si parla di come si fa il mestiere, non di filosofia del teatro. Però, in generale cerco di non prendere troppo spunto da altri teatranti. Cerco sempre di farmi ispirare da arti diverse. Per cui potrei dirti Vecchioni, Caravaggio, Chagall, De André, Pratt, Ungaretti, De Luca, Capa, e mille altri ancora. Nei miei spettacoli, se ci fate caso, c’è sempre una citazione di un quadro, di una poesia, di una canzone.>>

Lo spettacolo L'Ombra di Euridice è stato rappresentato al Castello Ursino di Catania

Uno scatto dallo spettacolo L’Ombra di Euridice, Angelo D’Agosta interpreta l’attore protagonista e ne firma la regia ( foto di Antonio Parrinello)

L’Ombra di Euridice, spettacolo sotto le stelle, al Castello Ursino

L’Ombra di Euridice, spettacolo prodotto dal Teatro Stabile, è l’ennesima prova d’autore che fa risplendere di luce nuova il teatro catanese contemporaneo. D’Agosta dirige la regia teatrale, l’opera è scritta da Mario Giorgio La Rosa e fa parte dei cinque appuntamenti di “Altrove”, proposti dal Teatro Stabile, la rassegna itinerante di nuova drammaturgia catanese. L’aria nuova di cui parlavamo.  L’Ombra di Euridice è un’opera che ti buca dentro, una tematica difficile. Raccontata in un lasso di tempo breve, come può essere il tempo di un sogno. L’amore che viene diviso, allontanato, perso in maniera irreversibile.

Perché hai voluto affrontare proprio il tema della separazione straziante dopo una malattia? <<Uno dei percorsi che seguo nel mio teatro è quello della rilettura dei classici. Questo spettacolo nasce da un lungo studio fatto con l’autore Mario La Rosa. Volevamo analizzare il mito di Orfeo. Nello stesso periodo si discuteva in Italia del testamento biologico. Fu Mario a intuire come la storia di Orfeo ed Euridice fosse il primo trattamento di fine vita della storia. Io rimasi per un po’ senza parole, mi ricordo però il timore di non saper raccontare un tema così complesso e doloroso.>>

Il teatro come specchio dell’attualità

Lo spettacolo rappresenta un perla all’interno del teatro contemporaneo. Un’emblematica oscillazione tra ciò che è stato e ciò che poteva essere, ombre che prendono vita e persone che si oscurano. Si riporta nel teatro di oggi un mito classico e  lo si rende la cosa più attuale che ti possa capitare di vedere.

Nello spettacolo si fa rifermento al tema complicato e attuale dell’eutanasia. Qual è la tua posizione e l’opera come si colloca all’interno di questa tematica? <<Con Mario abbiamo scelto di non dare il nostro parere alla vicenda, ma solo di raccontare una storia e dare al pubblico uno spunto di riflessione. Deciderà la platea da che parte stare.>>

Le ombre, in questo spettacolo, sono come persone: più reali dei vivi. E le persone, invece, diventano zombie, in un mondo che non gli appartiene più. Un’antitesi forte e assoluta. Perché hai voluto che si percepisse fin da subito questa dicotomia? E cosa vuol dire? << Ci sono momenti nella vita in cui si è tanto concentrati in un unico obiettivo, che il mondo attorno sembra che perda i dettagli. Esiste, ma appare tutto confuso, oscuro. Il mondo si muove è vivo, ma Orfeo/Alessandro non se ne accorge. E non si accorge neanche che il suo mondo, invece, è fermo, statico.>>

Il protagonista de L’Ombra di Euridice, Alessandro, correrà con il suo alter-ego, Orfeo, fino alla fine dello spettacolo. Lasciando lo spettatore nel suo stesso limbo di sofferenza e incertezza, sotto il cielo di Catania, all’interno del Castello Ursino.

Il teatro catanese contemporaneo è ad una svolta grazie ai giovani emergenti

Angelo D’Agosta è il più giovane visiting professor della scuola di recitazione Umberto Spadaro (ph Luciano Paglia per Officina Fotografica)

Riflessioni sul teatro catanese contemporaneo

<< Il teatro è oggi quello che è sempre stato: sia specchio della società che faro per la stessa. Viviamo un momento di abbrutimento della società. Si ha più paura, si fomenta la paura e le reazioni sono spesso violente, se non addirittura feroci. Penso che oggi il teatro debba essere faro per mostrare un mondo migliore. Mi è capitato più volte di ascoltare o leggere commenti sui miei lavori e di trovarmi davanti un aggettivo che si ripete: “delicato”.  Mi piace molto questo. Credo che in un mondo che va in tutt’altra direzione, portare la delicatezza in teatro sia un atto fortemente rivoluzionario.>> continua Angelo D’Agosta <<È una grande emozione scrivere per il teatro. Anzi, è un insieme di emozioni, adrenalina allo stato puro. Ho grande rispetto per il pubblico e credo che su un palco si debba salire solo se si ha qualcosa da dire. Per carità, non sono né un politico né un chirurgo, ma in parte è una responsabilità. Nel panorama del teatro catanese contemporaneo ci sono delle belle teste pensanti. Credo che si potrebbe davvero ripartire..>>

Nei prossimi mesi, Angelo D’Agosta sarà protagonista nello spettacolo Inferno, presso le Gole dell’Alcantara, per la regia di Giovanni Anfuso e, sempre per la stessa regia teatrale, a Segesta nello spettacolo I ragionamenti delle puttane, a fianco di Liliana Randi. Egli è uno degli artisti emergenti tra i più apprezzati anche dalla critica. Una speranza reale per il teatro di oggi e di domani che it.Catania non poteva lasciarsi scappare.

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni!
E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.

Il teatro catanese contemporaneo: a tu per tu con l’artista Angelo D’Agosta ultima modifica: 2018-07-09T14:35:35+00:00 da Manuela de Quarto

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