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Tango a Catania: tra arte, danza e cultura

Il Tango a Catania

Dall’Argentina alla Sicilia, ed in particolare a Catania, il viaggio del tango è lungo, nello spazio quanto nel tempo: circa un secolo prima che nella città siciliana si sviluppasse una vera e propria comunità di danzatori.

Ballo e cultura meticcia per eccellenza, il tango vede i suoi natali nella Buenos Aires di fine Ottocento. Ad incontrarsi in territorio argentino, a quel tempo, erano più culture: tra tutte, l’Europea e l’Africana – dal Congo in particolare – crearono quell’alchimia di sonorità e movenze ad oggi indimenticate. Piuttosto, in continua diffusione grazie all’incontro con altre discipline, quali la danza contemporanea o la musica sperimentale.

Per parlare della Catania tanguera, ci siamo rivolte ad una dei suoi protagonisti: Francesca Auteri, danzatrice e maestra di quest’arte. Il suo percorso parte dalla danza contemporanea, per approdare al tango all’età di diciannove anni. Fu amore a primo “ballo”: qualche anno dopo intraprende il suo percorso da insegnante. La sua scuola oggi ha sede al Teatro Metropolitan di Catania e risponde al nome di Barrio de Tango Catania. Da ballerina a studiosa, il passo è breve: è per questo che chiediamo a lei di raccontarci di questo fenomeno artistico, nella sua storia e nella Catania di oggi.

Abbiamo detto circa un secolo prima che la cultura del tango arrivasse a Catania. Quand’è e grazie a chi che la città le apre le sue porte e le sue piste da ballo?

Il tango è giunto nella mia città circa un ventennio fa e grazie soprattutto all’opera di Victoria Arenillas, dettaVicky’, maestra argentina. A partire da un piccolo nucleo di appassionati si è generata una comunità realmente impressionante, ricchissima di fruitori ed occasioni d’incontro.

Una grande comunità che trova posto tra barocco, Sant’Agata, granite e arancini. Sembra quasi impensabile, eppure esiste e ha ritagliato i suoi spazi all’interno della città, improntandoli anche della propria identità. Quali sono i luoghi prediletti della Catania tanguera?

La Catania tanguera vive ed attraversa molti luoghi della nostra città, partendo da due location storiche (il CUS e l’Empire) fino a giungere a spazi estivi come le Terrazze del Museo Diocesano ed il Lido Azzurro. Durante la settimana si “respira” tango quasi giornalmente: numerosi sono gli organizzatori di eventi – più o meno grandi, più o meno stabili – che promuovono il baile argentino nella Città dell’Elefante. Con la mia scuola abbiamo realizzato delle milongas all’interno del Teatro Metropolitan, luogo che amo particolarmente e che ho “vissuto” intensamente durante i miei anni di formazione come danzatrice.

Tango a Catania

La comunità tanguera di Catania

Da insegnante, oltre che da studiosa di questa cultura e danza, ti sarai per certo posta questa domanda e ti sarai data una risposta. E allora, cos’è che “funziona” del tango, al punto da attrarre sempre più interessati e, poi, appassionati? È la sua dimensione di coppia, la sua promessa di intimità, o è tutt’altro tipo di esperienza quella che spetta al danzatore?

La mia risposta è estremamente soggettiva, e ci tengo a precisarlo.
Per me, gli elementi essenziali del tango sono la comunicazione e l’intima connessione che intercorrono tra i due
partner – un leader ed un follower, uomo o donna poco importa. Mi piace paragonare questa danza ad un dialogo, dove domande e risposte si fondono in un fluire ed i passi si tramutano in parole, ogni volta diverse, talora gridate o sussurrate.

Reputo inoltre che il suo successo contemporaneo non sia casuale o frutto di un sapiente marketing. Siamo immersi in una cultura fatta di filtri: schermi, auricolari, silenzi e sordità. Il demone della solitudine e dell’incomunicabilità ci attanaglia giorno dopo giorno. Un’arte ed una disciplina come il tango, invece, può riportare ad un contatto diretto con l’Altro con il suo corpo, il suo abbraccio. È una rinnovata scoperta dello stare insieme, in coppia (diade danzante) e in “gruppo” (in quanto membri di una comunità, quella tanguera, e di spazi comuni, le nostre amate milongas). La relazione della coppia si estende necessariamente agli altri, in un dialogo molteplice e complesso, fatto di gestualità, mimica e codici comportamentali ben precisi.

Il tango è un linguaggio a tutti gli effetti, ed universale, poiché legato al corpo e non al verbo. Esperienza individuale e collettiva, espressione intima del “sé” e baile social: perfetto connubio di apparenti contraddizioni.

tango a Catania

Francesca Auteri danza con Irene De Fiore, Barrio de Tango Catania

Tra luoghi comuni e miti da sfatare, ci sono cose, nell’immaginario comune del tango, sbagliate e cose che invece non si conoscono affatto?

Spesso l’immaginario del tango verte sulla rosa di Valentiniana memoria o sulla cifra erotica e sensuale, a volte brutale, del rapporto amoroso tra i partner. Circa la prima idea, inutile sottolineare il suo essere frutto di un forte immaginario cinematografico; per quanto concerne il secondo punto, invece, vorrei spendere qualche parola in più.

Sessualizzare questa danza è piuttosto riduttivo e banale, stereotipato. Infatti, per quanto sia evidente una marcata sensualità e un passato dalle origini fortemente carnali, il tango è innanzitutto cultura: un immenso sapere fatto di musica, parole, passi, codici comportamentali, creatività, arte. Un universo capace di far innamorare profondamente chi vi entra in contatto.

I “non addetti ai lavori” probabilmente disconoscono il sistema mirada-cabeceo, cioè il ‘come’ un leader sceglie di danzare con un determinato follower. In estrema sintesi, si tratta di un gioco di sguardi, dove il contatto visivo determina l’accettazione, o meno, dell’invito stesso. Su ciò che è estraneo a chi non fa parte di questo “mondo” si potrebbe, chiaramente, continuare ad oltranza…

Come anticipato, il tango è diventato per te oggetto di studio; i suoi frutti, una lettura da condividere con altri curiosi o appassionati. Parlaci di Tango. Storie e corpi di una cultura migrante, la tua pubblicazione.

Grazie ai miei maestri, il professore Fernando Gioviale e la professoressa Stefania Rimini, e alla Villaggio Maori Edizioni, ho avuto la possibilità di pubblicare Tango. Storia e corpi di una cultura migrante. La parte che ritengo più significativa è quella dedicata ad un aspetto spesso sconosciuto o sottovaluto: la testualità dei brani, las letras de tango.

Si tratta di vere e proprie poesie, con topoi letterari fortissimi ed universali, che ci raccontano la storia di questa arte, dei suoi protagonisti, fino a giungere ai più umani sentimenti senza tempo: la nostalgia, il dolore, il rimpianto, la speranza, l’amore.

Da danzatrice e da insegnante ho spesso sofferto lo stereotipo del “ballo” come espressione artistica “ignorante”, intellettualmente vuota, superficiale. Ci tenevo a sottolineare come non fosse assolutamente così: ogni danza è il frutto di culture, di saperi a volte lontani, di una necessità di “parlare” attraverso il corpo, a prescindere dalle forme estetiche e tecniche che si possono assumere.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Tango a Catania: tra arte, danza e cultura ultima modifica: 2017-07-28T10:02:14+00:00 da Natasha Puglisi

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