INTERVISTE

Simpatia e professionalità: Valerio Santi racconta il Teatro L’Istrione

Il Teatro L'Istrione e la sua compagnia

C’è a Catania un piccolo teatro dove gli spettatori non siedono in platea, ma in un bel cortile, con balconi, fiori e un’aria di casa. Questo teatro è il Teatro L’Istrione, una realtà in via di riconoscimento dai più grazie al duro lavoro e alla qualità degli attori e della loro proposta.
Dalla risata più sincera alla lacrima di commozione, la meraviglia dell’arte teatrale trova piena espressione nella scena di questo  spazio in cui vige il fai da te. Dagli adattamenti dei testi, alla scenografia, alle musiche, ai costumi: tutto è originale e “made in L’Istrione”.

Anima di questo teatro, oltre che l’omonima compagnia che ormai dal 2009 non smette di stupire gli spettatori, è Valerio Santi. Giovanissimo e con tantissima esperienza alle spalle, Valerio è fondatore, promotore, regista, attore, scenografo, e chi più ne ha più ne metta, dell’Istrione.

Valerio Santi, a te la parola. Da cosa nasce l’idea, o la voglia, di aprire un nuovo teatro a Catania? E chi, tra i tanti professionisti con cui hai avuto e hai a che fare, ti ha affiancato in questa avventura?

Fu un’idea mia e del mio Maestro d’arte e di scenografia, il Prof. Carmelo Miano. Nel novembre del 2006 rappresentai la mia prima commedia, ’U Fujiri è virgogna ma è salvamentu ‘i vita al Metropolitan di Catania. Lo spettacolo era ambientato all’interno di un tipico cortile siciliano, il “Cortile Sant’Alfio”.

La mia idea di fondare un nuovo teatro si incontrò con quella del mio Maestro. Volevamo creare uno spazio diverso, dove il pubblico stesse  in mezzo alla scena, abbattendo qualsiasi elemento e distanza che lo separasse da chi recita; nello stesso tempo, si pensò a qualcosa che richiamasse l’ambientazione di quel mio primo fortunato spettacolo.

Nel 2009 nacque così il Teatro L’Istrione; contemporaneamente, entrai alla Scuola D’arte Drammatica Umberto Spadaro del Teatro Stabile di Catania. Durante i tre anni di formazione, elargii le mie conoscenze studiando scenografia, fonica, illuminotecnica, direzione scenica, occupandomi della gestione del teatro a 360° affiancato dal mio Maestro, che ne prese la direzione.

Se i risultati sono ben visibili, per esempio nell’entusiasmo con cui i fedelissimi rinnovano gli abbonamenti o nello stupore di chi vi “scopre” per la prima volta, i retroscena puoi svelarceli solo tu. Immaginiamo che, almeno agli inizi, non fu tutto rose e fiori, tra le normali diffidenze e, forse, invidie…

Le difficoltà non furono poche: cosa successe nel “delizioso” ambiente teatrale quando un certo Valerio Santi, nato dal nulla e appena diciottenne, scrisse e rappresentò uno spettacolo al Metropolitan e tre anni dopo fondò un teatro?

Più che stima e incoraggiamenti, ottenni tutto l’opposto dalla maggior parte dei teatranti della nostra città. Chi amichevolmente mandava controlli di vario genere, chi veniva fuori dal Teatro L’Istrione a fine spettacoli per dire al pubblico di non tornare bensì di andare al Teatro X, dove la loro stagione era migliore. Qualcuno sosteneva che a scrivere le mie commedie non fossi io e che di mio ci fosse solo il nome; altri invece volevano farmi un contratto affinché scrivessi gratuitamente per la propria compagnia ma a nome del capocomico, poiché data la mia giovane età – a sentir lui – scrivendo a mio nome mi sarei bruciato; mah!
Sembrano quasi barzellette vero? E questo è solo una parte di ciò che è successo e tutt’ora continua a succedere!

Nato dal nulla ma oggi, ancora giovanissimo, con un’esperienza da fare invidia. Chi è, secondo te, Valerio Santi?

Questa domanda sarebbe più giusto porla alla mia compagnia: rispondendo da me rischierei di sembrare uno di quei palloni gonfiati che ama autocelebrarsi come rara reincarnazione divina – e ce ne sono tanti.
Credo molto nella potenza del Teatro (e dell’arte in generale) e nella sua determinante necessità per l’esistenza di ogni essere umano. Pertanto, quello che cerco di fare è del buon Teatro. Non lascio nulla al caso e curo ogni minimo particolare, a prescindere dal fatto che uno spettacolo possa essere bello o brutto.

Per fare questo ho studiato e continuo a studiare tutto ciò che riguarda la costruzione di uno spettacolo. Da quando nel 2011 ho preso interamente la direzione artistica del Teatro L’Istrione, una piccola realtà privata ove bisogna produrre bene ma con pochi soldi, svolgo da solo le mansioni di un’intera squadra. Infatti, oltre che a dirigere uno spettacolo ed interpretarvi un ruolo, disegno, costruisco e monto la scenografia, compongo le musiche, creo i costumi e via dicendo, facendo sì che ogni cosa esprima e rispecchi esattamente ciò che è la mia idea e che voglio trasmettere al pubblico.

Valerio Santi eil Teatro L'Istrione

Valerio Santi in scena al Teatro L’Istrione

Una vita per il teatro, insomma.

Naturalmente tutto questo prende molto tempo della mia vita, quasi tutto: non può andare diversamente, quando si decide di fare Teatro seriamente. Il Teatro non si può fare part-time, a meno che non si decida di farlo come hobby, ma quella è tutta un’altra cosa. Nel corso della storia ci furono parecchi “tuttofare” in teatro: Dickens, ad esempio, era uno di quelli che si rimboccava le maniche e faceva tutto – scriveva i testi, costruiva le scenografie, approntava i costumi. Questo mi fa pensare che o sono nato nell’epoca sbagliata o più semplicemente si sta tornando indietro sotto tanti punti di vista.
Per concludere, se avessi esposto la domanda di prima ai miei compagni, ti avrebbero senz’altro risposto che io sono L’Istrione, come cantava Aznavour!

One man show, ma anche grande lavoro di squadra, di professionisti che condividono la tua passione e la portano avanti con lo stesso ideale di qualità. Sulla scena, un gruppo di cui si percepisce l’affiatamento e la complicità: quando nasce la Compagnia del Teatro l’Istrione? Chi sono i suoi capisaldi?

La prima parvenza di compagnia nacque nel 2006, ma si può dire che fu solo un nome dato al gruppo di attori con cui misi in scena il primo spettacolo. Parte di loro, poi, costituì la prima formazione della Compagnia del Teatro L’Istrione. Dopo il mio diploma allo Stabile, nacque la compagnia che oggi tutti conoscono, una compagnia per lo più formata da giovani e talentuosi professionisti. Gli artisti ormai fissi da diversi anni sono circa una decina; poi, altri colleghi prendono parte alle nostre produzioni in base alle necessità

Più che una compagnia mi piace definirci una famiglia, perché prima di essere compagni di lavoro siamo soprattutto amici.
Capisaldi sono un po’ tutti: ognuno ha un ruolo determinante. Francesco Russo è un compagno di scena impareggiabile, con cui fin dalla scuola puntualmente ci ritroviamo in un bar a progettare rassegne e spettacoli. Concetto Venti e Rosaria Frances, i più anziani componenti de L’Istrione, oltre ineguagliabili attori. Ancora, Carmelo Miano, figura sempre di fondamentale importanza, Aldo Ciulla, direttore tecnico e grande amico, e Ségolène Le Contellec, la nostra light designer, anch’essa persona splendida, come del resto tutti gli altri componenti della compagnia.
E, naturalmente, la mia famiglia.

La Compagna del Teatro L'Istrione in scena

La Compagna del Teatro L’Istrione

Come scegliete le opere della vostra stagione?

Creare una stagione teatrale è sempre una grande responsabilità, quando si vuole offrire del teatro fatto bene. La proposta che cerchiamo di fornire è variegata: dal classico al contemporaneo alla tradizione popolare, dalla commedia al dramma, con testi sia di autori italiani che stranieri, così da racchiudere le molteplici sfaccettature del teatro e soddisfare le esigenze di ciascun spettatore.
Cerco sempre di rendere la nostra realtà un’alternativa a ciò che già offre il panorama, con testi innovativi ed opere poco rappresentate. Vogliamo far conoscere al pubblico nuove drammaturgie, assenti dai cartelloni di altri teatri catanesi.

Siamo nel 2017, l’era dello smart, dello streaming, di Netflix e altro ancora. Un’arte così antica quale il teatro, ed il vostro in particolare, come fa a sopravvivere e ricevere tanto calore dagli spettatori? Quali sono i vostri segreti?

Non c’è nessun segreto alle spalle, penso che se riusciamo a sopravvivere – se pur con fondi decisamente ridotti – è perché forse stiamo andando nella giusta direzione. A dirlo non sono certamente io, ma i fatti. Nelle ultime stagioni abbiamo avuto un incremento di pubblico e riceviamo costantemente messaggi sulla pagina del Teatro L’Istrione di spettatori che ci ringraziano per ciò che hanno visto e hanno provato. Questo, oltre ad essere una grande soddisfazione, è senza dubbio una conferma ma ancora di più un segno forte di cambiamento.

Non è vero che la gente vuole solo ridere, non ama più il Teatro e preferisce la televisione; non ama il teatro fatto male, ed a quello preferisce certamente stare a casa a guardare un’idiozia qualunque. Certo, c’è chi realmente del teatro può farne a meno e preferisce Netflix o, ahimè, programmi spazzatura come i reality show. Mi rincuora, però, sapere che esiste gente che vuole qualcosa in più.

Valerio, nel darvi il nostro grande in bocca al lupo per l’avvenire del Teatro L’Istrione, vogliamo qualche spoiler. Quali sono le intenzioni per la prossima stagione? Puoi darci qualche anticipazione?

Grandi intenzioni per il Teatro L’Istrione! La programmazione (che presenteremo in autunno) ha richiesto tanto lavoro e subito cambiamenti in corso d’opera, ma alla fine siamo riusciti a trovare la soluzione che crediamo migliore. Apriremo con un insolito Don Giovanni – adattamento e regia di Francesco Russo -, per proseguire con tante altre novità che non dirò per non rovinare l’effetto sorpresa. Tornerà la III stagione Tè-atro, ovvero monologhi e tazze da tè, con tre appuntamenti molto interessanti; in più, qualche spettacolo fuori stagione.

Per il momento, invece, lavoriamo sulla ripresa del Don Chisciotte e Sancio Panza, scritto, diretto e interpretato da Francesco Russo nel ruolo di Sancio, e con me nei panni di Don Chisciotte, che si terrà il 18 agosto alle 21.00 al Castello Ursino. Il 9 settembre, stessa location e stesso orario, torneremo invece con L’Ultima Regina Del Sud, scritto da Concetto Venti e Lucio Volino, con me, Concetto Venti, Francesco Russo e Marina la Placa nei panni di Maria Sofia di Borbone.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Simpatia e professionalità: Valerio Santi racconta il Teatro L’Istrione ultima modifica: 2017-08-04T10:01:07+00:00 da Natasha Puglisi

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