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Catania scomparsa: della rivalità tra i principi Biscari e Manganelli

Villa Bellini, Catania scomparsa

Villa Bellini 1880 circa "Un giorno di festa a Catania" Stampa all'albuminaFonte: collezione privata (da ebay)

Catania scomparsa. Un tuffo all’indietro e il desìo di raccontare una storia. Un altro passo. Un altro amarcord per ricostruire il puzzle di una città dalle mille e variopinte sfaccettature. Un modo per recuperare dall’abisso della memoria perduta la storia e gli aneddoti che parlano di Catania. Ancora una volta, lasciate che le varie vicissitudini e faccende che vi attanagliano scorrano nell’indeterminato. Prendete una sedia, o se preferite accomodatevi su una poltrona, allungate le gambe su uno sgabello e concedetemi del tempo.

Catania scomparsa – Ovvero: della rivalità tra i principi Biscari e Manganelli

Catania, 1830. I Biscari si dedicavano all’arte e all’archeologia. I Manganelli, invece, impiegavano le loro risorse nel settore dell’agricoltura. L’aristocratica e antica casata dei Paternò Castello, da cui si diramavano le principesche famiglie,  possedevano numerosi e attigui terreni. I Biscari occupavano l’attuale via Sant’Euplio e l’ingresso principale della Villa Bellini. I Manganelli, bensì, gli orti dei Cappuccini; odierno Palazzo della Borsa. Una famiglia si dilettava nella cultura e in straordinarie invenzioni e l’altra creava occupazione. Chi non ha mai sentito parlare di Villa Scabrosa, fulgida pietra nera, figlia dell’Etna e della ragione di uno degli uomini più importanti della società dell’epoca? I Biscari, raffinati ed eleganti, si dilettavano in ingegnose dimore e si attorniavano di artisti, cavalieri e di magnifiche dame.

Veduta Porta Aci, Catania scomparsa

Philippe Benoist -Veduta della piazza di Porta Aci, 1826 – Piazza Stesicoro, Catania – Fonte: blog dell’Istituto Statale d’Arte Catania

I Biscari avevano creato un’oasi di meraviglia. I Manganelli avevano realizzato un prosperoso mulino. Le ore oziose a disquisire dei primi venivano importunate dal brusio dei secondi. Il mulino aveva portato al viavài di commercianti, cavalli e asini. La pace del luogo, ancora, era disturbata dal rumore del mulino in funzione e quell’immagine idilliaca di spazio incontaminato veniva infangata con le acque di scolo. Qualcuno potrebbe pensare ad una lite di “condominio”, altri ad un duello per singolar tenzone, ma pur sempre di animi sagaci si sta raccontando. Aleggiava un’aspra seccatura, una tensione perenne e una corda di violino pronta a saltare. Le due famiglie si contrastarono fino a quando a Giuseppe Alvaro principe di Sperlinga e Manganelli non venne in mente un’idea.

Fontana Sculapasta, Catania scomparsa

Fontana ‘u sculapasta, Piazza stesicoro 1860 – Fotografia stereoscopica di Eugène Sevaistre

Sculapasta, la fontana della jettatura

L’idea consisteva nell’incanalare l’acqua di scolo. Manganelli donava l’acqua alla città di Catania e il Senato, dal canto suo, realizzava una fontana. In questo modo accontentava il popolo e non influiva sulla quiete del principe di Biscari. Fu così che su disegno di Carmelo Lazzaretto venne realizzata una fontana di marmo colma di buchi per gli zampilli dell’acqua e ubicata a Porta di Aci (odierna piazza Stesicoro,  dove sorge attualmente la statua dedicata a Vincenzo Bellini). Tutto è bene quel che finisce bene, o no? Invero fu una disfatta. La fontana fu utilizzata per abbeverare i cavalli e per le necessità dei commercianti da fera o’ luni. Il risultato fu quello di sporcare una zona in cui stavano sorgendo importanti palazzi e oltre al danno concedeva una beffa. La fontana possedeva un getto così forte e alto che bagnava i passanti.

Catania scomparsa, post fontana

Piazza Stesicoro – 1882 circa

…e lu populu cuntrasta s’è funtana o sculapasta“. Nelle parole del poeta Cola Ardizzone si descriveva magistralmente la fontana e al contempo si raccoglieva la protesta di un popolo a tale strafalcione architettonico. La sculapasta, come se non bastasse, fu chiamata fontana della jettatura quando un gruppo di devoti, spinti dalla folla, finì all’interno durante i festeggiamenti agatini. L’acqua, successivamente, s’arrestò e la fontana, ancora una volta, si rese protagonista di uno spettacolo indecoroso. Carte e immondizie varie ormai l’adornavano, non restava altro che smontarla. Al suo posto venne posizionato il monumento a Bellini e il marmo della vasca trafugato dai cittadini. Uno sfregio, un modo fantasioso per far pagare i “soprusi subiti”? Chissà. Catania scomparsa è un libro che si veste di tradizioni, storie e ironie. Una mischia di luce e di ombre.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Catania scomparsa: della rivalità tra i principi Biscari e Manganelli ultima modifica: 2019-07-04T11:59:53+02:00 da Cristina Gatto

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