INTERVISTE

Red One Duo: la delicata arte dei tessuti aerei

Red One Duo

Red One Duo oscillano tra lo splendore dell’immagine e l’alchimia del sogno. Si tengono in equilibrio sul crinale della vita. Tra “pillole rosse” e arte circense, l’intervista in esclusiva per itCatania.

Red One Duo: Chiara Serges e Gabriele Gonzo

Red One Duo: Chiara Serges e Gabriele Gonzo

“Il Red One Duo propone esibizioni di Acrobatica su Tessuto Aereo, singole e di coppia”. Questa è la descrizione sulla vostra pagina facebook, ma chi sono i Red One Duo?

Prima ancora di essere colleghi di lavoro siamo compagni nella vita. Red One è un vecchio soprannome datomi da Gonzo per il colore dei miei capelli rossi. Possiamo definirci una mini compagnia di circo contemporaneo. Dalla A alla Z cerchiamo di gestire tutti gli aspetti della nostra produzione artistica.
In realtà il Red One Duo esiste solo da pochi mesi. È stata l’esperienza Romana ad averci fatto maturare gli strumenti necessari per diventare un vero e proprio duo. Sia dal punto di vista tecnico (con lo studio di quella che attualmente è la nostra disciplina di riferimento e cioè duo su Tessuto), sia per quanto riguarda gli aspetti creativi legati alla qualità di movimento; alle intenzioni teatrali e ai linguaggi espressivi di quest’arte.
In qualche modo noi oggi concepiamo il tessuto come uno spazio scenico più che come un attrezzo atletico, attorno a cui possono accadere cose “inordinarie” nei modi più inattesi.

A Roma avete frequentato la Scuola Romana di Circo…

Si, precisamente l’anno scorso. È stata la vera fase di transizione da una passione portata avanti con tanta buona volontà e nessun progetto preciso, ad una potenziale professione di vita. La scoperta delle discipline aeree è avvenuta alla fine del 2014 attraverso un corso amatoriale di tessuti aerei qui nel catanese.
L’esperienza servì da scintilla. La passione si trasformò ben presto in vocazione. Ma questa disciplina richiede una costanza negli allenamenti che purtroppo a Catania non è sempre facile riuscire a mantenere per scarsità di spazi appropriati alle esigenze dei circensi.
A questo discorso si affiancò il problema di sempre. Dedicare solo una piccola parte della propria vita ad una passione o farne la propria vita per trasformare la passione in qualcosa di più professionale pagando il prezzo di rinunciare a  tutto il resto. Da lì a poco divenne chiaro che per andare avanti era necessario trasferirsi in un posto in cui ci fosse un’adeguata abbondanza di spazi di allenamento e un opportuno livello di formazione.

"C'è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera." (H.D.Thoreau)

“C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera.” (H.D.Thoreau)

Il vostro è un delicato racconto fatto di arte pura. Una scelta coraggiosa, fatta di sacrifici, ma anche di soddisfazioni…

Per Gabriele il sacrificio maggiore è stato quello di lasciare il proprio posto fisso per dedicarsi a tempo pieno a quella che nei fatti è ancora oggi solo una scommessa. Per me è stato un po’ diverso e forse ho solo un rimpianto, quello di non essermi buttata prima ed aver dedicato il mio tempo a tante piccole esperienze verso le quali non nutrivo reale interesse.
Naturalmente questa come ogni scelta ha i suoi pro ed i suoi contro. Se da un lato rispetto ad un lavoro più convenzionale il nostro futuro risulta totalmente incerto ed estremamente vincolato al nostro corpo e a tutto ciò che potrebbe danneggiarlo, dall’altro c’è quel senso di  libertà data dal seguire i propri sogni.

Qualcosa che ti da la sensazione che ogni singolo giorno abbia un proprio senso di essere vissuto. Ciò non significa che rispetto ad esempio ad un qualsiasi altro lavoro ogni giorno per noi è una festa. Quando ci si vuole preparare per una messa in scena o per migliorarsi dal punto di vista tecnico è esattamente come timbrare un cartellino. Entri in palestra la mattina e non sai quando uscirai.
L’unica differenza è che quando scegli di fare ciò che ami, anche in quelle fasi in cui è fisiologicamente ripetitiva e potenzialmente noiosa, la vivi comunque con entusiasmo.

Ho letto che recentemente avete presentato il vostro primo spettacolo. Di cosa si tratta?

Si, si chiama”Pillole di Rosso”. Una breve storia raccontata con gli strumenti del circo teatro. Una piccola fiaba per bambini e adulti in cui il teatro di strada si intreccia con l’acrobatica aerea. In questo tipo di esibizioni la concentrazione è un elemento fondamentale. Il rischio di farsi male è sempre dietro l’angolo. Quando sei sulla scena devi gestire tanti stimoli contemporaneamente senza mai dimenticare che la tua vita è “letteralmente” appesa ad un filo.

Chiara Serges

“…noi oggi concepiamo il tessuto come uno spazio scenico più che come un attrezzo atletico.”

Qual è il rapporto con il pubblico? Come reagiscono gli spettatori?

In questo tipo di spettacoli presentati in strada, faccia a faccia con la gente che ti guarda, senza che ci sia una vera quarta parete definita da un palco e dalle luci, è sicuramente un’esperienza più diretta che ti consente di percepire in modo molto chiaro se quello che racconti e come lo racconti arriva davvero o no. Io sono una persona particolarmente emotiva e quando mi esibisco mi viene la tremarella, come fosse sempre la prima volta. Alla Scuola Romana ho tentato di superare questa timidezza facendomi trascinare a forza sulla scena durante le lezioni di circo teatro. Gabriele ha dei trascorsi teatrali ed è sicuramente più a suo agio. Quando è sulla scena sembra che stia difronte a vecchi amici che vede ogni giorno.

Red One Duo, quali sono i vostri progetti per il futuro?

Finita la stagione estiva i nostri programmi dalla stagione autunnale in poi sono quelli di curare un nuovo spettacolo. Più complesso dell’attuale e con dei connotati adatti anche al teatro. A questo scopo ci trasferiremo a Torino per frequentare la Flic all’interno della quale ci auguriamo di riuscire a mettere in scena questo nostro nuovo progetto. A questo scopo la nostra speranza è di maturare degli strumenti tecnici e drammatici più avanzati e probabilmente inseriremo una nuova disciplina.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Red One Duo: la delicata arte dei tessuti aerei ultima modifica: 2017-09-12T12:33:22+00:00 da Cristina Gatto

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