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Pasticceria Svizzera Caviezel: un amarcord collettivo

Pasticceria Svizzera Caviziel

Alla moglie bastava poter restare lei in città, ricevere le amiche ai piedi del letto grande, chiacchierare per ore con esse, uscire per la via Etnea, entrare un momento alla pasticceria Svizzera per vedere chi c’era e fermarsi a parlare con le altre signore.

Da “La Cugina” di Ercole Patti

Pasticceria Svizzera Caviezel: 1914

Catania, 1914. Ancora un amarcord collettivo. Una polifonia di voci che ricorda e racconta della città tra acqua e fuoco. Tra effluvi odorosi e pagine sbiadite. Un perfetto bianco e nero che evoca memorie e sensazioni. Vie di basalto, l’ombra incombente della Grande Guerra e la passione di una famiglia. Un luogo magico e suggestivo. Meraviglie culinarie che sposano la poesia. Il 12 settembre del 1914, in via Etnea al civico 200, apre la Pasticceria Svizzera Caviezel. I personaggi più interessanti di Catania si avvicendano in questo locale. Ercole Patti, Giovanni Verga, Alvaro Paternò dei principi di Biscari e anche Pippo Pernacchia, colui che ha animato le strade di Catania e che sembrava esser uscito dalle pagine di un romanzo di Vitaliano Brancati.

Pasticceria Svizzera Caviziel

Foto di Mario Piemonte

…la Sicilia veniva decantata da Goethe per la Sua magnificenza

La storia racconta dello svizzero Alessandro Caviezel (partito da Pitasch, Cantone dei Grigioni) e del suo arrivo in Sicilia, a Palermo. «Era il 1900. Mio padre aveva 15 anni quando partì solo con un paio di scarpe e due paia di calze. A peri, naturalmente…non aveva manco u cavaddu. Passò il Reno e via via, la Foresta Nera. Impiegò 3 giorni per arrivare a Palermo meta di tanti, dopo la fuga dei Borboni. A quel tempo, la Sicilia era vista come la patria degli aranci e veniva decantata da Goethe per la Sua magnificenza». Così racconta il figlio Luca Caviezel a Silvia Ventimiglia. Alessandro viene soprannominato “il piccoletto” per la sua statura e la sua giovane età. Alessandro lavora, pulisce le vetrine, ma dopo qualche anno la routine lo sfianca.

Molla tutto e si trasferisce a Catania. Insieme al suo amico Ulrico Greuter e con l’aiuto della famiglia Caflisch apre la pasticceria. Un luogo dove assaporare gelati, sorbetti, paste e pizzette. È l’inizio di un sogno e di un grande amore. Un amore ricambiato tra la famiglia Caviezel e i catanesi (un po’ meno dal mondo politico e sindacale). A Catania non esiste cittadino che non abbia qualcosa da raccontare sulla Pasticceria Svizzera Caviezel. Nel 1927, alla sede unica, si aggiunge la succursale in Via Etnea 32  e nel corso degli anni altre sedi a Palazzo Bruca in Via Vittorio Emanuele 201 e al castello Mirone in Corso Italia. I palazzi più prestigiosi di Catania vengono utilizzati come sedi per banchetti e cerimonie.

Pasticceria Svizzera Caviziel

Foto di Denis Malagnino

dal 1995 ad oggi

Catania conosce l‘arte pasticcera, la panna, la crema e il burro (prima dei Caviezel si utilizzava la sugna e la ricotta). Gli ingredienti si mescolano in un sapiente connubio d’arte. Tradizione e qualità si sposano con sapori unici e irripetibili. La storia della pasticceria è la storia di Catania, della famiglia Caviezel, del figlio Luca, docente di tecnica e tecnologia della gelateria ed esperto in formazione professionale. Il primo ad aver introdotto in Italia la tecnica del bilanciamento degli ingredienti.

«Il segreto stava nell’uso di materie prime di primissima qualità e nel bilanciamento degli ingredienti mescolati secondo tradizione».

La Pasticceria Svizzera Caviezel chiude nel 1995, ma nel cuore di ogni catanese il ricordo resta vivido. La Foresta Nera, la Torta Savoia e la Cassata. La Pasticceria Caviezel racconta della nostra città, della nostra infanzia, di valori e di esempi da emulare. Di cultura, valorizzazione e della diffusione dell’arte dolciaria siciliana.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Pasticceria Svizzera Caviezel: un amarcord collettivo ultima modifica: 2018-10-18T08:05:08+00:00 da Cristina Gatto

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