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Fratelli Napoli: unicità dell’opera dei pupi catanese

fratelli napoli

Il cortile dei Fuochisti, all’interno dello storico quartiere del Castello Ursino, custodisce la sede di una tradizione. Una passione che viene tramandata di generazione in generazione, superando le morti degli anziani. Un’amore che si rinnova con il cambiare dei tempi, si adatta, muta, ma conserva la sua autenticità. Costruire, vestire, forgiare, dare movimento, dare respiro e voce ai pupi è la vita dei fratelli Napoli. Sono quasi passati 100 anni e il loro albero genealogico continua a crescere e mette nuove foglie. Oggi assieme a papà Fiorenzo, mamma Agnese e zio Alessandro sono i fratelli Napoli Davide, Dario e Marco a proseguire la tradizione pupara catanese. Un’arte che vive attraverso le esistenze dei membri della famiglia Napoli. Una famiglia che vive attraverso quest’arte, legando il proprio nome ai pupi in maniera indissolubile.

La bottega dei Fratelli Napoli

La tradizione marionettistica dei fratelli Napoli risale al 1921.  Un calcolo veloce ci indica che sono passati quasi 100 anni da quella data. E’ l’anno in cui Don Gaetano Napoli si avvicina all’arte pupara. E’ lui ad accendere la passione che  ancora oggi divampa in ogni membro della famiglia Napoli. Suo nipote, Fiorenzo Napoli mi parla di quello che fu suo nonno. Un uomo appassionato e rispettoso nei confronti dell’arte dei pupi, un uomo con la stessa passione e rispetto che si manifesta davanti ai miei occhi tramite Fiorenzo. Non appena entrata nella bottega del cortile dei Fuochisti, vengo accolta come se fossi un’amica di lunga data.

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Alcuni dei membri della compagnia marionettistica F.lli Napoli. Da sinistra: Agnese, Fiorenzo e Alessandro Napoli.

Eppure sento che sto per immergermi in una sorta di santuario. Le locandine dipinte a mano e ingiallite dal tempo, i pupi nei loro meravigliosi abiti, gli attrezzi del lavoro, il piccolo teatro interno. Tutto contribuisce a creare l’atmosfera di un luogo carico di storie, di vite, un posto testimone di amori, morti, nascite, lavoro. Ed in effetti è così. Fiorenzo mi indica alcuni angoli della bottega. “Lì sono nato io, da quella parte è stata allestita la camera ardente per la nonna e da quell’altro lato ha esalato l’ultimo respiro il nonno.”  La storia sulla vita dei nonni si intreccia a quella delle rappresentazioni con i pupi nelle piazze catanesi del primo Novecento.

I pupi dei fratelli Napoli sfidano i tempi

Fino agli anni ’60 e ’70 le rappresentazioni con i pupi erano suddivise in puntate. Ogni sera la piazza prescelta si affollava di un pubblico che conosceva eroi, maschere e i loro trascorsi. Un pubblico che aveva instaurato un rapporto con quelle storie messe in scena dai pupi e si rispecchiava nei valori, nelle storie e nei desideri che i pupi vivevano. La rappresentazioni con i pupi rafforzavano i valori condivisi dalla comunità catanese e permetteva anche ai più umili dei cittadini di possedere una conoscenza storica e letteraria. Con l’avanzare della modernità, l’incanto e la funzione elevatrice dei pupi sembrò perdere il suo fascino. Televisione, nuovi mezzi di comunicazione e di intrattenimento inflissero un duro colpo alla tradizione pupara.

L’arte dei pupi pareva qualcosa da destinare al passato. E sarebbe stato così se non fosse stato per il genio e la lucidità con cui i fratelli Napoli affrontarono il cambiamento d’epoca. Vennero forgiati pupi più piccoli e facilmente trasportabili, si introdussero effetti speciali, nuove tecniche e nuove storie. Tutti accorgimenti a cui i pupi catanesi si adattarono magistralmente. Oggi i fratelli Napoli devono far fronte ad un altro cambiamento storico. E si rivelano capaci di mettere in comunicazione i pupi alle forme d’arte contemporanea, come ad esempio il body-painting. Così rimane intatta la verve tipica dei pupi, pur interagendo con nuovi canali di comunicazione culturale.

I pupi catanesi: unici anche in Sicilia

La tradizione pupara catanese si distingue per una serie di caratteristiche rispetto a quella di altre città siciliane. In primo luogo le misure e il peso. I pupi catanesi possono arrivare a misurare un metro e trenta centimetri e pesare oltre 35 kg. Sostenere il peso di queste creature, facendole persino muovere in scena e un’attività che impegna moltissimo sotto il profilo fisico. Fiorenzo e la moglie Agnese sono minuti di statura, ma vedendoli reggere e trasportare i loro pupi si direbbe che siano dotati di una forza straordinaria. Comunque i segni di questa passione sono tanti e pressano il corpo dei manianti. Così si chiamano coloro che danno movimento ed espressività ai gesti dei pupi.

fratelli napoli marionettistica

Ogni dettaglio dei pupi, compreso l’abbigliamento, è opera dei Fratelli Napoli.

Mentre la voce è regalata ai pupi dai parraturi. Nell’immaginario comune il puparo è sinonimo di persona manipolatrice, in grado di manovrare le azioni e le menti altrui. Ma all’interno della bottega capisco che questa associazione è fallace. C’è una generosità nel puparo, una devozione, un donare il proprio corpo e la propria voce, talmente forte che è in grado di dare vita a quegli esseri inanimati chiamati pupi. L’opera dei pupi catanesi, si distingue quindi per la scissione del puparo nei ruoli del manianti e del parraturi. In scena non si è mai soli: un pupo può animarsi solo dalla collaborazione tra i vari membri della compagnia.

Donne e valori nella tradizione dell’opera dei pupi dei fratelli Napoli

Altro elemento unico dei pupi catanesi è la presenza attiva delle donne, così come mi spiega Agnese Torrisi Napoli. Partecipazione viva e decisa che ha avuto in Italia Chiesa Napoli il massimo modello d’espressione. A differenza della tradizione palermitana, l’opera dei pupi catanese non ha mai ceduto all’utilizzo dei falsetti maschili per donare voce alle maschere e ai pupi dalle fattezze femminili. Indice dell’attenzione della tradizione catanese nel denotare in maniera più realistica la psicologia dei personaggi portati in scena. Indice anche del rispetto nei confronti di quest’arte, mai ridicolizzata e sempre elevata a strumento di trasmissione culturale.

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Locandine disegnate a mano, manifesti, i pupi nei loro bellissimi mantelli dipinti a mano. Questa è la bottega dei fratelli Napoli.

E come spiega Fiorenzo Napoli, è proprio questa attenzione “al respiro, al fiato, all’emozione” delle vicende narrate che caratterizza l’opera dei pupi catanesi. Elementi necessari da trasmettere con i pupi anche per via della scelta di portare sulla scena i valori, i sogni e le speranze degli spettatori. Attraverso i pupi, i catanesi potevano dare espressione ai loro sentimenti. Motivo con cui, gli studiosi dell’opera dei pupi, spiegano perché i pupi furono messi al bando in epoca borbonica. Infatti si temeva che il coraggio dei paladini, uomini o donne che fossero, potesse suggerire ai sudditi siciliani di ribellarsi alle ingiustizie dei coloni. Fiorenzo me ne parla mostrandomi l’armatura di un pupo commissionato da un collezionista e mi invita agli spettacoli della compagnia marionettistica dei Fratelli Napoli.

Chiara Emma

Autore: Chiara Emma

Curiosa di nascita, introspettiva per necessità. Cresco così vicina al cuore di un’isola, che da lì non riesco a vedere il mare. Il desiderio di respirarlo mi porta a vivere in varie città della costa siciliana. Mi muovo in treno ed in bicicletta per godermi meglio il viaggio. Mi trovate sotto le pensiline, al bancone di un pub o in quel sedile circondato da posti vuoti. Così, da perfetti sconosciuti, ci si può raccontare senza barriere.

Fratelli Napoli: unicità dell’opera dei pupi catanese ultima modifica: 2017-07-27T10:18:19+00:00 da Chiara Emma

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