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Chiesa Santa Maria di Nuovaluce: la Certosa abbandonata

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La storia che sto per raccontarvi narra di superstiti, del condottiero Artale I Alagona, dell’ordine dei Certosini, dei frati benedettini e dei carmelitani scalzi. Una narrazione che attraversa i secoli e si stringe intorno alla città di Catania. In tracce ed immagini che si tramutano in parole e disegnano il profilo di un tesoro quasi scomparso dalla memoria collettiva. La storia degli antichi fasti della Chiesa Santa Maria di Nuovaluce, l’unica Certosa di Catania.

Chiesa Santa Maria di Nuovaluce

Foto di Pippo Costanzo, post-produzione di C.G.Chinaski

Alla scoperta della Chiesa Santa Maria di Nuovaluce

La storia della Chiesa Santa Maria di Nuovaluce ha inizio dopo il violento terremoto del 4 febbraio 1169. Secondo un’antica tradizione, si racconta che i superstiti del sisma, udirono una voce che consigliava loro di cercare riparo su un’altura e nello stesso frangente apparve un bagliore da una collina a Sud-Ovest di Catania. I cittadini decisero di salire in cima trovando una grotta al cui interno custodiva una meravigliosa icona raffigurante la Madonna (probabilmente qualcuno aveva nascosto la sacra raffigurazione per sottrarla dall’attacco dei Saraceni). In questo luogo decisero di costruire una piccola chiesa dedicata a Nostra Signora di Nuova Luce.

Certosa di Catania

Foto di Pippo Costanzo – post-produzione di C.G.Chinaski

Sulle tracce dell’unica Certosa di Catania

Due secoli più tardi, Artale I Alagona – nobile, condottiero e politico catalano – nel periodo di maggiore influenza politica nella città di Catania, decise di ingrandire la Chiesa Santa Maria di Nuovaluce e di edificare una Certosa. La fondazione dei monasteri da parte dei feudatari e dei re, era una pratica alquanto diffusa e poteva avere molteplici motivazioni. Con la costruzione di monasteri o di abbazie, si stabiliva un solido rapporto con le autorità ecclesiastiche e si credeva di poter sopperire alle mancanze di natura morale in tempo di guerra. Il progetto di edificazione, inoltre, poteva corrispondere ad un voto di grazia ricevuta o, ancora, per ingraziarsi il volere di Dio e dei santi. Così, dal 1370, una piccola comunità di monaci certosini si andò a stabilire presso la Certosa.

Fossa della Creta

Foto di Pippo Costanzo, post-produzione di C.G.Chinaski

Dai certosini ai benedettini

La posizione, però, non si rivelò ottimale per la quiete e la preghiera dei monaci. La vicinanza di due torrenti che sviluppavano un’aria malsana, le conseguenze delle malaria e lo scisma d’Occidente spinsero i certosini ad abbandonare Catania. Subentrano i frati benedettini e alla struttura viene dato il nome di Regia Abbazia. Si susseguono altri due eventi: l’eruzione del 1669 e il terremoto del 1693. La Chiesa necessita di un restauro e si trova ad ospitare un altro ordine. Questa volta si tratta dei carmelitani scalzi, che vissero all’interno della chiesa fino a quando il regime sabaudo non acquisì i beni ecclesiastici. La Regia Abbazia viene abbandonata definitivamente e adattata in un complesso di stalle e ricovero per mucche e cavalli.

Certosa di Catania

Foto di Pippo Costanzo

Cosa resta della Chiesa di Santa Maria di Nuovaluce

Oggi della Certosa, ubicata a Fossa della Creta, alle spalle del cimitero di Catania, restano poche tracce. Un cortile con il pozzo saraceno, la schiera di celle e la Chiesa di Santa Maria di Nuovaluce. Quest’ultima, purtroppo, impraticabile a causa dei rovi e della ricca vegetazione spontanea. Restano alcuni frammenti marmorei del cenobio trecentesco e la lapide di fondazione che sono stati recuperati e destinati al museo civico Castello Ursino. L’icona della Madonna, invece, è possibile ammirarla al Museo Diocesano.

Questo articolo è nato dalla segnalazione e dal prezioso contributo di Giuseppe Costanzo. Per informazioni dettagliate si consiglia la lettura di “Santa Maria di Nuovaluce a Catania, certosa e abbazia benedettina” di Adolfo Longhitano.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Chiesa Santa Maria di Nuovaluce: la Certosa abbandonata ultima modifica: 2018-05-28T10:16:01+00:00 da Cristina Gatto

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