INTERVISTE

Centro Antiviolenza Thamaia: ce lo racconta la presidente Anna Agosta

Credits: Centroantiviolenzathamaia

Oggi con #itCatania continuiamo la settimana dedicata alle donne, e alla lotta alla violenza contro le donne, con l’intervista ad Anna Agosta, la presidente del Centro Antiviolenza Thamaia di Catania.  Ad oggi, l’unico centro di matrice femminista per la tutela delle donne e contro la violenza di genere del territorio.

Il centro Thamaia nasce nel 2003 dalla volontà di alcune operatrici- psicologhe, avvocate, assistenti – che volevano creare un punto fermo contro la violenza di genere qui nella città. Nel 2001 si stipula uno Statuto, i cui principi fondanti erano, e sono, il contrasto alla violenza di genere, in tutte le due forme. Qui al Centro si parte dall’assunto che la violenza di genere è un fenomeno strutturale, che va affrontato alle sue radici, nella disparità di potere tra uomo e donna.

Anna Agosta ha iniziato, all’interno di Thamaia, prima come volontaria e tirocinante, poi come attivista. Infine, nel 2017 diviene presidente del Centro Antiviolenza Thamaia – che è anche una ONLUS- e Consigliera Nazionale della rete D.I.RiE. (donne in rete contro la violenza). La rete D.I.RE. è una rete nazionale, che coinvolge tutte le regioni d’Italia, istituita nel 2008.

I servizi del Centro Antiviolenza Thamaia

<< All’inizio, prima di firmare lo statuto, c’è stato un vero e proprio lavoro di sensibilizzazione e comunicazione. Nel 2003 si è aperto un centro antiviolenza, una sede fisica. Una linea telefonica, collegata anche col numero verde Nazionale. Il Centro Thamaia si concentra soprattutto sull’assistenza alle donne, l’educazione della prevenzione nelle scuole, la formazione degli operatori che possono essere forze dell’ordine, assistenti sociali, medici del pronto soccorso, etc.. Ultimamente siamo in prima linea anche nell’accoglienza alle donne vittime di violenza emigrate, richiedenti asilo.>>

Un'operatrice del Centro Antiviolenza Thamaia gioca con un bambino. foto da Fb @centroantivolienzathamaia
Un’operatrice del Centro Antiviolenza Thamaia gioca con un bambino.
foto da Fb @centroantivolienzathamaia

Il valore di Thamaia a Catania

Spesso diamo per assodato che esistano centri del genere, ma perché è importante avere un centro antiviolenza nella città spesso non è molto chiaro << Il centro Thamaia è importante perché il nostro non è solo un centro antiviolenza, ma è anche un luogo che si fa portatore di una “rete antiviolenza istituzionale” della città metropolitana di Catania. Una rete che abbraccia diversi livelli e categorie istituzionali, dalle forze dell’ordine agli assistenti sociali, dalle procure ai medici del pronto soccorso. Perché una donna che decide di iniziare un percorso contro la violenza lo può fare in diversi modi: magari contattando la polizia.>> continua la dott.ssa Agosta << Il cammino verso la libertà, però, non finisce lì. Spesso dalla prima denuncia alle aule del tribunale, passano anni. Anni di step e consapevolezze. In questo tempo il Centro Antiviolenza diventa un supporto, un luogo dove ritrovare veramente se stesse. >>

Ed infatti, nel 2008 il centro antiviolenza Thamaia firma un protocollo. Ufficializzato dal servizio socio-sanitario di Catania, Misterbianco e Motta, ma poi esteso anche a diverse province del catanese. L’obiettivo è appunto quello di formare, all’interno della città di Catania, una rete con maglie ben strette, dove le varie istituzioni siano collegate. L’obiettivo comune è combattere la violenza di genere e aiutare le donne nel loro percorso di consapevolezza. 

Un Centro Femminista quello di Thamaia

Il Centro Thamaia, però, non è solo questo. Thamaia, infatti, è un centro di matrice femminista: <<All’interno di Thamaia abbiamo una metodologia che si riconduce a trent’anni di esperienza di centri femministi a Catania, e non solo. Il nostro centro si fonda sui principi dell’anonimato, della riservatezza e dell’autodeterminazione della donna. Fondamentale è la relazione fra le donne, creare una rete anche fra di noi. Questi sono tutti elementi basilari in vista di una di un percorso di riconquista della propria libertà. Essere un’operatrice Thamaia, vuol dire fare propri questi principi.>>

Ma cosa vuol dire essere un centro dichiaratamente femminista? << Vuol dire non essere neutrali, vuol dire dare alla donna una totale e piena credibilità, sempre. Fornire alla donna una totale e piena collaborazione. Qui da Thamaia le donne verranno sempre credute, perché chi inizia un percorso del genere, difficilmente lo fa in maniera strumentale. Questo è un percorso  che logora, molto lungo e difficile, prima di rinascere.>>

In primo piano uno dei libri a cui si rifanno i principi del Centro Antiviolenza Thamaia, "Manifesti Femministi" di Ardilli. foto da FB @centroantiviolenzathamaia
In primo piano uno dei libri a cui si rifanno i principi del Centro Antiviolenza Thamaia, “Manifesti Femministi” di Ardilli.
foto da FB @centroantiviolenzathamaia

Come si fa ad accedere al Centro Antiviolenza Thamaia?

<<Noi abbiamo un numero 09 57 22 39 90, a cui bisogna chiamare. Questo numero é attivo 16 ore settimanali, mentre il centro è aperto tutta la settimana dal lunedì al venerdì. Il nostro numero e anche il referente per il numero verde nazionale antiviolenza, il 1522. Per accedere, dunque, bisogna necessariamente telefonare. Quando l’interessata telefona si fa il primo passo. I nostri servizi, inoltre, sono totalmente gratuiti e completamente a favore delle donne. >>

Quante sono le donne che contattano Thamaia o che entrano nell’orbita del Centro Antiviolenza? <<Noi accogliamo circa 300 donne ogni anno e circa 100/150 segnalazioni da terzi, e con terzi intendo persone estranee alla donna che ha subito violenza, amici o parenti. Oppure proprio enti terzi, quali possono essere i medici del pronto soccorso, piuttosto che la polizia.>>

Bisogna creare una rete di donne

Anna Agosta sottolinea l’importanza del fatto che siano altre donne ad accogliere e accompagnare la donna che ha subito violenza: <<Tutto nasce dal fatto che probabilmente, almeno una volta nella vita, una donna o ha subito una violenza o una molestia. Oppure sia stata vittima di un’ingiustizia dettata della discriminazione di genere. Appunto per questo, ogni caso viene vissuto in maniera diretta e sofferta da tutte le operatrici di Thamaia. Il percorso qui da noi si fa sempre in due.>>

Come parlare di violenza contro le donne?

<< Quando si parla di “raptus” o di “morire d’amore” mi si accappona la pelle. Tutto ciò è sbagliatissimo! Non si tratta mai di un raptus: la violenza, soprattutto quella domestica, dura anni ed anni. Non è mai il singolo episodio che spinge una donna a rivolgersi al Centro Antiviolenza, ma il ventesimo, quarantesimo. E non è mai amore, non si è mai troppo innamorati da procurare dolore.>> ci spiega la presidente << Eppure nei media si sente spesso: la parola “amore” unita alla violenza, alla morte. Così si creano delle false piste associative negli spettatori, soprattutto i più influenzabili .

Quando si parla di violenza contro le donne, invece, si deve nominare e sempre la disparità di potere, la crudeltà, gli atti ripetuti, la consapevolezza e la forza nel denunciare. Inoltre, bisognerebbe avere più appoggio delle Istituzioni dello Stato. Nei Centri Antiviolenza dovremmo avere un sistema di finanziamento costante, al fine dei promuovere attività di formazione e prevenzione nelle scuole e in tutti gli enti della società. Ricordiamoci che gli uomini e le donne di domani sono, in questo momento, tra i banchi di scuola.>>

Le problematiche finanziarie di oggi

Il Centro Antiviolenza Thamaia, inoltre, è l’unico centro iscritto all’albo regionale per l’Antiviolenza. Un lavoro, quello delle donne che lavorano al centro, che è diventato una missione. Negli ultimi tempi, infatti, sono state messe a dura prova, a causa dei  gravissimi problemi finanziari del centro. Un comunicato stampa del 15 novembre del Centro Antiviolenza recita così: “…Nell’ottobre del 2016 il Distretto Socio Sanitario 16, con capofila il Comune di Catania, è stato destinatario di alcuni finanziamenti stanziati dalla Regione Sicilia. I fondi sono arrivati esclusivamente grazie alla presenza di una rete antiviolenza costituita dal Centro Antiviolenza Thamaia insieme ad altre istituzioni territoriali. Ad oggi il Comune ha corrisposto solo 13 mila euro per la copertura delle attività finora realizzate. Nonostante i ripetuti solleciti da parte delle operatrici del Centro, l’ente continua a temporeggiare.”

Un cartellone portato da una ragazza, scesa in piazza durante una delle manifestazioni del Centro Antiviolenza Thamaia per i soldi che il Comune. Foto da Fb @centroantiviolenzathamaia
Un cartellone portato da una ragazza, scesa in piazza durante una delle manifestazioni del Centro Antiviolenza Thamaia per i soldi che il Comune. Foto da Fb @centroantiviolenzathamaia

I soldi ci sono, ma non vengono rilasciati per il Centro Antiviolenza Thamaia

Anna Agosta sottolinea a itCatania: << Questi soldi sono arrivati al Comune di Catania nel 2013, loro li hanno messi a bando nel 2016 e noi abbiamo firmato il contratto a gennaio 2017. Quindi i tempi di pubblicazione del bando e di aggiudicazione della gara d’appalto sono stati lunghissimi. Nel 2017, infatti, la Regione aveva già ritirato questi fondi per mancato utilizzo. Grazie a un nostro sollecito, i soldi sono stati riaccreditati nel 2019, ma in ogni caso non ci hanno mai pagato. Adesso c’è un rimpallo di responsabilità, anche dovuto al dissesto economico, ma i nostri soldi non dovrebbero rientrare nel dissesto. Abbiamo avuto la notizia che ci sono dei decreti di liquidazione rispetto alle nostre somme, ma di fatto non si è mai sbloccato nulla. Noi questi soldi li abbiamo già messi in circolo, tra progettazione, attività, formazione, borse lavoro….>> continua la dott.ssa Agosta << Ed, inoltre, questi soldi il 31 dicembre del 2019 verranno ritirati nuovamente dalla Regione. Un mese di tempo e il Comune sembra ancora non far nulla…>>

La speranza di Anna Agosta

La chiusura del Centro Antiviolenza Thamaia costituirebbe un danno gravissimo, che colpirebbe tutta la comunità trasversalmente. Farebbe ripiombare Catania indietro di quaranta, cinquant’anni fa e annullerebbe tutte quelle che sono state le lotte delle donne che sono riuscite a liberarsi dalla violenza. Anna Agosta all’avvicinarsi del 2020 ha un sogno: <<Vorrei che arrivassero finalmente questi soldi, i quali ci aiuterebbe a ri-bilanciare le casse del Centro. Mi auguro anche che il Comune, la Regione, lo Stato, in un prossimo futuro, si focalizzassero di più sui centri di antiviolenza che ci sono sparsi nel territorio e che lavorano tutti attivamente, ogni giorno.>>

Uno dei motti del Centro Antiviolenza Thamaia è “se toccano una toccano tutte!”. Questo articolo è dedicato alle donne, è stato scritto pensando alle donne. Noi, però, lo dedichiamo anche ai nostri lettori uomini, perchè se toccano una donna hanno toccato tutti, non solo altre donne, ma tutta la società.

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni! E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.
Centro Antiviolenza Thamaia: ce lo racconta la presidente Anna Agosta ultima modifica: 2019-11-29T15:34:50+01:00 da Manuela de Quarto

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