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Porte di Catania: le antiche vie d’ingresso alla città

Porta Uzeda, Porte di Catania

Le Porte di Catania. Le vie di ingresso alla città di basalto lavico. Antichi passaggi che raccontano di pericoli, di celebrazioni e di una Catania che non c’è più. Un tuffo nella storia per raccontare degli ingressi realizzati in diverse epoche e di cui rimane poco o quasi nulla. Un viaggio alla scoperta delle porte che conducevano all’interno della città attraverso la sua cinta muraria. Le porte demolite, perdute e distrutte dall’eruzione dell’Etna del 1669.

Qualche cenno storico

Le informazioni sull’antica fortificazione che cingeva la città di Catania sono lacunose anche se la sua esistenza è stata confermata a seguito degli  scavi archeologici lungo il tratto nord di via del Plebiscito. Le incursioni islamiche, in epoca tardo antica, ci fanno supporre che gli ingressi fossero crollati o non mantenuti (le fonti attestano la città senza difese). Un primo accenno di fortificazioni ci viene dato con la documentazione di un kastron bizantino e successivamente con la realizzazione, ad opera dei Normanni, della cattedrale. Ecclesia munita (chiesa-fortezza) per sorvegliare il porto e la costa.

Le prove di una robusta fortificazione, invece, ci vengono date con l’avvento degli Aragonesi. Catania, con le disposizioni di Carlo V, si dota di un nuovo sistema difensivo regolato su cortine e bastioni. Il sistema difensivo, con la violenta eruzione e il sisma del 1693, però, cessava la sua esistenza. Alcune delle porte superstiti vennero abbattute per l’ampliamento delle strade, i bastioni, invece, furono riciclati come abitazioni.

Porte di Catania, Porta Della Decima

Ruderi della Porta della Decina – Foto di ARcheo

Le Porte di Catania: prima dell’eruzione del 1669

Porta della Decima: nota anche come Porta Siracusa, era stata realizzata per sostituire l’antica Porta Ariana. La sua esistenza si attesta nel Medioevo e l’ingresso era riservato ai catanesi ribelli al re Federico II di Svevia. Il nome deriva dalla decima, il tributo sul raccolto pagato al sovrano. Venne demolita a partire dal 1833 per la lastricazione di piazza San Giuseppe, odierna piazza Carmelo Maravigna.

Porta di Carlo V: conosciuta in passato con il nome di Porta delli Canali dall’omonima fontana. La porta è l’unica ancora esistente tra le sette che costituivano la cinta muraria. La presenza della lapide commemorativa e la sua posizione fanno pensare che fu destinata per essere la principale apertura a sud.

Porta di Ferro: (distrutta per l’ampliamento della strada) secondo la tradizione il suo nome deriva dalla grata metallica che la chiudeva. La tradizione, ancora, racconta che fu costruita grazie al bottino di Tunisi a seguito della vittoria riportata da parte di Carlo V e della flotta di Andrea Doria sul pirata Barbarossa nel 1535.

Porta Vega: conosciuta anche come Porta Saracena, fu realizzata per sostituire la Porta del Porto. Il suo nome è un omaggio al viceré Juan de Vega. Demolita nel corso del XIX secolo per l’ampliamento della via che da essa giungeva fino al porto (oggi via del Porticciolo).

Porta del Tindaro e Porta della Giudecca: quella del Tindaro fu probabilmente realizzata nel XIV secolo sul tratto di mura a nord-ovest, dove oggi è ubicato l’Ospedale Vittorio Emanuele II. Fu distrutta dall’eruzione del 1669. Quella della Giudecca, invece, potrebbe coincidere con quella del Tindaro. Non si hanno notizie sulla sua ubicazione.

Porte di Catania: Porta Del Fortino Vecchio

Porta del Fortino Vecchio in Via Sacchero – Foto di Archeo

Prima dell’eruzione

Porta del Re: ubicata vicino la Chiesa di Sant’Agata la Vetere, costituiva una delle tappe durante la processione del 4 febbraio (dalla porta si accedeva alla Chiesa). Non si conosce con esattezza il nome del re a cui è stata dedicata, ma si ipotizza come ingresso privilegiato per i sovrani del Regno di Trinacria.

Porta di Sardo e Porta della Consolazione: la prima venne ricavata con il piano di fortificazione cinquecentesco, ma non fu mai completata. Venne abbattuta nel 1792 per ampliare via Garibaldi. La seconda, invece, verosimilmente medioevale, si trovava vicino il Bastione di San Giovanni. Distrutta dall’eruzione.

Porta del Sale: ubicata nel sistema difensivo del fossato del Castello Ursino e distrutta dall’eruzione. Attraverso questa porta avveniva il controllo, il deposito e la tassazione del sale.

Lanza e Jaci. Della prima ne esistettero due. Una di epoca aragonese e un’altra datata al XVI (distrutta dal terremoto del 1693). Porta Jaci, anticamente conosciuta come Porta Stesicorea, consentiva l’ingresso ai commercianti e ai contadini.

Porte di Catania dopo l’eruzione e altre porte

Porta di Sant’Orsola: ubicata vicino la Chiesa di Sant’Orsola, dietro il Teatro Massimo Bellini.  Distrutta dal sisma del 1693.

Porta del Fortino Vecchio: conosciuta anche come Porta di Ligne. “si trova in via Sacchero, a pochi passi da piazza Palestro. Il “Fortino Vecchio“, come era chiamato una volta, fu di grande interesse storico. Voluto dal Principe di Lignè Claudio Smeraldo, anticamente è stato costruito per fortificare la parte occidentale della città con mura esterne. Divenne un vero e proprio fortino militare, ma delle vecchia costruzione rimane solo un groviglio di casupole.” L’ingresso (distante dal sistema difensivo originario) decadde e se ne preferirono altri.

Cunzaria e Sortire: La prima, ubicata presso il Bastione Grande, conduceva ad una conceria. La seconda costituiva una via di fuga dal fossato del Castello Ursino e si apriva vicino il Bastione di San Giorgio.

Porta Uzeda e Porta Garibaldi: Le due porte celebrative sono tuttora esistenti. La prima, voluta dal Duca di Camastra, si affacciava sul mare e metteva in comunicazione la nuova insenatura (creatasi a seguito della colata) e la Platea Magna (oggi piazza del Duomo). Simboleggiava la rinascita dalle macerie e al contempo si configurava come ingresso al salotto urbano. Porta Garibaldi, inaugurata come Porta Ferdinandea, venne realizzata su progetto di Stefano Ittar e Francesco Battaglia per celebrare le nozze di re Ferdinando III di Sicilia e Maria Carolina d’Asburgo-Lorena. Dedicata a Garibaldi a partire dal 1860.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Porte di Catania: le antiche vie d’ingresso alla città ultima modifica: 2019-04-11T09:53:49+02:00 da Cristina Gatto

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