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Non solo lo stadio: Cibali, la storia e le sue curiosità

il quartiere cibali

A chiunque venisse chiesto come si chiama lo stadio di Catania, il capitato del caso risponderebbe: Cibali!
<<Clamoroso al Cibali!>> l’esclamazione calcistica che ha immortalato questa omonimia, ma in realtà la struttura ha, oggi, tutt’altro nome. Così come a Cibali, oltre che lo stadio, ci sono tante altre piccole curiosità a cui prestare attenzione.

Dopo una passeggiata immaginaria nella Giudecca ed una nel borgo marinaro di Ognina, stavolta vi invitiamo ad un’altra tappa cittadina. Se vi ritroverete a fare colazione nel mitico Menza di Viale Mario Rapisardi… continuate lungo la via e cogliete l’occasione per fare due passi alla scoperta di antiche vie e storie nascoste!

Cibali, il quartiere nella storia e le sue curiosità

Affollatissimo e importante punto di riferimento della periferia cittadina, Cibali è un insediamento molto antico: pare fosse già popolato ancor prima della fondazione della città di Catania.

Le origini del nome sono, come sempre, controverse.
Ad oggi, la tesi che più piace ripetere, e pertanto divenuta popolare, è quella descritta da Pietro Carrera (sacerdote di Militello Val di Catania) e Ottavio D’Arcangelo. In un manoscritto di loro redazione sulla storia della città, fanno risalire il nome del quartiere a quello della dea Cibele, della quale proprio a Cibali sarebbe esistito un tempo. Il tempio a Cibele sarebbe poi stato distrutto da un terremoto, ma ne sarbbe rimasta memoria nel toponimo del quartiere.
In realtà il manoscritto è pieno di… balle. A fin di bene, però: una serie di paroloni e immaginosi eventi volti ad esaltare la superiorità culturale di Catania.

Altra tesi, e che trova più fondamento, vorrebbe che la parola derivasse da Kephale, ovvero testa. Testa di cosa? Del fiume Longane, che sfocia nella già citata Ognina. Anche Giovanni Verga, nella novella “Rosso Malpelo”, si riferisce al quartiere chiamandolo “Cifali”:
<< (…) poiché anche la madre di Malpelo s’era asciugati i suoi dopo che mastro Misciu era morto, e adesso si era maritata un’altra volta, ed era andata a stare a Cifali (…)>>.

Il lavatoio del Seicento

Come già detto, l’abitato di Cibali è molto antico perché – e qui non si fa eccezione con ciò che la storia insegna – i popoli si insediano spesso e volentieri in prossimità delle fonti d’acqua dolce.
La fonte abbiamo già detto essere il fiume Longane, che fino al XIV secolo scorreva in superficie per esser poi reso sotterraneo dall’arrivo delle lave dell’Etna. Nel 1625 i benedettini realizzarono un acquedotto per sfruttare le acque del fiume, che andarono ad alimentare anche un lavatoio.

lavatoio di Cibali - piazza bonadies

Il lavatoio del Seicento, in PIazza Bonadies (foto di Giuseppe Impellizzeri)

La storia di questa struttura inizia nel 1671, eretto da maestranze locali, e continua fino ad un primo restauro “ad arte” (citando il cartello che lo presiede) nel 1874. Oggi, questo centenario lavatoio pubblico, protetto dalla sua tettoia in piazza Bonadies, è per lo più dimenticato. E a buon ragione: la struttura è chiusa al pubblico, nonostante si stata sottoposta a restauro nel 2008.

I più volenterosi che volessero dare una sbirciatina da fuori, potrebbero usare il lavatoio come punto di partenza per una passeggiata storica: il dedalo di viuzze circostante è rimasto abbastanza integro nella sua antichità, con case che contano oltre cent’anni, definita non a torto la “Casbah Cifalota”.
Tra queste, noterete magari la “Via della lite”. Vox populi vuole che questa fosse la via dove i cifaloti risolvevano le loro questioni d’onore sfidandosi a duello.

Le “cifalote”

Quali sono le ragazze più belle di Catania? Le “cifalote”. Cibali, nell’immaginario popolare, sarebbe infatti culla delle più belle fanciulle della città. E non solo le più graziose, ma anche le più corteggiata e… “disponibili”, avendo a disposizione torme di ammiratori saliti a posta in collina per loro. Una canzoncina popolare intiitolata “Lu mastru pittinaru” fa scherzosametne riferimento a quet’immaginario. Il mastro pettinaio in questione realizzava pettini in corno e tale era la gran richiesta da rimanere sprovvisto di materia prima. Si parte al reperitomento delle “corna” in giro per i quartieri, una lunga tiritera di soppi sensi maliziosi. Tra i versi, la frase “Mancaru corna a Cibbali? Non s’ava vistu mai!” (trad. sono mancate le corna a Cibali? Non s’era mai detto!).
Care cifalote di ieri e di oggi, si scherza: è tutta invidia e gelosianei confronti delle ragazze più belle della città.

Lo stadio: Cibali o Massimino?

Ben vecchiotto è anche lo stadio della città: l’ex Cibali, oggi Stadio Angelo Massinimo in ricordo dell’omonimo presidente del Catania per venticinque anni. Ma che tutti, comunque, continuano a chiamare Cibali.
Il progetto fu iniziato nel 1935 e inaugurato due anni dopo, con il nome “Cibali”, il 28 novembre 1937. Nella stessa data venne disputata la prima partita tra ACF Catania e il Foggia, conclusasi con la vittoria dei catanesi. Venne poi intitolato ad Italo Balbo, nel 1941, per poi tornare al suo nome originario in seguito alla caduta del fascismo.

lo stadio cibali

Lo stadio Angelo Massimino (fonte foto: http://www.itasportpress.it/)

Da ormai oltre cinquant’anni a questa parte si discute circa la costruzione di un secondo stadio; nulla, tuttavia, è stato sinora fatto e lo stadio ha attraversato i decenni vivendone d’ogni, nel bene e nel male. Campo da gioco della nazionale per due volte (1998 e 2002), ospite delle Universiadi estive (1997), dei Giochi Mondiali Militari (2003), nonché – come detto qualche articolo fa – palco di un leggendario concerto catanese dei REM e del debutto dei Radiohead a loro fianco.
Ristrutturato più volte nel tempo (la data dell’ultimo restauro è del 2013), il Cibali – Angelo Massimino continua ad ospitare la sua squadra cittadina e i suoi tifosi, nonostante i suoi tanti acciacchi e difetti.

 

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Non solo lo stadio: Cibali, la storia e le sue curiosità ultima modifica: 2018-01-24T09:46:47+00:00 da Natasha Puglisi

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