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Giuseppe Fava, il coraggio di lottare per ciò in cui si crede

Giuseppe Fava

"A che serve vivere, se non c'è il coraggio di lottare?"

La storia di Giuseppe Fava racconta di un uomo che ha sempre lottato per ciò in cui credeva. Ecco perché a 35 anni dalla sua morte è ancora necessario ricordarlo.

Giuseppe Fava era un artista, probabilmente un eroe ma soprattutto un uomo giusto, per questo è stato ammazzato. Il suo lavoro come giornalista inizia nel 1952, dopo essersi laureato in Giurisprudenza all”Università di Catania, collaborando con varie testate giornalistiche. Nominato capocronista per l’Espresso sera, testata in cui pubblica una serie di interviste ad alcuni boss di Cosa nostra. L’interesse per il mondo del malaffare ha segnato la sua produzione giornalistica e la sua vita da quel momento in poi.

Ma Pippo, cosi era solito farsi chiamare, non è stato solo un giornalista integerrimo, la sua produzione ha spaziato dalla saggistica alla sceneggiatura sia teatrale che cinematografica, che gli valse anche l’Orso d’oro del Festival di Berlino, per “Palermo or Wollfburg” il riadattamento in celluloide del suo “Passione di Michele”.

Giuseppe Fava

Oltre che scrittore e giornalista Fava si occupò anche di conduzione radiofonica

Nel 1980, terminata l’esperienza con l’Espresso, inizia una nuova avventura con il Giornale del Sud. Da Direttore crea un nuovo gruppo redazionale, avvalendosi anche di collaboratori inesperti o alle prime armi. Riesce ad imprimere alla testata la sua impronta, come chiarisce lui stesso in un articolo pubblicato poco prima del suo allontanamento. L’effige del suo essere giornalista, la ferma volontà di “realizzare giustizia e difendere la verità, un atteggiamento inaccettabile per alcuni galantuomini della nostra terra.

Pippo Fava: la voce della verità è una voce che deve essere zittita

Dopo poco più di un anno di attività e alcune inchieste sul traffico di stupefacenti, iniziò una vera e propria guerra nei confronti della redazione che stava pestando i piedi non solo alle cosche catanesi, come dimostrano gli articoli sulla base missilistica di Comiso, fortemente criticata già da prima del suo allestimento.

La fine dell’avventura di Giuseppe Fava come direttore del Giornale del sud è segnata, non prima di essere scampato ad un attentato e aver subito la censura di un articolo su Alfio Ferlito, dall’acquisizione della testata ad opera di una cordata di imprenditori etnei. Tra questi spiccava quel Gaetano Graci che successivamente lo stesso Fava definì uno dei quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa.

“I Siciliani”: la prova che ogni battaglia può essere vinta a dispetto dei mezzi

L’allontanamento dal Giornale del Sud è una brutta batosta per Pippo. Nonostante questo, con l’impegno e l’aiuto dei suoi collaboratori, riesce a riprendere la sua attività editoriale. Fonda Radar, una cooperativa grazie alla quale riesce a mandare in stampa il primo numero de I Siciliani.

Il periodico diventa fin da subito un punto di riferimento per il movimento antimafia. Nel suo primo editoriale “I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa” si scaglia contro un gruppo di imprenditori facenti parte dei cavalieri del lavoro, che per tutti gli anni ’70 controllarono l’economia del capoluogo etneo sotto l’egida del boss Nitto Santapaola.

Saranno proprio due di loro, Gaetano Graci e Mario Rendo a tentare l’acquisizione de I Siciliani, trovando però la porta chiusa.

Giuseppe Fava

Un’immagine dall’ultima intervista rilasciata da Fava

Il 4 gennaio 1984 Pippo Fava viene ammazzato dalla mafia. Erano le 21:30 seduto in macchina viene raggiunto da cinque proiettili, di una settimana prima la sua ultima intervista in cui dichiarava ad Enzo Biagi:

«Mi rendo conto che c’è un’enorme confusione sul problema della mafia. I mafiosi stanno in Parlamento, i mafiosi a volte sono ministri, i mafiosi sono banchieri, i mafiosi sono quelli che in questo momento sono ai vertici della nazione. Non si può definire mafioso il piccolo delinquente che arriva e ti impone la taglia sulla tua piccola attività commerciale, questa è roba da piccola criminalità, che credo abiti in tutte le città italiane, in tutte le città europee. Il fenomeno della mafia è molto più tragico ed importante…»

Il giorno dopo, I Siciliani, la sua redazione, i suoi amici, hanno continuato il loro lavoro di denuncia come se nulla fosse, probabilmente come Pippo avrebbe voluto, cosi come lui non si era fermato di fronte a niente nella continua ricerca della Verità e della Giustizia.

Giuseppe Fava, il coraggio di lottare per ciò in cui si crede ultima modifica: 2019-06-06T09:49:00+02:00 da Fabrizio D. Allura

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