STORIE

Aurora Rosselli, catanese espatriata, residente in California

Autoscatto di Aurora Rosselli

Aurora Rosselli ha cominciato come fotografa professionale, ma nel giro di un anno ha “guadagnato” più di 40mila followers collaborando anche con brand molto noti.
Lei lavora prettamente su Instagram: brainstorming con aziende, prova prodotti, fa review e fotografa gli stessi prodotti.

A proposito di Instagram, sembra quasi che oggi basti un “filtro” per essere dei fotografi. Con l’avvento di questo social media, la fotografia ha perso valore?

“Sì, un po’ sì. Su Instagram ci sono naturalmente fotografie di valore però vedo che tutti sono diventati “fotografi”; questo svalorizza un po’ la professione. Io ho fatto tanta gavetta, ho cominciato all’Accademia delle Belle Arti di Catania: ho studiato fotografia non digitale (camera oscura). Poi, dopo il trasferimento in America mi sono dovuta adattare a quella digitale, imparando photoshop e tutto il resto.”

Passo indietro: quando ti sei trasferita in America?

“Mi sono trasferita quindici anni fa. È stata una scelta sentimentale perché mio marito (Air Force– base Sigonella) dopo l’11 settembre è stato trasferito in America.
Il trasferimento è stato duro: conoscevo poco la lingua, la cultura – rispetto a quella siciliana – è completamente diversa e quindi l’integrazione sociale è stata abbastanza lenta.”

Teatro Massimo immortalato da Aurora Rosselli

Teatro Massimo immortalato da Aurora Rosselli

Come nasce la sua carriera da fotografa in America? Quali le maggiori differenze con l’Italia?

“Sono stata “scoperta” tramite MySpace, il vecchio “blog” dove pubblicavo alcuni dei miei lavori per varie mostre Hollywoodiane. Da lì, la mia carriera è cresciuta. Qui in America se piaci, lavori tanto e valorizzano il tuo talento: insomma esiste la meritocrazia.
In Italia vai avanti se conosci qualcuno, se qualcuno ti vuole portare avanti. C’è molto favoritismo, soprattutto nel settore dell’arte. In Italia, ho fatto tante mostre, ma solo grazie ai miei agganci. In America invece vai avanti se il tuo lavoro piace, se hai voglia di lavorare e comunicare la tua professione. Ho la percezione talvolta che nel nostro Paese si elogiano gli artisti soltanto quando vanno via. Sembra quasi che bisogna scappare per essere valorizzati.
Viene dato troppo poco spazio ai giovani. In America invece avere talento è l’unico ingrediente per andare avanti.
Un’altra differenza è la solidarietà tra professionisti: ho incontrato spesso colleghe che mi hanno aiutato a conoscere la cultura digitale, mi sono consigliata con loro, confrontata cosa invece che in Italia succede poco.”

Pensi che in Italia ci siano gli strumenti adatti per ottenere una buona formazione?

Sì. Qui ricoprono un ruolo essenziale i docenti: sono loro che ti guidano verso questo mondo. Io ho adorato il mio docente, mi sono appassionata di arte e fotografia grazie ai suoi occhi, alla sua passione. Mi ha spinto molto in questo settore.

Dettaglio. Foto di Aurora Rosselli

Dettaglio. Foto di Aurora Rosselli

Nei tuoi scatti ci sono spesso volti. Cosa significa per te fotografare e soprattutto fotografare volti umani. Ridare dignità?

Adoro il ritratto. All’inizio ho fatto molti autoritratti perché volevo vedere me stessa sotto diversi punti di vista. Mi piace la relazione che creo con chi fotografo. Per ottenere un buono scatto impiego almeno un’ora, cerco di avere il soggetto nella sua essenza, non la sua “posa”. Provo sempre a catturare la luce che ha negli occhi poichè sono lo specchio dell’anima, completano lo sguardo, parlano di emozioni. Non mi interessa soltanto fotografare la persona
ma la sua natura, le sue emozioni.

Tu sei donna e mamma. Ci sono secondo te ancora oggi degli ostacoli che le donne devono affrontare per farsi strada soprattutto in campo artistico?

Ci sono tanti pregiudizi legati alle donne. Spesso vieni etichettata perché mamma, perché donna. Non capendo che abbiamo una forza che gli uomini non hanno. Siamo donne, lavoratrici, mamme, mogli e riusciamo a conciliare tutti questi aspetti, abbiamo una forza innata. Molto spesso siamo sottovalutate.

Hai lasciato Catania quindici anni fa. Ci torni spesso? Come la ritrovi ogni volta?

Sono tornata due anni fa e ho trovato Catania molto cambiata. Ma io continuo a sentirmi sempre catanese: mi manca il cibo e la famiglia, il modo di interagire tra noi, di rilassarci. Il mare. Il calore che abbiamo noi è completamente diverso. Mi piacerebbe progettare una mostra anche in America per raccontare la nostra terra e farla conoscere nella sua essenza: l’arte, il mare, il cibo, le donne e la spensieratezza.

Aurora Rosselli, catanese espatriata, residente in California ultima modifica: 2018-11-22T19:29:17+00:00 da Redazione

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