L'altro figlio, storia suscitante varie riflessioni

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L’altro figlio, storia suscitante varie riflessioni

L'altro figlio spettacolo teatrale struggente ph Angela Strano

L’altro figlio, spettacolo teatrale struggente ph Angela Strano

Prosegue, come l’estate scorsa, la collaborazione tra il Comitato Antico Corso e il Centro Teatrale Siciliano. Lo scorso venerdì e sabato sera presso il Bastione degli Infetti, luogo cornice per diverse performance, ha trovato spazio la rappresentazione scenica de L’altro figlio. Si tratta di un’opera teatrale adattata e diretta da Nino Romeo, tratta dall’omonima novella di Luigi Pirandello. Lo spettacolo ha visto l’esecuzione delle musiche di Nils Frahm, l’allestimento di Giuseppe Romano, l’assistenza tecnica di Alessandro Listro e la collaborazione di produzione di Carola Coco.

La narrazione teatrale con tutta la sofferenza del racconto

L’altro figlio vede l’intera interpretazione della performance da parte di Graziana Maniscalco, che rappresenta in misura viscerale sia la devastazione interiore della protagonista, sia la desolazione di tutta la vicenda, coi luoghi, i personaggi coinvolti e il contesto storico.

Nella Sicilia popolare dei primi del Novecento gli e le abitanti vivono una condizione di marginalità economica e sociale. In uno dei paesini della zona vive Maragrazia, costretta a mendicare per via della povertà assoluta, che indossa cenci logori. La donna è disperata perché da ben quattordici anni non reperisce notizie sui due figli emigrati in America. Chiede di loro a chiunque, prova ogni mezzo pur di mettersi in contatto con loro, anche supplicando chi parte a fare da tramite e quindi consegnare a loro le lettere scritte.

Ma qualsiasi tentativo non produce l’esito agognato: spesso pare proprio che i figli si siano dimenticati di Maragrazia. La donna si fa scrivere le lettere da Ninfarosa, che ad un certo punto prova ritrosia verso di lei e rivela che ha sempre finto di scrivere le missive. Così Maragrazia si sente tradita e chiede aiuto al nuovo medico condotto del paese, un giovane uomo disposto al dialogo. Questi si ritrova a parlare proprio con Ninfarosa, che gli rivela una parte di verità sulla storia di Maragrazia, ossia che la donna è madre di Rocco Trupia, colui che è considerato come “l’altro figlio”.

Graziana Maniscalco che esprime tutto il racconto teatrale
Graziana Maniscalco narra e interpreta i personaggi con grande pathos ph Angela Strano

La svolta del racconto teatrale

Per comprendere meglio e spinto da Ninfarosa, il medico riesce a rintracciare Rocco Trupia; questi oramai adulto ha messo su famiglia. L’uomo esprime tutto il suo dolore nell’essere completamente rinnegato dalla madre, che lo disconosce e non vuole vedere. Rocco vuole occuparsi della madre, sostenerla, ma lei, invece di esprimere gratitudine, continua a cercare i due figli emigrati, rivelandone non solo l’indifferenza pure la precedente dissolutezza.

Il medico torna da Maragrazia, comunicandole di aver conosciuto l’altro figlio. A tale punto la donna rivela tutta la verità ed emerge tutto il suo antico dolore. Durante l’arrivo di Garibaldi in Sicilia, per fronteggiare le sue truppe che hanno tradito le speranze di contadini e braccianti, viene dato seguito a un brigante estremamente violento, Cola Camizzi. Questi vuole reclutare a tutti i costi il marito di Maragrazia, il quale dapprima riesce a fuggire ma poi alla seconda cattura subisce la decapitazione come punizione. Nel cercare il marito, Maragrazia ne apprende la brutale eliminazione e così emette delle urla totalmente laceranti per via del dolore atroce della perdita violenta.

Cola Camizzi la aggredisce ma interviene in aiuto Marco Trupia, il quale uccide il terribile brigante. Ma Trupia mette in schiavitù per tre mesi Maragrazia, costringendola a qualunque azione, finché questi non viene arrestato e imprigionato. La povera donna ha subìto anche violenza sessuale e scopre di essere incinta, tenta di abortire ma non vi riesce. Così tiene il bambino in grembo finché non lo partorisce e la madre di Maragrazia lo consegna ai familiari di Marco Trupia. Alla fine della narrazione teatrale la donna esprime la misura in cui, con tutta l’immane sofferenza che prova, non considera suo figlio.

L’altro figlio, contesto socio-politico del racconto teatrale

Una vicenda completamente triste che trova ambientazione in una Sicilia che sta per passare verso un nuovo dominio, incarnata dal Regno dei Savoia di cui le truppe garibaldine hanno eseguito gli orrori. Un’unificazione non voluta dalle masse popolari, che ne furono vittime e spettatrici ingannate, come ricostruisce Florestano Vancini nel suo film. Una situazione drammatica che in taluni casi, come quello descritto attraverso la figura verosimile di Cola Camizzi, ha portato come reazione rigurgiti anche in molto violenti. L’altro figlio rappresenta chiaramente la misura in cui il prezzo più salato della brama di dominio del potente di turno viene paragonato da chi ha meno voce in capitolo.

Maragrazia si ritrova vedova di un uomo buono, in preda alla solitudine più martellante e alla povertà assoluta, senza alcuna rete di protezione sociale e familiare. L’unico aiuto che può ricevere è quello di Rocco Trupia, l’altro figlio, ma che la donna rifiuta categoricamente perché le rievoca la violazione più grave subìta proprio in quanto donna.

I conflitti, sia militari che civili, sono prodotto dell’ordine patriarcale, la maniera più estrema attraverso cui si esprime il potere maschile. Nell’atto immondo dello stupro come arma di guerra, il potere patriarcale concepisce il corpo femminile come territorio di conquista, come mezzo attraverso cui colonizzare il nemico. Nel racconto de L’altro figlio, sebbene non si tratti di eserciti nazionali ma di civili, traspare chiaramente tale violenza simbolica. Rocco Trupia, l’altro figlio, nasce per via di tale orrore e anche lui, seppure innocente, paga il peso della violenza sistemica maschile e delle ingiustizie sociali, acuite con l’arrivo delle truppe garibaldine.

Gli spettacoli teatrali curati dal Centro Teatrale Siciliano non sono finalizzati solo alla rappresentazione in se stessa. Essi tendono a far riflettere circa il contesto sociale, i cui personaggi recitati si ritrovano e comprendere la misura, mediante i suoi corsi e ricorsi storici, può ripetersi. Il prossimo fine settimana, esattamente venerdì 24 e sabato 25, troverà rappresentazione Uno, nessuno e centomila, sempre alle 21.15 al Bastione degli Infetti.

L’altro figlio, storia suscitante varie riflessioni ultima modifica: 2026-07-21T17:23:50+02:00 da Angela Strano

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