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I giochi in strada da riscoprire

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Appartengo alla generazione che ha imparato a giocare con le biglie, a saltare la corda, a rincorrersi a “a-mmuccia mmuccia” , a giocare ad un-due-tre-stella, ad  aver vissuto intensi pomeriggi a sbucciarmi le ginocchia divertendomi. C’è stato un tempo, nel quale intere generazioni sono cresciute giocando in mezzo alla strada. Bastava un pallone e materiali semplici per impiegare ore e ore tra risate e sfide. Nei pomeriggi di estate, il tempo trascorreva tra barzellette, indovinelli, giochi e canzoni. Ormai siamo sempre più invischiati in un’invadente tecnologia. I ragazzini di oggi, passano le ore seduti a muovere il pollice su tablet e smartphone o al massimo su un joystick. Ormai in molti non sanno più cosa significhi giocare all’aperto, correre tra i campi, nascondersi tra i vicoli, provare quella gioia. Gli stimoli che i bambini ricevono dai dispositivi non sono positivi, non aiutano a svilupparne l’intelligenza e dar spazio alla fantasia, ma sottraggono loro la possibilità di conoscere e vivere a contatto con la natura. L’attività ludica-ricreativa svolge un ruolo molto importante nello sviluppo del bambino e ha anche un importante valore antropologico.

Unduetrestella Altavilla Milicia

Alcuni ragazzi stanno riscoprendo i giochi tradizionali, grazie a scuole ed associazioni. Fonte foto: altavilla milicia .com

Quando i bambini giocavano per strada

I cortili, le stradine della nostra Catania e provincia, sono stati per anni i luoghi di incontro e di giochi. Non ci si stancava mai, non si voleva mai salire a casa. Ci si riuniva nelle stradine, o nei cortili di casa dove c’era poco traffico e si giocava con quello che si trovava. Bastava un albero, un cespuglio, una palla, una pietra, in realtà era sufficiente che ci fossero degli amici, anche dei bambini che si conoscevano poco e si giocava favorendo l’interazione, lo scambio, anche se i litigi erano molto frequenti. C’era il piacere di fare parte del gruppo, di mettersi alla prova riuscendo a superare le difficoltà; una “pacca sulla spalla” e un sorriso risolvevano tutto. La strada livellava le diversità e stabiliva un contatto con la realtà; qui la vita diventava un gioco e il gioco era la vita.

Le nostre madri o nonne ci seguivano mettendosi a parlare assieme, dando vita ai “Crocchi”, formando quei caratteristici gruppetti di comari dove sicuttigghiava”, spettegolava, mettendo a giro le sedie.  Nei cuttigghi, accadeva che le madri prendessero le difese dei propri figli o fratelli che erano stati pestati dai figli o fratelli delle vicine.

Oggi non è più così, le strade sono diventate sempre meno sicure e, i bambini non giocano più nei vicoli o nei cortili vicini alle proprie case. Questa nuova situazione ha comportato la scomparsa dei giochi di una volta, ormai divenuti obsoleti e anacronistici.

U’ Cuttigghiu

Il cuttigghiu è nell’immaginario collettivo, un tratto caratterizzante della nostra terra e cultura, un microcosmo popolato da un’umanità variegata, da colori, elementi e modus vivendi tutti suoi. Esso è metafora di solidarietà, accoglienza e condivisione di spazi intimi. Molto spesso esso si identifica come il cuore della città o del paese. Il cortile, è il depositario di memorie infantili che riemergono a tratti come un archivio personale di rimembranze, sensazioni e sogni modellati dal tempo. Il cortile è l’angolo dei misteri, un luogo circoscritto in cui convivono il dentro e il fuori, due anime ambivalenti sempre pronte a capovolgersi; è un mosaico emozionale di memorie, storie e suggestioni correlate alle persone che lo abitano o che lo attraversano temporaneamente, ma anche uno spazio ricco di storie e di misteri che attendono di scoprirsi attraverso il potere dell’immaginazione. Esso ha fatto da location a molti racconti popolari siciliani.

Durante i nostri giochi immancabile la classica signora anziana o signore che guastava la festa, urlandoci dietro di far silenzio, di non schiamazzare, di non distruggere le piante o i vetri della porta di casa. Noi correvamo a nasconderci e spesso, lo provocavamo appositamente, per vedere la sua reazione esagerata. In tutta risposta la signora o l’anziano, chiamava i nostri genitori per farci rimproverare e smettere.

Spaccastommola

Fra i giochi del passato si annovera la trottola, nota anche come “u tuppettu”, un cono di legno con una punta metallica intorno al quale si avvolge una corda sottile e don mano ferma si lancia in terra. Fonte foto: ILFOGLIETTONE.IT

I tradizionali giocattoli

I bambini non hanno più tempo per giocare, presi dai ritmi frenetici di una vita che in gran parte ricalca quella degli adulti. Alla visione di un gioco ormai anacronistico, ogni bambino rimane incantato e nello stesso tempo incuriosito. Nel passato, anche in quello più recente, si usavano oggetti della vita quotidiana e tanta fantasia. Si passava con estrema versatilità da un gioco all’altro. Eccone alcuni:
aquilone,
girandola,
trottola o tuppettu: il gioco (ma anche il giocattolo) siciliano per eccellenza; era una piccola trottola di legno, spesso costruita artigianalmente, che veniva caricata e lanciata mediante uno spago di canapa. Il giocatore deve avvolgere la cordicella intorno alla strozzatura della parte superiore (riuscendoci meglio se si era stati bravi a realizzare delle apposite scanalature). Una delle estremità della cordicella va appoggiata verticalmente contro la parte della trottola su cui verrà poi arrotolata tutta la corda, orizzontalmente.a seconda delle diverse zone della Sicilia – assume altre denominazioni: Lu Tuppetturu (o tuppettu), ‘A Nimmula, U PaloggiuU Planoggiu‘U Strummalu, ‘A tortula.
yo-yò,
carretto o carriolu: antecedente del monopattino. Era costruito con una tavola, due assi e 4 ruote di legno o con le ruote a cuscinetti ben ingrassati,
fionda,
figurine dei calciatori della Panini,
l’immancabile pallone arancione Super Santos.

Paradiso 01

 I giochi del passato da riportare in vita

I bambini di oggi non sanno cosa significhi correre col copertone di ruota di bicicletta sospinta da un ferro, non sanno fare giochi che stimolano memoria, equilibrio e rapporti con gli altri. Ne ricordiamo alcuni:

La corda: in cui i bambini tengono e girano la corda e un bambino salta, oppure da soli facendo roteare la corda intorno a stessi. Si può saltare a piedi uniti o alternati, di seguito o intervallando il salto della corda con piccoli salti. Si può giocare a squadre decretando la squadra vincitrice quella che ha effettuato più salti senza toccare la corda. Una variante è il gioco dell’elastico.
“A-ccarricabotti” o cavallina: in cui uno dei due bambini, o in alternanza, si piegherà mettendosi  a carponi o regolandosi in base all’altezza dell’altro. Il primo bambino non dovrà far altro che prendere un po’ di ricorsa, appoggiare le mani alla schiena del bambino, allargare le gambe e cercare di scavalcarlo.
a-mmuccia mmuccia”  o Nascondino
“A ncugna”: in cui vinceva chi lanciava il sassolino nel punto più vicino al bordo del marciapiede.
A megghiu visula è il classico lancio della monetina, in cui vinceva quella che andava più lontana.
“nignirignola” è il gioco in cui un bimbo girato di spalle deve indovinare il numero che fa con le mani un altro dietro di lui.

Crop Foto Istock

I bambini di oggi non sanno fare giochi utili i a stimolare memoria e fisico e a stimolarli alla socializzazione con gli altri e con l’ambiente. Fonte foto: Istock

La conta

Tra le pratiche più diffuse tra i giochi vi era la conta, “a cunta”, con cui si sceglieva il giocatore che iniziava per primo! Si trattava per lo più di un sorteggio fatto utilizzando filastrocche. A cuntaè caratterizzata dal ritmo dato dalle parole ripetute, dalle rime e dagli accenti poetici.

Tra le più usate ricordiamo: Ambarabà, ciccì, coccò,  Passa Paperino e La balena senza denti, e quelle tipiche in dialetto Pizzica Pizzica, Luna Lunedda  e molte altre.

Passa Paperino 
con la pipa in bocca 
guai a chi la tocca. 
L’hai toccata tu
esci fuori proprio tu!

La balena senza denti sa contare fino a 20

Pizzica pizzica saracinu,
sutt’o lettu Sant’Antuninu,
c’era un jaddu chi cantava,
chi cantava cucchiricu’,
nesci fora chi non si tu.

Luna lunedda
fammi na cudduredda;
fammilla bedda ranni
ci la pottu a san Giuvanni;
san Giuvanni nun la voli,
ci la pottu a san Nicoli;
san Nicoli si la pigghia
pi l’amuri di so figghia;
so figghia è picciridda,
nn’a manciamu iò e idda.

Ciascuno dei presenti, disposti in cerchio, allunga la mano aprendo quante dita vuole; uno fa la somma di tutte le dita presentate e poi conta fra i partecipanti fino ad arrivare a quel numero; colui che viene toccato per ultimo è il designato.

Altri giochi da riproporre ai nostri ragazzi

Ai nostri ragazzi si devono proporre i giochi che ci hanno accompagnato nell’infanzia e prima adolescenza come:

Quadrella o “o sciancateddu” : in cui si devono disegnare delle caselle, la prima, la numero 1 è singola, le successive vanno messe sopra l’uno e sono a coppie, si procede così a fasi alterne fino al numero dieci. Si lancia una pietra e la si deve raccogliere saltando da una casella all’altra ora con un piede ora con due. Questo gioco permette di sviluppare il senso di equilibrio.

“o sgobbiu” si fa con i tappi, che devono seguire un tracciato: vince quello che arriva per primo alla fine.

Un due tre stella: in cui tutti i giocatori, salvo il capogioco, si pongono dietro una linea, mentre il capogioco si pone di spalle appoggiato a un albero o a un muro a circa una ventina di metri. Il capogioco scandisce a voce alta e chiara “Un, due, tre … stella” e quindi si volta verso i giocatori. Questi ultimi possono muoversi fintantoché il capogioco è di spalle, ma devono immobilizzarsi quando questi si volta a guardarli. Se un giocatore si muove mentre osservato deve tornare alla linea di partenza. La cosa si ripete fino a che uno dei giocatori vince raggiungendo o superando la posizione del capogioco.

Sciusciuni o battimuro: in cui venivano utilizzate le figurine dei calciatori. Obiettivo del gioco era far capovolgere le figurine dell’avversario, impilate e leggermente incurvate, per facilitare il  ribaltamento e  la vincita. La mossa vincente era il soffio o il colpo di mano, per conquistare le figurine con cui riempire l’album.

Questi giochi ci hanno fatto vivere il rapporto fisico con le città, ci hanno indotto al movimento e all’interazione; ormai i ragazzi sono attratti da altri tipi di divertimento spesso “insano”. Il recupero dei giochi tradizionali” possono migliorare la società, riportando la gente nelle strade, favorendo l’aggregazione ed il dialogo fra le persone, operando l’aggregazione senza distinzioni. Ecco perché è importante riscoprirli ed adattarli alla società di oggi.

Vedi anche: https://catania.italiani.it/arte-strada-lusso-della-creativita-colora-marciapiede/

https://catania.italiani.it/re-bafe-le-storie-crescere-bene-ai-piedi-delletna/

Sabrina Port

Autore: Sabrina Port

Laureata in Lettere Moderne e specializzata in Filologia Moderna, con il sogno del giornalismo, scrive da alcuni anni su testate locali, cercando di valorizzare quanto di più bello c’è nella nostra Sicilia e a Catania.

I giochi in strada da riscoprire ultima modifica: 2018-10-09T12:47:32+00:00 da Sabrina Port

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