INTERVISTE

“Nella pelle sbagliata” di Francesco Faraci: il libro che racconta San Berillo

San Berillo raccontata da Francesco Faraci

Nato a Palermo, Francesco Faraci ha trovato nella fotografia il suo mezzo d’espressione. Tra reportage fotografici e documentari per importanti riviste nazionale ed internazionali, mette al centro del suo lavoro la sua Sicilia, con un occhio particolare alle minoranze etniche e ai minori che nascono, crescono e spesso si formano nelle zone disagiate e nelle periferie abbandonate della città. Per tali ragioni percorre in lungo e in largo le strade della sua terra, narrando le loro storie.

Tra i libri della Libreria Vicolo Stretto, Francesco mi racconta un mondo che spesso, a causa di pregiudizi o luoghi comuni, non si riesce mai a conoscere (o non si vuole conoscere) fino in fondo: quello della prostituzione.
Nella pelle sbagliata” è ambientato nella San Berillo di Catania. Qui si intrecciano le storie di due persone, un ragazzo e una prostituta trans che affrontano quotidianamente i loro problemi e le loro debolezze.

San Berillo raccontata da Francesco Faraci

San Berillo raccontata da Francesco Faraci

Come è nata l’idea di scrivere un libro ambientato nel quartiere San Berillo?

Mi sono ritrovato a scrivere questo romanzo quasi per caso. Dico “quasi” perché ho sempre scritto nella vita, però un romanzo così è stato assolutamente un caso. Mi trovavo a Catania per la processione di Sant’Agata con l’obiettivo di creare un reportage sulla festa. Alloggiavo in un piccolo appartamento sotto San Berillo. Conoscevo il quartiere per sentito dire ma non c’ero mai stato, quindi avendo a disposizione una giornata libera, ho fatto una passeggiata lungo le vie di questo famoso quartiere catanese. Fu incredibile, un po’ come se fossi stato risucchiato dentro a un mondo allucinante, fatto di storie pazzesche. Storie di gente, di prostitute di un certo calibro con cui mi sono trovato a parlare in maniera assolutamente spontanea. In conclusione è andata a finire al contrario: io sono rimasto una settimana dentro San Berillo e non ho fatto quello per cui ero venuto a Catania. Una volta tornato a Palermo sentivo che dovevo raccontare la storia che avevo vissuto quella settimana. Non sapevo come e non sapevo cosa sarebbe venuto fuori, ma ho cominciato a scrivere d’istinto. Così, sono venute fuori le storie di Fabio e di Veronica.

Chi sono i protagonisti de “Nella pelle sbagliata”?

Nel mio libro vengono narrate due storie parallele: Fabio è un adolescente nella Catania del 1977 e Veronica è la prostituta di San Berillo dei giorni nostri. Fabio, il protagonista, scopre la sua omosessualità dopo l’incontro con un ragazzo di nome Samir. Da lì inizia a vivere questa relazione assolutamente nuova. Lui è ancora un ragazzino che si trova a scoprire determinate cose di sé in un’epoca storica in cui non è semplice parlare di alcuni argomenti che allora erano ancora tabù. Mentre invece dall’altra parte abbiamo Veronica che è una donna ormai in là con l’età, che pensa al passato più che al futuro. Ad un tratto del racconto le due storie, che fin’ora erano state parallele, si incrociano… per sapere come però vi consiglio di leggere il libro!

È stato difficile approcciarti con le persone che vivono San Berillo?

È un romanzo nato dall’urgenza di tirare fuori questa settimana che ho vissuto lì. Quest’esperienza mi ha cambiato tanto da modificarne il mio sguardo. Non ti nego che prima di approcciarmi a questo luogo avevo qualche pregiudizio, perché non si sa mai cosa si può trovare. Questi pregiudizi, una volta arrivato lì, trascorrendo i giorni, andavano via via frantumandosi. Mi ero fatto delle idee che erano totalmente sbagliate. Io mi immaginavo qualcosa vicino al malaffare, e invece no: lì ho trovato gente che, con i propri problemi e le proprie sofferenze, avevano comunque scelto quella vita e non la rinnegavano, andandone quasi fieri. San Berillo è un piccolo quartiere in cui dentro si possono nascondere cose che, in un modo o nell’altro, mi hanno personalmente toccato.

Francesco Faraci racconta San Berillo nel nuovo libro "Nella pelle sbagliata"

Francesco Faraci racconta San Berillo nel nuovo libro “Nella pelle sbagliata”

Un palermitano che racconta Catania: ami così tanto la città etnea da scriverci un libro?

Io amo Catania, è una città che mi piace tantissimo. È proprio vero che la lava dell’Etna vi scorre sotto i piedi. Da un lato potrebbe essere strano che un palermitano racconta un quartiere catanese, ma dall’altro lato non ci vedo nulla di male perché dopo tutto siamo siciliani e dobbiamo amare tutta la nostra terra.

Perchè il titolo “Nella pelle sbagliata”? Chi si ritrova a vivere in una pelle sbagliata?

“Nella pelle sbagliata” è un concetto “largo”, che può essere declinato in tanti modi diversi. Fabio, perché fa fatica ad accettare la sua omosessualità, almeno all’inizio. Veronica perché per essere ciò che è ha dovuto lottare. In ogni caso ognuno lotta contro se stesso, qualche volta contro la propria volontà, altre invece col mondo intero.

Raccontaci qualche aneddoto o particolare del libro che ti sta particolarmente a cuore.

Ciò che mi ha colpito della storia è il fatto che sia venuta fuori in maniera malinconica. In realtà col tempo mi sono reso conto che ho messo tanto di me all’interno del libro e ho inserito sopratutto il mio lato più malinconico. Ciò ha influito nello svolgimento e nel personificare anche i personaggi. Quello che mi ha stupito al di là della storia è come la scrittura possa aiutarti a sviscerare tante cose tue, e alla fine ti fa stare anche bene. È un po’ come se scendessi a patti con te stesso. Come se scrivendo e tessendo una sorta di trama si riuscisse a far emergere ciò che c’è dentro di sé, dolente o non dolente. Ad esempio, il rapporto che Fabio ha con la madre mi sono rivisto io. Tant’è che mia madre leggendo il romanzo è riuscita anche lei a ritrovare noi. I personaggi del romanzo esistono veramente, ma poi nello svolgimento e venendo a patti con se stesso ci metti inevitabilmente quello che sei.

Per concludere una domanda “a brucia pelo”: se dovessi scegliere tra la carriera da fotografo e quella da scrittore, cosa sceglieresti?

In realtà sono due cose totalmente diverse, sembrerà banale ma è così. Tutte e due raccontano, però scrivere per me è un fatto molto privato, nel senso che diventa una cosa pubblica nel momento che decido di pubblicarlo. La stesura e la creazione delle storie sono cose che devo gestire con me stesso. Invece la fotografia è la liberazione vera e propria. Con essa mi immetto nel mondo, invece con la scrittura mi chiudo in me stesso. Non faccio una scelta tra la fotografia e la scrittura, anche perché dopo questo romanzo ho continuato a scrivere, ma anche a fotografare. Sono due momenti indispensabili che regolano la mia giornata e che mi appartengono.

Fotografie di Francesco Faraci

Valentina Friscia

Autore: Valentina Friscia

Chi sono io? Un’amante della vita, della lettura, degli animali e della propria città. La versatilità è una delle mie virtù, così come l’enorme pazienza nei confronti del genere umano. L’amore per i libri e per la scrittura mi ha permesso di accedere ad un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto: l’arte del giornalismo con tutte le sue sfaccettature.

“Nella pelle sbagliata” di Francesco Faraci: il libro che racconta San Berillo ultima modifica: 2017-12-13T11:54:16+00:00 da Valentina Friscia

Commenti

To Top