Uno spettacolo rappresentante una delle novelle di Giovanni Verga più struggenti e drammatici, tratta dalla raccolta Vita dei campi (1860) e richiamante la sofferenza portata da un’esistenza segnata dalla marginalità segnata dalla marginalità sociale ed economica. Rosso Malpelo è un’opera teatrale, scritta e diretta da Nino Romeo, tenutasi nelle serate tra il 25 e il 27 luglio scorsi presso il Bastione degli Infetti. Un luogo cornice per le varie performance, come Metamorfosi, il quale fa immergere nell’atmosfera delle rappresentazioni trattate.
Premessa dell’esibizione
Introduce l’incontro Elvira Tomarchio, colonna portante del Comitato Antico Corso, ricordando l’impegno di tale realtà nel recuperare un luogo tanto storico quanto suggestivo e naturalistico quale il Bastione degli Infetti. Esso è stato restituito non solo al quartiere, pure alla cittadinanza, divenendo così luogo di incontro e reciprocità a livello politico, sociale, culturale. In seguito Nino Romeo ribadisce la volontà che c’è stata di recuperare il Bastione degli Infetti il quale, quando non era fruibile per la collettività, era totalmente abbandonato a se stesso. Nino Romeo continua il suo discorso affermando che Malpelo, ragazzino dai capelli rossicci, era permeato dalla filosofia pessimistica. Questi, nonostante la giovanissima età, riteneva che non c’era alcuna via d’uscita dalla sua condizione di estrema precarietà esistenziale. Il suo destino era quello di rimanere uno sconfitto, in quanto personaggio del Ciclo dei vinti di Verga.
Uno sguardo sui luoghi di Rosso Malpelo
Segue l’intervento rilevante di Franco Politano, responsabile del Centro Speleologico Etneo, con il quale il Comitato Antico Corso ha sempre mantenuto una solida collaborazione. Essa ha trovato riscontro, ad esempio, con la visita del Rifugio Antiaereo di Cava Daniele, poiché esso è sia luogo di grande interesse speleologico, sia un simbolo del quartiere Antico Corso. Franco Politano mostra delle diapositive con riferimento all’associazione del Centro Speleologico Etneo, fondato il 27 dicembre 1984, con l’intento di far conoscere l’importanza storica e geologica delle grotte.
Politano illustra i preziosi prodotti delle colate laviche, con riferimento alla loro struttura, corrispondente alla sciara, il basalto, la rifusa e la rena rossa. Quest’ultima, erroneamente definita ghiara, sarebbe il suolo preesistente all’invasione lavica, di fondamentale importanza nell’edilizia del passato. I minatori, come Rosso Malpelo, scavavano all’interno delle cave di ghiara, giungendo in un labirinto assolutamente pericoloso per la loro salute e la loro vita. In ultimo Politano spiega come le cave di rena rossa sono state rifugi antiaerei che, durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, portarono molte persone a salvarsi. Le diapositive indicavano le già citate cave di via Daniele e quelle di via Cardì (Corsaro).

Il cuore dell’evento: la rappresentazione scenica
Dopo la premessa sul Bastione degli Infetti come riferimento sociale e culturale a Catania, e dopo la spiegazione sulle cave di rena rossa, avviene la performance teatrale. Graziana Maniscalco, vestita di nero, espone con totale pathos, il racconto di Rosso Malpelo. Un ragazzino il quale in età molto giovane, presumibilmente tra la pubertà e la prima adolescenza, viveva un’esistenza segnata da immani difficoltà economiche e sociali. I capelli rossi portavano la gente ad avere pregiudizi nei suoi confronti, poiché essi erano una rarità, oltre che prese in giro. Era considerato cattivo per tale caratteristica fisica, ma era la vita che conduceva ad abbruttirlo, senza sfiorargli l’idea di avere sogni e aspirazioni. Il padre di Malpelo era Misciu Bestia, un uomo buono e rispettato da tutti che lavorava in una cava di sabbia, tra i quartieri di Monserrato e Carvana, dove incontrò la sua tragica fine.
Così Rosso Malpelo dovette prendere il suo posto, con ritmi di lavoro dal pieno sfruttamento minorile. Tutto ciò portò nel ragazzo rabbia e frustrazione incommensurabili, che lui covava dentro. La madre notava l’abbruttimento in lui ma, invece di accoglierlo, lo bistrattava. Malpelo in miniera conobbe Ranocchio, un ragazzino debole e gracile con cui strinse amicizia. Egli aveva con lui un rapporto ambivalente: vi erano momenti in cui lo proteggeva e supportava, anche dalle derisioni degli altri, e situazioni in cui Malpelo era violento con Ranocchio. Questo era, in quanto abbruttito dalla vita, un “modo” suo per farlo reagire davanti alle avversità. In seguito, per via dell’insalubre luogo di lavoro, anche Ranocchio morì; a quel punto Malpelo divenne ancor più incattivito nei confronti dell’esistenza.
Vista l’estrema frustrazione che provava, anche se l’unico giorno libero dallo sfruttamento era la domenica, Rosso Malpelo riteneva che non aveva alcun senso vivere. Un giorno la cava di sabbia in cui lui lavorava, mentre si trovava lì, crollò e il ragazzo fu sepolto vivo. Poiché lui fu oggetto di profondo stigma sociale, nessuno lo pianse e fu dimenticato.
Rosso Malpelo, il racconto della fanciullezza negata
La novella si inserisce pienamente nella corrente letteraria del Verismo, cui l’autore Giovanni Verga aderì. Essa rappresenta la realtà del suo tempo, con racconti simili, (seconda metà del XIX secolo) nella più dura crudezza, senza fronzoli o eufemismi che filtrassero la narrativa. Un ragazzino dai capelli rossi, le cui ingiustizie sociali ed economiche dell’epoca lo portarono non solo ad immergersi direttamente nella vita adulta, senza godere della spensieratezza legata alla sua età, pure ad essere sfruttato. La novella Rosso Malpelo infatti costituisce una profonda denuncia del lavoro e sfruttamento minorile. Ai fanciulli e alle fanciulle va garantita di giocare e al contempo proseguire gli studi, piuttosto che vivere una realtà la quale segna in loro traumi irreversibili. Negli strati sociali più marginali in Occidente questo accade, ancor più nei paesi del Sud del mondo.
La rivisitazione di Nino Romeo della novella Rosso Malpelo è una scelta politica nell’evidenziare la condizione dei e delle minori a cui fu negata e ancora continua ad essere negato il desiderio di libertà legato a quella fascia d’età. Dalla performance teatrale di Graziana Maniscalco affiora tutta la drammaticità della condizioni di vita in cui si trovava Malpelo. Un’opera, con la relativa rappresentazione scenica, da rammentare.



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