Un incontro, quello dello scorso 16 dicembre, volto ad illustrare quanto accaduto 55 anni fa. La strage di Piazza Fontana a Milano è stata una conferenza tenutasi presso l’ex Monastero dei Benedettini, per ricordare quanto accaduto il 12 dicembre 1969. L’intento è fare luce su uno degli avvenimenti più oscuri della storia dell’Italia contemporanea, cui ne seguiranno altri.
Il contesto dei fatti
La conferenza sulla strage di Piazza Fontana ha trovato organizzazione dal collettivo studentesco Alternativa Undici, costituitosi da poco. Un incontro che ha visto la partecipazione di molte persone giovani e relatori di qualità. Il primo di questi ad esprimersi è stato Salvatore Adorno (docente di storia contemporanea), il quale anzitutto evidenzia che la strage di Piazza Fontana, con 17 morti e 88 feriti, rappresenta l’inizio della strategia della tensione. Infatti dopo vi sono stati altri attentati con una data scala cronologica. In realtà le prime avvisaglie hanno avuto luogo nel 1964-1965 con un’aggressione in Francia.
La gran parte degli attacchi violenti e di danneggiamento hanno visto come autori soggetti di destra. Anche l’estremismo rosso ha prodotto i suoi morti, ma ha operato in modo differente, con attacchi rivolti a singoli, a dispetto dell’estremismo nero che colpiva con attentati pericolosi per la collettività. La strategia della tensione è stata strutturata con lo scopo di suscitare paura e terrore nell’opinione pubblica, seminando morti.
Negli anni ’60-’70 l’Italia ha attraversato un periodo importante di lotte e rivendicazioni sociali. Ciò comportava, da parte di cittadini e cittadine, una maggior consapevolezza civile e politica e per il potere questo era un aspetto da tenere sotto controllo; era necessario quindi preservare lo status quo. Col crollo del regime fascista si elaborò la Costituzione italiana, questo però non ha corrisposto a un processo di epurazione, cioè di defascistizzazione, degli apparati burocratici e amministrativi. Una situazione la quale porta a far permanere la cultura fascista nella repubblica italiana. Da considerare inoltre che, durante i fatti, il mondo si trovava nel culmine della guerra fredda, con l’ordine bipolare, quadro in cui l’Italia scelse l’alleanza atlantica.

Piazza Fontana, dietro la narrazione ufficiale
Salvatore Adorno continua il suo lungo discorso affermando che la strategia della tensione, incominciata con quel che successe a Piazza Fontana, ha visto l’instaurarsi di un canale di comunicazione tra il SID (sistema di intelligenza militare), la loggia massonica P2 e l’organo di controllo e spionaggio del Ministero degli Interni. Le organizzazioni terroristiche di estrema destra quali Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale, confluite poi in Ordine Nero, sono state la manodopera delle operazioni stragiste. La finalità di tali movimenti era instaurare nuovamente la dittatura fascista in Italia, i quali avevano per l’appunto contatti col livello superiore. Dietro le quinte agiva l’operazione Gladio, struttura segreta originaria dagli Stati Uniti che monitorava la situazione socio-politica in Italia, per evitare il rischio di derive considerate comuniste.
Ma il potere in quegli anni fece di tutto per insabbiare la verità, con molti depistaggi. Inizialmente gli anarchici sono stati il capro espiatorio della strage di Piazza Fontana, ma era celata una struttura talmente articolata che vi sono stati perfino degli infiltrati tra i gruppi libertari. I politici, specie della DC e del PSDI, strumentalizzavano la strategia della tensione per la legittimazione di se stessi. La destra eversiva ha rivendicato la strage di Piazza della Loggia a Brescia, per orientarne meglio gli esiti. In merito all’attentato Italicus emergono i responsabili, mentre per gli altri attacchi i colpevoli sono stati scagionati e poi ricolpevolizzati. Nonostante la strategia della tensione e tutto l’apparato che la caratterizzava, essa ha attecchito e le riforme solidali hanno preso piede.
Segue un video il quale spiega che nel 2005 la Cassazione ha stabilito che l’attentato di Piazza Fontana ha trovato esecuzione coi soggetti di Ordine Nuovo e Freda, ma non erano imputabili perché a livello giuridico erano assolti. Ancora, la lettura di un articolo di Pier Paolo Pasolini del novembre 1974, il quale conosce i responsabili delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e Bologna 1974. Un intellettuale molto intuitivo, si pronunciava senza mezzi termini, anche lui scomodo per il potere e pertanto eliminato.

La realtà sociale del periodo
Gianni Piazza, professore di sociologia dei fenomeni politici, si riferisce all’andamento dei movimenti sociali durante la strategia della tensione. Quest’ultima, attraverso gli attentati susseguitisi, ha cercato di neutralizzarli e colpirli. La struttura organizzativa dei movimenti sociali è reticolare, informale, decentrata; si prendono le decisioni in assemblea, attuando la democrazia diretta. Essi, strutturati dal basso, sono influenzati sia da variabili interne che esterne. I movimenti sociali sono eterogenei, vi sono quelli femministi, studenteschi, operai. Tra l’Università e la fabbrica, infatti, vi sono analogie, poiché si tratta di entrambi i casi di contesti autoritari che limitano la libertà. Le forme d’azione sono le occupazioni, la resistenza passiva o la violenza difensiva. Le tensioni sociali spingono alla lotta, determinata da fattori demografici, culturali, economici.
La strage di Piazza Fontana, poiché i gruppi di sinistra e gli anarchici sono stati il capro espiatorio, ha portato i movimenti sociali a essere più incisivi nelle rivendicazioni. Si parlava, pertanto, di Stato delle Stragi. In questo periodo si costituisce pure il movimento di autonomia operaia, che tende all’autorganizzazione della classe operaia. Gli anni ’70 sono stati un periodo di grandi conquiste sociali; lo Stato pertanto ha attuato un forte livello di repressione.
Natale Musarra, ricercatore, tiene conto del contesto storico di quel periodo. Nel movimento anarchico non si è mai smesso di indagare sugli avvenimenti legati alla strategia della tensione. Considerazioni sulla figura di Pino Pinelli, ferroviere, rappresentativo dell’anarchismo a Milano. Attraversa tutto il percorso anarchico dell’epoca, conoscendo vari gruppi si accosta ad una visione libertaria aperta, secondo cui tutto va discusso. In seguito Pinelli entra a far parte del circolo Ponte della Ghisolfa, giovani anarchici che poi difendono lui e Pietro Valpreda dalle accuse di essere gli artefici dei fatti di Piazza Fontana. Pino ha pagato con la vita le incriminazioni ricevute ingiustamente.
Vi era un filo diretto tra Catania e Milano nell’ambiente libertario, con il sostegno alle stesse rivendicazioni. Probabilmente gli anarchici sono stati presi di mira durante la strategia della tensione perché erano il punto debole della contestazione. Significa che vi si infiltravano i fascisti più facilmente. Non sussisteva più l’ingenuità sociale: ogni aspetto presentava una lettura politica.
Piazza Fontana, un incontro sentito e partecipato
Un’iniziativa volta a recuperare la memoria storica di ciò che successe decenni fa, con l’intento di far comprendere quanto l’allora narrazione ufficiale fosse stata manipolata e distorta. L’attentato di Piazza Fontana, con la conseguente strategia della tensione, dimostra che il potere vuole che l’opinione pubblica sia distratta dalle istanze di giustizia sociale. Esse, infatti, in quel periodo erano molto sentite, si auspicava un’esistenza migliore attraverso la lotta politica. pertanto occorreva da parte degli apparati del potere porre freno a questo affrancamento sociale; tutto ciò tramite la strategia della tensione. La volontà di denigrare i vari gruppi politici, dando loro la responsabilità degli attentati, in modo da distrarre l’opinione pubblica. Momenti che rappresentano un focus su una realtà i cui ricorsi storici si riflettono ancora oggi.



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