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Le “annacate” che seducono Catania: le candelore di Sant’Agata

Candelore Sant'Agata. Fonte: youtuber PrimeGT23

Con la loro inconfondibile “annacata”, le candelore (o cerei) di Sant’Agata hanno già iniziato a percorrere le vie del centro storico e dei quartieri limitrofi, mostrandosi in tutta la loro bellezza e unicità a cittadini, devoti e turisti. Costruite in legno con colori e con stili differenti, le 12 candelore prima della festa della Santa patrona vagano per la città rappresentando le arti e i mestieri prima di porsi in ordinata processione nel culmine dei festeggiamenti.

Un tempo, quando mancava l’illuminazione elettrica, le candelore avevano la funzione di illuminare il passo ai partecipanti alla processione. Il popolo, da sempre vicino alla patrona catanese, ha voluto partecipare attivamente alla festa agatina realizzando nel 300 le candelore, opere artigianali che rappresentano associazioni di varie categorie di lavoratori. Pesanti fino a 900 Kg e portate a spalla da 4 a 12 uomini (il numero varia in base al peso), oggi le candelore sono 12 in totale. Il numero delle candelore è cambiato spesso negli anni. Nel 1514 erano infatti 22 con a capo della processione quella dei Confettieri decorata con “cosi ruci”. Nel 1674 se ne contavano invece 28, mentre agli inizi del ‘900 13.

Con il grido pieno di devozione “Cittadini, cittadini, semu tutti devoti tutti?”, le candelore precedono la vara della Santa secondo un ordine ben preciso.

Le candelore del Monsignor Ventimiglia e del Circolo Cittadino di Sant’Agata aprono e chiudono la processione dei cerei

Dieci delle 12 candelore “ballano” in rappresentanza dei vari mestieri, mentre due non appartengono a nessuna corporazione. Quella del Monsignor Ventimiglia (la più piccola) e la candelora realizzata in composito del Circolo Cittadino di Sant’Agata, aprono e chiudono la processione dei cerei durante la festa di Sant’Agata.

Candelore in processione durante la festa di Sant'Agata. Credits: Fabio Giuffrida

Candelore in processione durante la festa di Sant’Agata. Credits: Fabio Giuffrida

Le candelore che rappresentano le classi lavorative: Rinoti, Ortofluricoltori, Pescivendoli, Fruttivendoli e Macellai

Il primo cereo dopo quello del Monsignor Ventimiglia, è quello di Rinoti. Donato dagli abitanti di San Giuseppe la Rena nell’800, il cereo consta di quattro ordini. Motivi barocchi si susseguono ad una vasta simbologia agatina, con scene dei martiri della Santa catanese.

In stile gotico veneziano, il cereo degli Ortofluricoltori (rappresentante la classe dei giardinieri e dei fiorai) è decisamente quello più originale fra tutte le candelore della festa di Sant’Agata. Comunemente chiamata “La Regina”, nell’ultima restaurazione è stata ripristinata la tradizionale boccia a corona in sommità.

La ghirlanda di fiori finti (un tempo veri) del cereo in stile rococò dei Pescivendoli oscilla al movimento dell’annacata. Questa caratteristica gli ha permesso di essere conosciuta con il soprannome di “Bersagliera”.

La “Signorina” si distingue per il suo movimento e le sua eleganza. Il cereo dei Fruttivendoli è stato più volte restaurato: il più recente, avvenuto nel 1959, ha portato alla luce decorazioni in oro, sono state rinnovate i gagliardetti nonché il cerone interno, quest’ultimo sostituito da uno in legno più leggero.

Nota come candelora dei “Chianchieri”, il cereo dei Macellai è ornato da una statua rappresentante San Sebastiano, patrono della corporazione in questione. L’artistica torre consta di quattro ordini, l’ultimo rappresentante quattro statue: San Sebastiano, San Antonio di Padova, San Isidoro Agricola e la Madonna del Carmine.

La tipica "annacata" delle candelore durante la festa di Sant'Agata

La tipica “annacata” delle candelore durante la festa di Sant’Agata

Le candelore che rappresentano le classi lavorative: Pastai, Pizzicagnoli, Vinaioli, Panettieri e Villaggio Sant’Agata

Semplice, elegante ed in stile barocco, la candelora dei Pastai è l’unica che manca di scenografie rappresentanti il martirio di Agata.

Portavoce degli alimentaristi, il cereo dei Pizzicagnoli è noto per il suo stile liberty. Con l’ultimo restauro, avvenuto nel 1980, è stato allungato il cerone interno ed è stata rimessa la boccia di vetro, come era originariamente.

Fino agli anni ’60 la corporazione del cereo dei Bettolieri (o Vinaioli) si è occupata della manutenzione e dell’uscita della candelora. Oggi, però, esce in processione a cura del comitato delle feste agatine.

La “Mamma” di tutte le candelore è il cereo dei Fornai e dei Panettieri. Il più pesante di tutti, è portato in processione da ben 12 portantini. Ha una forma tipicamente liberty costruita su 5 ordini. Dopo innumerevoli restauri, della vecchia candelora si conservano solamente gli otto grossi angeli e la base.

Penultima della serie (l’ultima è quella del Circolo agatino) e voluta del signor Salvatore Russo, la candelora del Villaggio Sant’Agata è la più giovane di tutte. Ha fatto parte per la prima volta ai festeggiamenti agatini nel 2012. Quest’anno questa candelora è stata protagonista di un importante traguardo. Su volere del Sindaco di Sant’Agata Li Battiati, Marco Rubino, per la prima volta nella storia la suddetta candelora è giunta in visita sino al comune che prende il nome della Santa.

Candelore in processione

Candelore in processione

Importanti novità nel 2018: nuova candelora e nuovi traguardi

Oltre al grande traguardo che ha visto protagonista la candelora del Villaggio Sant’Agata, da quest’anno una nuova candelora si aggiungerà alle dodici già esistenti. L’anno scorso la candelora dei Mastri Artigiani della Parrocchia Maria Santissima Assunta è stata visibile la mattina del 5 febbraio in compagnia delle altre al Duomo. Da quest’anno prenderà parte alle processioni della festa. Realizzata nel 2009, ha partecipato a numerose iniziative religiose diventando un punto di riferimento per i devoti del territorio.

Credits foto copertina: youtuber PrimeGT23

Valentina Friscia

Autore: Valentina Friscia

Chi sono io? Un’amante della vita, della lettura, degli animali e della propria città. La versatilità è una delle mie virtù, così come l’enorme pazienza nei confronti del genere umano. L’amore per i libri e per la scrittura mi ha permesso di accedere ad un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto: l’arte del giornalismo con tutte le sue sfaccettature.

Le “annacate” che seducono Catania: le candelore di Sant’Agata ultima modifica: 2018-02-01T09:31:07+00:00 da Valentina Friscia

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