Pasqua a Catania. O meglio: c’era una volta la Pasqua a Catania. L’amarcord collettivo di usi e tradizioni che raccontano la città e i suoi cambiamenti. Un modo per riavvicinarsi, per scoprire o ritrovare le radici del popolo catanese. Un altro viaggio attraverso i vostri occhi per raccontare la città di Catania, aspra e magnifica.
C’era una volta la Pasqua a Catania
Un amarcord, un puzzle o semplicemente un tentativo di raccogliere i pezzi. Uno slancio o uno sforzo per rimetterli insieme. La voglia, forse, di rispondere a un dolce indolenza procurata dalla primavera. Perché forse – ancora una volta – il risveglio dopo il letargo dell’inverno stenta ancora ad arrivare. Un passo in avanti. La Settimana Santa coincide con il tempo della primavera e quest’ultima con la stagione della metamorfosi. Così, la Passione, la Morte e la Resurrezione di Cristo diventano vicende personali che si confermano con le partecipazioni popolari. C’è un ma. Un però che trasforma questo racconto in un’accozzaglia di parole. Un pot-pourri che cerca di amalgamarsi e aspira all’uniforme senza irregolarità.
Un passo indietro. E allora perché il risveglio tarda? Ci sono alcune cose che credo di aver perduto (e se io le ho perse forse le avete dimenticate anche voi). La Pasqua a Catania, nella città che mi ha visto nascere, che mi ha cresciuta e che mi ha visto andare via, coincideva con alcune delizie culinarie. Sì, sarà banale e alquanto materialista, ma non era la messa, il rintocco della campana o la benedizione del prete. Erano gli aceddi cu’ l’ova a segnalare la festività. Andando ancora più indietro nel tempo, invece, erano le palme e non i ramoscelli d’ulivo. Le uova di Pasqua? Sì, c’erano anche quelle, ma passavano in sordina alla vista della cassata siciliana.
C’era una volta o c’è ancora?
E andando ancora più indietro? Non lo so, non ero ancora nata, ma so che la Sicilia è stata ed è una terra ricchissima per tradizioni e riti. Sono tante le città e i paesi che organizzano eventi religiosi tra cui processioni e le sacre rappresentazioni, ma non ve ne parlerò. Vorrei, piuttosto, chiedere a voi. Sapere cosa significa per voi la Pasqua a Catania. Cosa vi ricordate, quali sono le immagini nella vostra memoria o se vi è qualche racconto che vi è rimasto impresso. Il mio è un racconto di mio nonno. Per loro la Pasqua coincideva con la domenica delle Palme. Al rintocco delle campane della messa la gente per strada si fermava e stringeva le mani in un gesto di pace alla moglie, all’amico, ma anche alla passante e allo sconosciuto. Sembra cosa da poco, ma di questi tempi questo racconto mi è sembrato straordinario. Forse sto invecchiando e l’età porta a una diversa sensibilità (o a un rincoglionimento). Questa storia, seppur breve, volevo raccontarvela. Forse e dico ancora forse, ci vorrebbero più gesti come questi e senza voler fare la morale abbiamo davvero dimenticato cosa vuol dire essere catanesi, nel senso e nel significato più alto del termine.

