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Parada Argentina: la storia di Angelo D’Agosta che parla di tutti noi

Parada Argentina, storia di un Tano di Angelo D'Agosta, foto by Francisca Cardoso Lima

Parada Argentina, storia di un Tano di Angelo D'Agosta, foto by Francisca Cardoso Lima

C’è qualcosa di raro e prezioso in Parada Argentina, storia di un Tano, uno spettacolo che, già dal titolo, ci parla di un viaggio personale e universale. Scritto e interpretato da Angelo D’Agosta, drammaturgo catanese, questo lavoro ha qualcosa di unico: racconta di migrazione, identità e amore. Sì, amore, perché, alla fine, ogni grande storia si regge su questo sentimento, nelle sue infinite forme.

Seduta in platea, in una delle giornate più piovose di questo novembre, mi sono ritrovata a essere non solo spettatrice, ma compagna di viaggio del Tano, il protagonista. Da subito senti che non è uno spettacolo come gli altri: Angelo D’Agosta riesce, da solo, con maschere, burattini e stoffe, a catturarti completamente. Tra risate e lacrime, racconta una storia che sembra parlare anche di te. Parla di tutti noi. Parla di ogni tempo. “Ho creato questa storia andando nei luoghi dove quella Storia è stata vissuta”, racconta Angelo. E puoi sentire, nelle sue parole, tutta la passione che ha messo nel progetto. Per un mese ha viaggiato in sei città argentine, raccogliendo testimonianze, percorrendo 40.000 chilometri, facendo lezioni teatrali in tre università e replicando il suo spettacolo precedente, Ulisse all’inferno. E poi, dal caos, dalla vita, ha scritto un nuovo copione.

Burattini, maschere e oggetti di scena: ecco chi accompagna Angelo D’Agosta nello spettacolo

Angelo lo definisce un viaggio incredibile. Io direi che questo viaggio è un dono per chi si siede e guardare lo spettacolo. È come se ogni frammento vissuto in Argentina fosse diventato parte di quest’opera che riesce a parlare a tutti. Perché, alla fine, Parada Argentina non si misura in chilometri percorsi, ma nella profondità delle esperienze condivise. Uno degli aspetti più affascinanti dello spettacolo è l’uso creativo di oggetti, maschere e burattini. In scena, questi diventano una sorta di linguaggio universale, che supera ogni barriera. Angelo ha affinato questa tecnica durante il suo periodo di studio presso la scuola per titiriteros (burattinai) “Ariel Bufano”, un percorso che si sente in ogni gesto, in ogni piccolo movimento.

Parada Argentina, storia di un Tano di Angelo D’Agosta, foto by Francisca Cardoso Lima

“Nei miei spettacoli uso da tempo oggetti e maschere, mescolandoli alla narrazione. Lo studio presso la scuola Bufano mi ha permesso di perfezionare questa tecnica”, mi racconta. Ed è vero: quei piccoli elementi, apparentemente semplici, riescono a trasmettere emozioni complesse. Si creano momenti magici che ti fanno dimenticare tutto, tranne ciò che stai vivendo in quel momento. Al centro di tutto, c’è una frase che si ripete come un mantra: “Puerta abierta para todos” (porta aperta per tutti). È un messaggio universale, potente, che riflette inclusione, speranza e accoglienza. Angelo sottolinea come la storia del Tano sia la storia di tanti, la storia di tutti noi. E, mentre lo ascolti, pensi a quanto questo sia vero, quanto ci sia bisogno di storie come questa oggi.

Le musica in Parada Argentina, diventano attori in scena

Un altro aspetto fondamentale dello spettacolo è la musica, curata da Pamela Toscano, descritta da Angelo come “occhi e mani di rara raffinatezza, eleganza e delicatezza”. La colonna sonora non accompagna semplicemente, ma diventa parte della narrazione stessa, amplificando ogni emozione. Ogni nota sembra portare il pubblico più a fondo nella storia, lasciandolo senza fiato. Pamela Toscano cura anche la regia e le luci su Angelo e sulla scena si muovono abilmente per far risaltare l’unico motore di tutto: la storia. Ho chiesto ad Angelo dove e quando si potrà rivedere questo spettacolo, prodotto da Zō Centro culture contemporanee e ho scoperto che lo spettacolo si prepara a una tournée nazionale, sono previste anche repliche scolastiche (e meno male!) e inserimenti in rassegne teatrali. Per le date dobbiamo, però, attendere. 

Lo spettacolo è costruito abilmente anche grazie alle scenografie di Alessandra Privitera, le sonorizzazioni José Mobilia, le “cabezas” (maschere) di Fantasìas Mecànicas. Angelo D’Agosta si è avvalso della consulenza tecnica alla manipolazione della Maestra Morgana Marchesi.

Parada Argentina, storia di un Tano di Angelo D’Agosta, foto by Francisca Cardoso Lima

Docenza, scrittura e drammatirgia: le vite artistiche di Angelo

Angelo non è solo attore e drammaturgo, ma anche docente di Scrittura per il Teatro e Drammaturgia presso la Scuola di Scrittura e Storytelling di Viagrande Studios. Gli ho chiesto come riesca a conciliare questa doppia vita, come ne tragga energia e sinergia. La sua risposta è stata tanto semplice quanto poetica: “Io non sto né con Ettore né con Achille, io sto dalla parte di Omero. La scuola mi permette di rafforzare le fila della squadra di Omero”. Ed è proprio così: Angelo è un artista nel senso più autentico del termine, qualcuno che non si limita a raccontare storie, ma condivide il come farlo.

Uscendo dal teatro quella sera piovosa, ho pensato che se esistono storie che devono essere raccontate, queste sono quelle che parlano della materia umana in maniera originale. Ed è proprio quello che fa Parada Argentina. Racconta ciò che ci rende umani, con delicatezza, passione e uno straordinario senso del presente.

Parada Argentina: la storia di Angelo D’Agosta che parla di tutti noi ultima modifica: 2024-11-29T08:08:00+01:00 da Manuela de Quarto

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