Un testo il quale auspica la bellezza a Catania; uno scritto che porta delle riflessioni rispetto all’esistenza umana. Menchenn Ulla è il nuovo libro di Randagio Clandestino, pseudonimo di Mario Bonica. La sua presentazione ha trovato luogo la scorsa domenica pomeriggio presso il Circolo Città Futura in via Caronda 147. Una realtà politico-culturale, gestita da Chiara e Santina, che sostiene l’antispecismo, l’antifascismo, la libertà delle donne, la quale ha accolto l’iniziativa.
Introduzione all’incontro su Menchenn Ulla
Mario Bonica incomincia col riferirsi alla bestialità dell’essere umano, la quale raggiunge il culmine con gli allevamenti intensivi. Luoghi di orrore in cui miliardi di animali vengono fatti nascere ed esistono col solo scopo di essere macellati. Tuttavia Randagio Clandestino riconosce che si può raccontare l’orrore anche con allegria e divertimento, non per cinismo ma per conoscere la bellezza di ogni creatura vivente. Egli, insieme a Concetta Rovere, ha parlato di questo ed altro per vent’anni con la sua attività teatrale.
Gli/le antispecisti/e rivendicano il diritto alla vita e alla felicità per ogni essere vivente. I santuari presenti in tutta Italia ne sono la dimostrazione. Essi/e sono contro ogni forma di sfruttamento e uccisione di altri esseri viventi; soprattutto contro l’assunto che l’uomo stia al di sopra di tutte le altre specie e che, pertanto, possa esercitarvi potere. Menchenn Ulla ha come protagonista una strega-fata, trasformata in un bosco come quelli delle fiabe.
Le parole dell’associazione L’arca di Natalia
Dopo l’intermezzo musicale di Gregorio Lui, con un canto antispecista, interviene Silvia, riferendosi alla realtà che gestisce assieme ad altri/e volontari/e. Un rifugio a Trecastagni, riconosciuto come santuario lo scorso marzo, assieme a contesti simili, per via di una legge. Pertanto gli animali ospitati sono ufficialmente da affezione; si tratta di mucche, maiali, galline, pecore, capre sottratte dall’orrore della macellazione. Un’attività svolta con tanto amore e dedizione al rifugio L’arca di Natalia. Gli animali come esseri senzienti che provano emozioni e sentimenti; soggetti unici e non economici, con una loro individualità, tanto da avere dei nomi propri, e un loro vissuto.
Proiezione di un video costituito da due parti. La prima concerne le realtà di vari santuari in Italia; la seconda, triste i fatti di Sairano (Pavia). Il rifugio Cuori Liberi ospitava dieci maiali, anch’essi liberati dalla macellazione. Nelle vicinanze sono presenti diversi allevamenti intensivi da cui si è innescata la peste suina, portando all’uccisione di più di 30 mila maiali. Solo due creature di Cuori Liberi hanno contratto il morbo, una di queste guarita. Ciononostante, i/le volontari/e del santuario hanno riveduto l’accusa di aver diffuso la peste suina, pur avendo rispettato le norme di biosicurezza. Un’altra ipotesi plausibile del contagio, invece, può corrispondere alle visite frequenti da parte dei veterinari.
La vergogna a Sairano
Lo scorso 20 settembre è stato un giorno atroce. Le forze dell’ordine si recano al santuario Cuori Liberi, con l’ordine di sopprimere i maiali. Volontari/e e attivisti/e accorsi oppongono resistenza, ma subiscono violenza con manganellate, soprattutto le donne. Riescono ad entrare ed eseguono “gli ordini” . Dopo quella data sono iniziate le denunce verso la Regione Lombardia, il corpo delle forze dell’ordine, il quale ha perpetrato un abuso di potere, e pure nei confronti dell’Asp. Inoltre la Lav (Lega Anti Vivisezione) si sta mobilitando per riconoscere la gravità del provvedimento ingiusto e inaccettabile attuato. Lo scorso 7 ottobre c’è stata la manifestazione nazionale, con più di 10 mila partecipanti, per ricordare le atrocità di Sairano ed evitare che si ripetano ancora.
Il prossimo 18 novembre è previsto un corteo a Roma e lunedì 20 un presidio al Ministero. L’intento è chiedere nuovi protocolli concernenti la gestione dei santuari nel caso di pesti animali. Esse anzitutto differiscono dalla zoonosi, in quanto non si trasmette agli umani. Si chiede, quindi, di poter prendere altri provvedimenti, quali l’applicazione delle norme di biosicurezza o la quarantena, evitando così l’uccisione di esseri senzienti.
Menchenn Ulla, una fiaba molto particolare
Il titolo del libro indica che la protagonista si ritrova, secondo i criteri del modello dominante, ad essere “meno che niente”. La fata, infatti, è l’estremo opposto della logica del potere, poiché porta la fantasia a Catania, particolarmente a Librino. La fata non comprende la complessità della vita in città, deleteria e alienante; non parla, ma agisce col cuore e si affida alle sue percezioni. Menchenn Ulla compie un miracolo: trasforma la città con le sue contraddizioni in un bosco. Qui gli esseri viventi si incontrano e stabiliscono interazioni sociali, senza nessuna forma di potere. Vi sono inoltre sette figure emarginate che, attraversando Librino, danno luogo a una trasformazione radicale. Non più soggetti esclusi ma protagonisti attivi per un nuovo modo di vivere la città.
Un vecchio barbone, una ragazzina sordomuta, un tossicodipendente, un ragazzino indisciplinato e uno introverso, una capretta, poi la strega fata. Questi/e acquiscono voce, trovando finalmente ascolto. Una storia non storia, che esorta a guardare la città sotto un’altra ottica, contribuendovi a creare bellezza. Randagio Clandestino considera il linguaggio degli animali, i quali comunicano col corpo e con lo sguardo, riuscendo ad esprimersi pur non disponendo della parola. Il genere umano, invece, parlando in misura astratta, non riesce ad andare in profondità. In ultimo altro brano cantato e suonato da Gregorio Lui, in omaggio a Madre Natura e le sue creature. Menchenn Ulla è un libro il quale fa riscoprire la genuinità del vivere, in una realtà violenta e difficile, che incoraggia solo la meccanicità dell’essere umano, piuttosto che la spontaneità. Una riscoperta della dimensione dell’esistenza, più semplice e meno artificiosa.

