Una rassegna cinematografica, tenutasi tra il 20 e il 21 settembre scorsi, la quale ricostruisce una parte di storia sommersa della Trinacria. Un ciclo di proiezioni volto sia a dar voce a chi rimane taciuto dalle fonti ufficiali, sia a far conoscere vicende del passato che hanno rischiato di finire nell’oblio. La Trilogia della Sicilia invisibile, di Nella Condorelli, è una triade di docu-film su avvenimenti dell’isola, svoltisi tra la fine dell’Ottocento e la prima metà metà del Novecento. La presentazione e visione ha trovato luogo presso l’Arena Corsaro, un sabato e una domenica sera.
I docu-film come ricerca peregrina
Nella Condorelli, durante la serata del 20 settembre, introduce il discorso sul suo lavoro. Afferma che il cinema costituisce un’opera collettiva, poiché coinvolge lavoratori e lavoratrici, che insieme cooperano nel costruire la storia cinematografica. Isabella Fichera, giornalista, nel corso della rassegna ha moderato il dibattito, evidenziando l’impegno della regista a ricostruire, con assoluta dedizione e meticolositò, una parte della storia di Sicilia oltre la narrazione mainstream. Nella si riferisce all’evoluzione della scrittura giornalistica, dal piombo al computer, passando per la macchina da scrivere. Oggigiorno l’immagine risulta più incisiva nel comunicare rispetto allo scritto, proprio perché viviamo in una società incentrata sulla dimensione visiva.
I momenti salienti nella realizzazione di un docu-film sono la messinscena, ispirata a fatti reali, e la ricerca del materiale audio-visivo. Segue l’intervento di Laura Delli Colli, del SNGCI (sindacato dei giornalisti cinematografici), la quale evidenzia che Nella Condorelli, coi suoi docu-film, scandaglia la storia. La regista segue un filo rosso dalla sequenza unica lungo i suoi documentari, che percorrono il comune denominatore della lotta e del riscatto. Si tratta di una Sicilia che non si rassegna, la quale va oltre la narrazione dominante secondo cui gli e le abitanti dell’isola sono in perenne stato di rassegnazione.
Trilogia della Sicilia invisibile: la ricostruzione storica del vissuto di lavoratori e lavoratrici
Il primo docu-film, 1893. L’inchiesta, come rimanda lo stesso titolo, racconta delle ricerche di quell’anno condotte da Adolfo Rossi, giornalista veneto. Questi giunge in Sicilia, in qualità di ispettore regio, allora chiamato così il corrispondente giornalistico, e compie un lavoro assolutamente accurato, con la ricostruzione storica del movimento dei Fasci siciliani dei lavoratori. Esso è durato dal 1891 al 1894, dimostrando una solida organizzazione dal basso tra i lavoratori e le donne, il cui ruolo è assai incisivo. I Fasci dei lavoratori si costituiscono contro lo sfruttamento latifondista dei proprietari terrieri, reclamando condizioni lavorative più dignitose. Vi confluiscono non solo contadini (compresi i iurnatari), anche zolfatari, operai, artigiani. Il movimento ha riscontrato una brutale repressione da parte del governo Crispi.
La ricostruzione storica di Adolfo Rossi è stata essenziale: essa porta alla luce la Sicilia resistente, un’idea scomoda in controtendenza al pensiero unico dei siciliani e delle siciliane rassegnate. Senza tale inchiesta, non sarebbe stata pervenuta la storia dei Fasci dei lavoratori con una ricerca così precisa. Rossi compie un lungo peregrinare attraverso tutta l’isola. Nella Condorelli dichiara che ha solo rivisto il lavoro, dandovi un volto e inserendovi i disegni animati, per sopperire alla mancanza di documentazione cinematografica. L’inchiesta di Adolfo Rossi del 1893 viene trovata presso l’archivio dell’università La Sapienza di Roma. I Fasci dei lavoratori costituiscono il secondo grande movimento di massa, dopo quello che ha dato luogo alla Comune di Parigi. Ci si chiede come un frammento storico così importante sia stato oscurato.
Uno sguardo oltre oceano
Il secondo docu-film della Trilogia della Sicilia invisibile è La storia vergognosa. Nella Condorelli, continuando con le sue ricerche, vuol dare un continuo al suo percorso narrativo attraverso il cinema. Molti lavoratori e molte lavoratrici che hanno lottato per rivendicare condizioni migliori, ma si trovano in un contesto, soprattutto quello dell’entroterra siciliano, che non offre loro ampie prospettive. La povertà persiste e la crisi del capitalismo tra il 1870 e il 1880 incide, culminata con lo scandalo della Banca Romana. L’industrializzazione avanza, con la conseguente automazione, e le speranze del Risorgimento rimangono disattese. Così si verifica la grande migrazione di massa, in cui molti e molte sono costretti/e a lasciare la terra natia. Un tema di cui Nella Condorelli è sempre stata sensibile, in quanto figlia e nipote di emigranti.
Il sottotitolo de La storia vergognosa è Cuntu d’amuri e riconoscenza, omaggio proprio alla generazione di persone emigrate. Esse, nei luoghi in cui si trasferiscono, tendono ad auto organizzarsi, con movimenti di operai contro lo sfruttamento lavorativo. I canti di protesta sono di una violenza verbale tale da non poter essere inseriti nel docu-film. Ancora, La storia vergognosa si riferisce pure a chi è rimasto in Sicilia a lottare e resistere, come il sindacalista Lorenzo Panepinto, figura rilevante dei Fasci siciliani dei lavoratori. Questi divulga, nei discorsi e nelle azioni, il socialismo rurale; scomodo per il potere latifondista, rimane ucciso. Provvidenza Rumore, contadina, testimonia a favore di Panepinto, indicando chiaramente gli artefici del delitto; questo le costa un profondo stigma sociale.
Enzo Muscarella riconosce a Nella Condorelli il far emergere dalle storie documentate il protagonismo femminile, dando così voce all’invisibilità delle donne oscurate sempre dalla storia ufficiale raccontata dal punto di vista maschile. La voce delle donne converge con quella dei lavoratori, poiché lo scopo è il riscatto sociale dall’oppressione economica e la lotta di classe.
Trilogia della Sicilia invisibile, la conoscenza di Vanni il siciliano
Domenica 22 settembre la rassegna di docu-film ha trovato continuazione. Dopo un riassunto dei primi due lavori compiuto dalla moderatrice Isabella Fichera, Nella Condorelli ha spiegato cosa l’ha spinta a continuare col suo lavoro. Le ricerche accurate sull’immigrazione di massa l’hanno portata a imbattersi nella figura di Giovanni Rosa detto Vanni il siciliano. Questi non solo incarna la storia di un singolo, pure i trascorsi del movimento anarchico siciliano. Interviene Claudio Longhitano dell’ANPPIA (Associazione nazionale perseguitati politici italiani antifascisti), il quale sostiene la necessità di preservare la memoria storica. Essa è fondamentale per comprendere l’evoluzione della democrazia e il segno lasciato dalla Resistenza La storia come maestra di vita, la cui conoscenza è fondamentale per evitare gli errori del passato. L’ANPPIA ha dato il suo contributo per la realizzazione di Vanni il siciliano.
Segue, prima della visione del docu-film, l’intervento di Natale Musarra, il quale espleta le sue conoscenze meticolose sul movimento anarchico, collegandole a Giovanni Rosa. Vanni il siciliano è uno dei suoi tanti soprannomi e nasce nel 1907 a Pozzallo. A soli quindici anni emigra col padre negli USA, in cerca di un avvenire migliore. La madre, interpretata da Evelyn Famà nel docu-film, prova profondo dolore verso una lontananza così radicale. La donna esprime il profondo legame di Vanni col mare, il quale proietta verso nuovi orizzonti, essendo sin da bambino uno spirito libero ed originario di un paese marittimo. Negli Stati Uniti Vanni Rosa conosce il movimento anarchico, consolidatosi dal 1884 con l’arrivo di Errico Malatesta, e diviene un fervente rivoluzionario. Il porto di New York è il luogo in cui gli anarchici si riuniscono, Vanni intraprende attività ritenute sovversive, così viene espulso. Da allora il giovane si sposta da un luogo dall’altro, cambiando città di continenti diversi. Da Marsiglia all’Algeria, passando per Tunisi, roccaforte antifascista, e Parigi; in tutti questi luoghi a Vanni spetta l’espulsione. In ultimo torna a Pozzallo, dove è arrestato per l’ultima volta e messo al confine.
Il docu-film di Nella Condorelli racconta la storia di Vanni Rosa fino al 1945. Dopo la seconda guerra mondiale, su di lui si conosce che continua le sue peregrinazioni in Argentina e a Cuba. Vanni il siciliano è un docu-film che ricostruisce non solo il vissuto di un uomo estremamente tenace nella lotta politica, tanto da essere definito “l’anarchico dei tre mondi”, pure riordina il contesto socio-politico dei primi decenni del Novecento, lungo l’asse di tre continenti. Questo non mediante la storia ufficiale, ma grazie al repertorio reso fruibile dall’AMOOD (Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico), di cui Luca Ricciardi è responsabile.
Trilogia della Sicilia invisibile, il suo impatto
Una triade di docu-film da guardare, sia per la narrazione scelta, sia per il lavoro meticoloso della regista e di tutte le figure coinvolte. In Vanni il siciliano, Nella Condorelli riporta il pensiero di Hannah Arendt, secondo cui la guerra ridefinisce i poteri. Infatti la vita di Vanni Rosa è stata turbolenta anche anche per via dei due conflitti mondiali. Franco Piperno, amico di Nella Condorelli, vedeva nel cielo stellato un tendere verso l’armonia, cui l’umanità dovrebbe cercare di aspirare.
La regista nei suoi docu-film rappresenta il cinema reale, legato all’esistenza stessa, alla quotidianità vissuta dalle figure messe in oblio dalla narrazione ufficiale. Un cinema corale che, rispetto ad attori, attrici, comparse, luoghi di riprese, coinvolge una pluralità di soggetti. Alberta Dionisi è autrice delle foto di scena di Vanni il siciliano, con cui coniuga la sua sensibilità con l’essenza del docu-film. Attraverso la fotografia di set, Alberta cerca la sua visione nel mondo; essa così diviene canale d’introspezione. La rassegna si conclude con l’intervento di streaming di Luca Ricciardi, il quale con l’AMOOD ha permesso di inserire in Vanni il siciliano materiali di un vasto repertorio. I docu-film di Nella Condorelli presentano un valore storico e di ricerca inestimabile, da divulgare e far conoscere ai posteri.

