Sant’Agata e Iside. Una storia di devozione, mito, tradizioni e antichi culti. Un innesto, una mescolanza e il principio femminile della natura. Un racconto che si interseca con la storia della patrona di Catania, sull’adorata Agata coronata di vittoria. Alcune parole scritte, alcune riflessioni e studi raccolti per questi giorni che non sentono fatica e non accennano al sonno. I giorni della festa che dipingono di bianco e di giallo la città di Catania. Atti di fede, fragore e fuoco.
Sant’Agata e Iside: il legame con la tradizione egiziana e greca
Il culto di Iside si innesta nella festa di Sant’Agata per l’assonanza con alcuni riti e antiche tradizioni. La festa dedicata a Iside a Corinto colpisce per la straordinaria somiglianza con quella dedicata a Sant’Agata. Il primo elemento interessante, come suggerisce Iorga Prato, tecnico archeologo, risiede nella «barca in legno che precedeva la vara di Sant’Agata fino ai primi del ‘900 e che veniva poi sacrificata». Emanuele Ciacieri, storico dell’antichità, in “Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia” scrive e conferma il culto di Iside in Sicilia.
Ciacieri riprende la descrizione fatta da Apuleio nelle sue Metamorfosi. Scrive di una festa marinara, della processione verso il mare e della barca sacrificata. La processione di Sant’Agata a Catania, come quella di Iside a Corinto, scendeva alla marina (lì era approdata la barca con le Sacre Reliquie della Santa). Un’altra somiglianza si può ravvedere con gli abiti bianchi e il sacco portati dai rispettivi devoti. (Un piccolo appunto: La tradizione secondo la quale il sacco richiama la camicia che i catanesi avrebbero indossato il 17 agosto del 1126, quando le reliquie di Agata tornarono a Catania, è quella che ci convince maggiormente).
Un altro elemento affascinante riguarda la mascherata da parte delle donne; le ‘ntuppatedde. Inoltre: al velo si Iside si sarebbe sostituito quello di Agata. La festa di Sant’Agata e Iside trovano un’altra corrispondenza con le mammelle. Un ministro del culto, durante la processione di Corinto, portava un vasetto d’oro a forma di mammella in mano e «alla presenza del popolo faceva libazioni di latte».
Francisco de Zurbarán: St. Agatha, ca 1630–1633
Agata, Iside e le altre
Il legame si annoda anche con la tradizione greca. Sappiamo, grazie alle Metamorfosi di Apuleio, che Iside veniva identificata con Proserpina/Persefone. Sia Proserpina che la madre Cerere/Demetra occupavano un ruolo importante nella religiosità della Catania pre-cristiana. Le minnuzze, infatti, trovano un riscontro anche con i festeggiamenti dedicati alla dea Demetra. Le cassatelle ripiene di ricotta somigliano ai pani dolci consumati durante le festività in onore della dea greca.
Fabio Caruso, nel volume Agata santa Storia, arte, devozione, scrive che «si narra per esempio che ad Agata, condotta a forza dai soldati verso il giudizio, si sciolse un calzare. […] proprio in quel punto nacque, improvviso, un oleastro. […] a fuoco, appare invece una delicata rielaborazione del motivo del “monosandalismo”, un costume che nel mondo greco e romano è il marchio delle figure in procinto di accedere a prove iniziatiche o comunque a una dimensione “altra” dell’esistenza, e che proprio nella regione etnea sembra connesso a pratiche rituali di morte e resurrezione simbolica legate a Demetra e Persefone».
Nonostante i riferimenti, però, il legame tra Sant’Agata e i devoti è unico. La Santa, per i catanesi, è un “luogo” sacro. Anima, stupore e fede.
Fonti
Articolo su Meriodionews – La storia di Agata, tra devozione e antichi culti. La contesa con Palermo, il liotro e i retaggi pagani
Culti e miti nella storia dell’antica Sicilia di Emanuele Ciacieri
Prima di Agata:il rilievo di Demetra e Core di Fabio Caruso in Agata santa. Storia, arte, devozione. Catalogo Giunti, 2008

