LEGGENDE

Polifemo e Galatea: quando il Mito incontra la poesia barocca

Aci, Polifemo e Galatea: vignetta a cura di Maci

Aci, Polifemo e Galatea: vignetta a cura di Maci

Avete mai sentito parlare della favola di Polifemo e Galatea? La leggenda di Aci e Galatea è conosciuta dai più, soprattutto dagli abitanti di Acireale. Secondo la mitologia, Acireale deve il suo nome proprio per il pastorello Aci, figlio del dio Pan, protettore dei monti e dei boschi. La leggenda narra del grande amore che univa il giovane a Galatea, bellissima ninfa del mare dalla pelle color del latte. L’amore tra i due giovani, però, accese la gelosia del gigante Polifemo. Dopo il rifiuto di Galatea, il Ciclope, scagliò sul corpo di Aci un gigantesco masso che lo schiacciò.

Appena la notizia giunse a Galatea questa accorse dove era il corpo di Aci. Il pianto senza fine di Galatea destò la compassione degli dei che vollero attenuare il suo tormento trasformando Aci in un bellissimo fiume che scende dall’Etna e sfocia nel tratto di spiaggia dove i due amanti erano soliti incontrarsi. Dal sangue del pastore nacque dunque un fiume chiamato Akis, dal greco, oggi in buona parte sotterraneo, ma che riaffiora come sorgente nei pressi di Santa Maria la Scala (Borgo marinaro, frazione di Acireale) sfociando in una sorgente chiamata “u sangu di Jaci” ( il sangue di Aci).

E se vi dicessi che esiste una splendida favola che restituisce umanità al gigante Polifemo?

Favola di Polifemo e Galatea di Luís de Góngora, un libro da leggere durante le vacanze estive

Favola di Polifemo e Galatea di Luís de Góngora, un libro da leggere assolutamente

Polifemo e Galatea: una favola del 1612

Favola di Polifemo e Galatea” è un libro scritto da Luis de Góngora y Argote. Religioso, poeta e drammaturgo spagnolo del Siglo de Oro ed il massimo esponente del culteranesimo. “I più grandi, i rari, i veri maestri, compendiano in sé l’umanità; senza preoccuparsi di sé o delle proprie passioni, annullando la loro personalità per assorbirsi in quella degli altri, essi riproducono l’Universo, il quale si riflette nelle loro opere scintillante, vario, molteplice, come un cielo specchiantesi tutt’intero nel mare, con tutte le sue stelle e tutto il suo azzurro.” E’ così che Gustave Flaubert parla dei grandi poeti. Ed è così che appare Luis de Góngora nei versi di Favola di Polifemo e Galatea.

Poesia sublime, dove la parola conquista lo spazio nella finezza della trama. Ovidio nelle Metamorfosi scrive dell’amore tra la ninfa Galatea ed il bellissimo Aci, relegando Polifemo al ruolo del mostro, così come fa la mitologia. Góngora restituisce umanità a Polifemo. La natura della favola che avvolge la tela narrativa è intrisa di allegoria cosmogonica; in cui le vicende del mito ed i suoi significati si fondono con l’origine dell’universo. Il disegno a bulino del protagonista ci offre l’immagine dell’innamorato sofferente, dell’amore non corrisposto.

La Fontana di Aci e Galatea, Villa Belvedere, Acireale

La Fontana di Aci e Galatea, Villa Belvedere, Acireale

“…ascolta un giorno la mia voce se non perché la mia, perché commossa.”

La grandezza della sua figura è proporzionale all’amore che prova per la Ninfa. Tanto grande, tanto infelice si snoda tra versi di profonda bellezza. Questa maestosità non ricorda più quella del mostro. È come se tali fattezze fossero lo specchio di una difficoltà. La metafora di un muro tra i sentimenti da lui provati ed il ricamo del fisico minuto, delicato, di terracotta di Galatea. Lo scrittore affida allo sfondo di una Sicilia idillica, dai colori tenui, la creazione di una sinfonia inframezzata dalle fosche tinte delle parole, che orchestrano un perfetto connubio del chiaroscuro. Custode dell’Amore è il paesaggio, il bosco. Teatro dove l’Amore disvela le trame della passione di Aci e di Galatea; dell’amore inappagato di Polifemo e dove gli elementi naturali sanno anche tacere. Al cospetto di tale sentimento, la natura s’arresta e il fiume s’ammutolisce.

Si ringrazia Maci per la splendida immagine di copertina disegnata appositamente per ItCatania

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Polifemo e Galatea: quando il Mito incontra la poesia barocca ultima modifica: 2017-06-29T10:01:20+00:00 da Cristina Gatto

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