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La Cattedrale di Sant’Agata: quando era una fortezza sul mare

La cattedrale di Sant'Agata di Catania.

Tappa obbligatoria per chiunque visiti Catania, nonché vanto dei cittadini, la Cattedrale di Sant’Agata e la sua costruzione sono legate alla conquista normanna di Catania. Prima di allora la città era araba. E forse lo sarebbe rimasta, se uno dei più potenti emiri di Sicilia, tale Ibn al-Thumna, non avesse deciso di assoldare dei mercenari per sconfiggere un suo storico rivale. Accecato dal potere e dalla volontà di rimanere a capo delle sue proprietà, fu egli stesso a far mettere piedi in Sicilia ai Normanni. Una storia in cui, come accade, velata dalle motivazioni religiose, si nasconde la brama di potere. Una storia in cui il legame tra culto religioso e politica è sfumato, ma riaffiora anche grazie a testimonianze architettoniche di grande impatto, come è la Cattedrale di Sant’Agata di Catania.

Gli occhi della Santa sorvgliano Catania

Lo sguardo di chiunque attraversi piazza Duomo viene attirato verso la Cattedrale di Sant’Agata, così proprio come volevano i canoni del barocco siciliano. Tre ordini di colonne si ergono l’uno sull’altro, abbellite da capitelli in stile corinzio. Così le classiche foglie di acanto prendono vita dalla pietra. Una vitalità che appare anche nelle statue che abbelliscono il prospetto. Tra queste quelle di sant’Euplio, san Berillo e Sant’Agata. La Santa, con il volto inclinato verso la sua città, portando una mano verso il cielo, sembra invocare che tutti i mali possano allontanarsi dall’amata Catania. Le colonne e le statue sono probabilmente gli elementi più evidenti del prospetto della Cattedrale, così come si presenta oggi.

Cattedrale di Sant'Agata

Dall’alto della Cattedrale di Sant’Agata, la santa portando una mano verso il cielo, sembra invocare che tutti i mali possano allontanarsi dall’amata Catania.

Sono tante le curiosità che si celano dietro l’architettura della Cattedrale di Sant’Agata. Tra queste, l’origine delle colonne del primo ordine. Pare che, com’era consueto fare in passato, queste colonne in granito siano state prelevate da Teatro greco- romano della città, di cui prima erano parte integrante. Ad ogni modo, queste fattezze risalgono solo al 1711, ad opera di Gian Battista Vaccarini. Infatti all’architetto venne affidato il compito di ricostruire la Cattedrale di Sant’Agata, che non fu risparmiata dal catastrofico terremoto del 1693. La storia della prima edificazione della Cattedrale risale ad un’ epoca precedente. Un periodo in cui il dominio arabo in Sicilia iniziava a vacillare per via delle lotte tra i diversi emiri dell’isola. Uno di questi, Ibn al-Thumna, per avere la meglio su un suo rivale, ingaggiò dei mercenari normanni.

La Cattedrale di Sant’Agata: una chiesa- fortezza

Inizialmente gli Altavilla di Normandia misero piede in Sicilia per combattere come mercenari a fianco dei soldati di Ibn al Thumna. Ma fu approfittando dell’indebolimento dei dominatori arabi e dell’appoggio della Chiesa di Roma, ben contenta della possibilità che in Sicilia si instaurasse una dominazione cattolica, ben presto riuscirono a diventare gli indiscussi padroni dell’isola. Catania, già tra i centri più importanti della Sicilia, non poteva non essere a capo di una diocesi. Così, nel 1092, Papa Urbano II concesse al normanno Ruggiero di riedificare la Cattedrale catanese. La scelta dapprima ricadde sull’attuale chiesa di Sant’Agata la Vetere, che solo l’anno precedente era stata ingrandita annettendo un monastero.

Cattedrale di Sant'Agata

La Cattedrale di Sant’Agata come si presenta oggi: un modello per il barocco siciliano.

Solo due anni dopo, nel 1094, si decise di trasferire la sede vescovile nel cuore di Catania, dove si trova ancora oggi. Per questa ragione l’antica cattedrale venne rinominata “la Vetere”, ossia “la vecchia”, in modo da distinguerla dalla nuova.  Per la nuova cattedrale, Ruggiero aveva in mente il modello della “Ecclesia munita”. Una chiesa- fortezza sul mare, con muri spessi e resistenti. Una scelta legata ad un duplice motivo, uno pratico e l’altro simbolico. Infatti, da una parte la chiesa- fortezza doveva difendere la costa dagli attacchi provenienti dal litorale, d’altra, con la sua forma imponente e resistente, avrebbe dovuto rammentare che il vescovo di Catania era detentore di un grande potere. Non solo religioso, ma anche politico.

Due leggende che ci racconta la Cattedrale di Sant’Agata

Della Cattedrale di Sant’Agata del periodo normanno rimane oggi ben poco: i muri perimetrali del transetto e delle absidi. I merli delle feritoie e dei camminamenti di ronda dimostrano come una volta fosse un edificio attrezzato anche per difendere la città dagli attacchi. In realtà del periodo normanno e del successivo periodo svevo- normanno, esistono altre tracce meno evidenti, ma non per questo meno interessanti. Tutt’altro. Si tratta di due sigle incise sul prospetto della cattedrale. Ciascuna legata ad una leggenda popolare. La prima N.O.P.A.Q.V.I.E. sta per “Noli offendere Patriam Agathae quia ultrix iniuriarum est”, ovvero “Non offendere il paese di Agata, perché è vendicatrice di ogni ingiustizia“.

Cattedrale di Sant'Agata

La facciata della Cattedrale di San’Agata così come si vede dando le spalle a via Garibaldi.

Si racconta che la sigla comparve inaspettatamente sui libretti delle preghiere in uso all’interno della cattedrale. Sotto gli occhi increduli dei partecipanti alla messa, Federico II di Svevia, intimorito per quello che venne considerato un intervento della Santa,  decise di risparmiare Catania e i suoi cittadini. Infatti, per via della ribellione dei catanesi, pare che avesse intenzione di far uccidere tutti gli abitanti della città per porre fine alle sommosse. Di questa vicenda esistono anche altre versioni, che cambiano qualche dettaglio della storia. Mentre ad un altro racconto, è legata la sigla M.S.S.H.D.E.P.L. Si dice che al sepolcro di Agata, morta da poco, un giovane vestito di bianco, poi considerato essere l’angelo di sant’Agata, lasciò una tavoletta riportante l’incisione: Mentem Sanctam Spontaneam Honorem Deo Et Patriae Liberationem. Una frase che sintetizza il significato e il valore del martirio di Agata.

Questo articolo è nato anche attraverso il contributo di Giuseppe Costanzo sul gruppo di itCatania.

Chiara Emma

Autore: Chiara Emma

Curiosa di nascita, introspettiva per necessità. Cresco così vicina al cuore di un’isola, che da lì non riesco a vedere il mare. Il desiderio di respirarlo mi porta a vivere in varie città della costa siciliana. Mi muovo in treno ed in bicicletta per godermi meglio il viaggio. Mi trovate sotto le pensiline, al bancone di un pub o in quel sedile circondato da posti vuoti. Così, da perfetti sconosciuti, ci si può raccontare senza barriere.

La Cattedrale di Sant’Agata: quando era una fortezza sul mare ultima modifica: 2017-09-06T21:01:45+00:00 da Chiara Emma

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