INTERVISTE

Giusi Malato, quindici anni dopo quel mitico Oro Olimpico

Giusi Malato

Giusi Malati, Campionessa Olimpica 2004 e il suo amore per la pallanuoto

A quindici anni dall’impresa del Setterosa alle Olimpiadi di Atene, #itCatania incontra Giusi Malato. La roccia della Nazionale, made in Catania.

“Ricordatevi per sempre di questo gruppo, imprimetevi a mente i nomi e i volti di queste ragazze. Si sono preparate con puntiglio per quattro anni. Molte di loro hanno rinviato matrimoni e maternità perché sapevano che ognuna era fondamentale per le altre dodici. E’ così che si diventa una vera squadra. E’ così che si conquistano campionati europei e campionati mondiali. Così che si vince un’Olimpiade.” Queste sono le parole del mitico allenatore del Setterosa, Pier Luigi Formiconi.

Ed in questo gruppo c’è un nome che ha fatto della nostra città, una città forte come il marmo e duttile come l’argilla: Giusi Malato. Lei era il centro-boa della squadra della Nazionale, l’elemento che più degli altri deve avere forza e determinazione nella pallanuoto. Nervi saldi e allenamento. Giusi nasce nella nostra splendida Catania, ci tiene lei stessa a precisare che nacque nel quartiere di Picanello.

Chi è Giusi Malato per Giusi Malato?

<<Sono una persona semplicissima, nata 48 anni fa da genitori che amavano lo sport. Infatti, i miei erano entrambi nuotatori. Ho cominciato a fare sport da piccolissima, nuotavo anche io, ma non mi piaceva moltissimo, così mi sono avvicinata all’atletica e altri sport, principalmente con la scuola. Poi mio fratello cominciò a fare pallanuoto ed io mi appassionai quasi subito. Da quel momento non l’ho più lasciata.>>

Ecco alcuni numeri stratosferici..

Classe 1971, Giusi Malato è la prima donna, nel 2003, a vincere la Calottina d’Oro. E con lei nella Nazionale di cose se ne sono vinte: ai Campionati Mondiali vinciamo l’ORO nel 1998 e nel 2001; l’ARGENTO nel 2003; il BRONZO nel 1994. Per quanto riguarda i Campionati Europei l’ORO si macchia d’azzurro nel 1995, 1997, 1999 e 2003. Conquistiamo poi l’ARGENTO nel 2001 ed il BRONZO nel 1991. Ed, infine, come non rimarcare la fantastica vittoria ai Giochi Olimpici di Atene 2004, dove ci aggiudichiamo un ORO, grande quanto la forza del Setterosa. La finale contro la Grecia, che giocava in casa, fu incredibile. Un match al cardiopalma che tenne incollata alla TV l’Italia intera. Per la prima volta si vedeva tutti la pallanuoto e si faceva il tifo, come se fosse una finale di calcio. 

Giusi Malato e il Setterosa

A quindici anni dall’oro Olimpico, Giusi Malato si racconta a #itCatania

“Tutti sognano di arrivare alle Olimpiadi, figuriamoci poi di vincerle”

La incontriamo oggi, esattamente 15 anni dopo la mitica partenza per le Olimpiadi di Atene ed ecco come si presenta:  << Io sono stata una sportiva, ed una donna, molto fortunata nella mia vita. Perché sono convinta di aver trovato nel momento giusto, le persone giuste. Persone che mi hanno permesso di realizzare un sogno incredibile e di realizzare me stessa. Che non è davvero cosa da poco.>>

Un team incredibile, quello della pallanuoto femminile di quegli anni, che viene ribattezzato subito dai media Setterosa. Le ragazze erano unite e coordinate come appartenenti ad uno stesso corpo. <<Tutti sognano di arrivare alle Olimpiadi, pochi ci riescono. Figuriamoci poi di poterle vincere, ma noi eravamo lì e ce l’abbiamo fatta!>>

Ma cosa fa oggi, nel 2019, Giusi Malato?

<< Oggi sono una professionista, una manager del settore pallanuotistico, ovviamente. Sono, infatti, uno dei responsabili di Torre del Grifo Village. Mi occupo del settore “piscina”. E gestisco, ovviamente, tutto il settore della pallanuoto. Dalla serie C alla A2 femminile. Senza tralasciare tutti i settori giovanili. Sono loro la nostra forza. Sono sempre stata abituata a sacrificarmi per raggiungere l’obiettivo. Lo facevo in vasca, figuriamo nel campo manageriale.>> Ma Giusi è anche una mamma: <<Inoltre, sono anche mamma di due splendidi ragazzi. Devo dire che sono molto severa. Ritengo che sia giusto dare sia il bastone che la carota. Quello che mi importa, però, è che i miei due figli riescano a sbrigarsela da soli. Educo all’indipendenza, ma questo lo faccio anche con i miei piccoli atleti.>>

I ricordi di Giusi delle Olimpiadi di Atene 2004

Sono passati quindici anni da quel momento incredibile, in cui l’Italia dello sport vinceva ad Atene ori, uno dopo l’altro. Un’annata da ricordare, anche perché ci sono state imprese come la vostra. Tu cosa ricordi delle Olimpiadi di Atene?

<<Ricordo perfettamente l’attimo in cui ho varcato la soglia del Villaggio Olimpico. Era meraviglioso, le sensazioni che provavo e il fatto di essere proprio dove avevo sempre sognato di essere. Avevo visto quel posto in televisione, tante volte, ed ora ero lì. Uno mix di emozioni entusiasmanti e irripetibili.>> Giusi continua, sempre più emozionata: <<La mensa del Villaggio Olimpico è una delle cose che mi torna spesso in mente. Era un tripudio di multiculturalità e etnie. Il mondo dello sport concentrato lì. Magari avevi visto uno sportivo in TV e poi te lo ritrovavi di fronte che mangiava con te. Gli impianti erano, ovviamente, meravigliosi.>>

Giusi ha una grande passione, oltre la pallanuoto, il Calcio Catania. Ed anche alle Olimpiadi di Atene questo suo amore per la squadra della città prende spazio. << Ricordo anche la rigidità del protocollo olimpico. E me lo ricordo bene, perché l’ho infranto. Ho portato la bandiera del Calcio Catania sul podio. Certo, me l’hanno levata poco prima di salire, ma sono entrata portandola con me. La mia città.>>

L’importanza della sua figura nello sport e non solo

Giusi ha rappresentato per Catania, in quegli anni, la rinascita di una città. Lei non era solo una campionessa mondiale. Lei era l’immagine perfetta di una donna di pietra, forte e inarrestabile. Ma possedeva due occhi dolcissimi ed un sorriso davvero sincero. Divenne, in poco tempo, l’emblema di molte donne, non solo catanesi. Il suo aspetto era lontano, finalmente, dallo stereotipo femminile “della donna che riesce”. Lei lo ribaltava, lo superava, e senza accorgersene liberava dalle catene mentali – che spesso ci si impone-  tante ragazze. E questo riuscì anche a portare alla luce le disparità tra categorie sportive maschili e femminili.

Giusi Malato

Giusi Malato nel pieno della sua forma e nel suo habitat naturale, l’acqua

<<Nello sport c’è ancora qualche sottile differenza tra categorie maschili e femminili. Non molta, non come quando facevo attività io. Però, noi donne sportive di quel periodo siamo state le pioniere di una battaglia contro la Federazione; in quanto i premi degli uomini erano superiori a quelli delle donne, così come le borse di studio. Con sforzi e sacrifici sicuramente maggiori da parte delle donne. E non sto parlando solo di sforzi fisici o economici. Si trattava all’epoca di cambiare una mentalità. Abbiamo lottato per la parità: l’abbiamo ottenuta e regalata alle nuove generazioni.>>

“Lo sport è il centro della mia vita!”

Per una donna con la carriera di Giusi Malato, lo sport diventa inevitabilmente il centro della vita, riconsegna i sacrifici dati attraverso valori, insegnamenti, riconoscimenti. <<Lo sport mi ha dato quei valori che oggi sono la strada salda su cui cammino e su cui spero, un giorno, cammineranno i miei figli. Il rispetto, il sacrificio, lo sforzo per raggiungere l’obiettivo, l’affetto, perché ce n’è tanto quando fai uno sport di squadra, e la riconoscenza. Poi io l’ho sempre preso con molta serietà, è stato mio padre a trasmettermi l’estrema diligenza. Lui era un militare..>>

Cosa può insegnare la pallanuoto, ce lo spiega Giusi

La pallanuoto viene considerato uno sport minore ed ha certamente meno visibilità, rispetto ad altri. Eppure Giusi Malato vuole mettere in luce alcuni aspetti del suo amato sport acquatico.  <<L’insegnamento più grande che la pallanuoto trasmette al singolo è lo spirito di sacrificio e l’abnegazione alla vasca e all’allenamento. Infatti, a Calcio, ad esempio, puoi giocare e riuscire anche se non ti alleni costantemente. Almeno a livello dilettantistico. A pallanuoto se non ti alleni, vai giù. In qualsiasi categoria tu possa giocare. E, quindi, arriviamo al secondo insegnamento più grande: la meritocrazia. Per i giovani di quest’epoca è fondamentale imparare questi concetti e farli propri.>>

Giusi Malato è molto presente nell’ambito dello sport fra i ragazzi; infatti lei ora allena le squadre giovanili under 14/15 maschili di Torre del Grifo Village.  Ed è qui che si sofferma la sua attenzione:

<< I giovani di oggi sono pervasi dal menefreghismo più totale. Sono veloci nell’ottenere, senza troppi sforzi, quello che desiderano. Non si dice più di no, e alla fine niente ha valore. Insomma, quello che mi va di trasmettere a tutti i ragazzi/e è che nella vita bisogna porsi degli obiettivi, o sogni, anche irraggiungibili. E poi perseverare per raggiungerli. Non cercare scappatoie, o sentieri più brevi, magari scendendo a compromessi. Quello non darà mai la stessa soddisfazione che ti da il superare l’ostacolo da solo.>>

Continua Giusi con quella grinta negli occhi che non si spegne, proprio come la fiamma olimpica

<<La vita alla fine è proprio questo: darsi degli obiettivi e poi fare di tutto per raggiungerli. Sforzarsi, sacrificarsi, anche soffrire alle volte. Per poi gioire immensamente. In quest’epoca, in cui viviamo, vedo i giovani oziare, magari davanti alla playstation o ai telefonini. Io provo ad insegnare loro che bisogna cercare “cose reali”. Impegnarsi nello sport, nello studio, nel lavoro, in qualsiasi sfera. Ma è difficile!>>

Se incontrassi una piccolissima Giusi Malato, cosa le diresti?

<<Le direi che sarà difficile e a volte sarà impossibile, ma le direi anche che lei ce la farà. Che bisogna farsi forza. Le direi che deve continuare, perché a volte le verrà voglia di mollare, ma deve continuare. Poi la conforterei, dicendole, che alla fine sarà bellissimo!>>

E per il futuro, la nostra Giusi Malato a cosa pensa? <<I miei progetti futuri sono sicuramente legati alla società che è nata solo da 5 anni, parlo di Torre del Grifo Village. Qui ci sono 130 ragazzi che fanno pallanuoto, un vivaio incredibile. Il mio sogno è quello di crescere all’interno della mia struttura. Vorrei che una squadra di massima serie, magari maschile, portasse il logo di Torre del Grifo sul petto. Sarebbe l’ennesima gioia che mi regalerebbe questo sport.>>

Sono passati 15 anni dal quel grido: “OROOO”!

A noi di #itCatania sembra ieri, ci domandiamo qual è stato il segreto per una carriera bestiale come la tua, se c’è un segreto.

<<Io ho giocato finali mondiali ed europee con una spalla lussata, un timpano rotto, uno strappo al bicipite femorale e non mi sono mai fermata. Il segreto, però, non è resistere al dolore fisico. Il segreto è resistere alle difficoltà mentali, che ognuno di noi, prima o poi, si pone davanti. Devi imparare a superare quelle, perché sono solo blocchi inutili! Noi, ognuno di noi, può essere forte come una roccia. Una volta che si arriva su in cima e si guarda la strada percorsa, è incredibile ragazzi, credetemi!>>

Manuela de Quarto

Autore: Manuela de Quarto

Sono nata a Catania, in Sicilia. Ho scoperto che amavo leggere quasi subito. Leggevo di tutto, rubavo i libri alle mie sorelle più grandi o li prendevo in prestito da parenti e amici. Leggevo libri e mangiavo limoni, entrambe le cose mi stavano portando dritto alla morte, sarà il destino delle grandi passioni!
E poi un giorno, avrò avuto circa dieci anni, ho scritto la mia prima storia: da lì non ho più smesso, né di scrivere né, ovviamente, di leggere e mangiare limoni.

Giusi Malato, quindici anni dopo quel mitico Oro Olimpico ultima modifica: 2019-05-24T13:12:45+02:00 da Manuela de Quarto

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