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Lago di Nicito: esistito per secoli, scomparso in sei ore

antica ubicazione del lago di nicito

Come sarebbe stata Catania, oggi, se fosse esistito ancora il Lago di Nicito?

Probabilmente, invece di mettere il costume per andare alla Playa, i catanesi avrebbero magari preferito concedersi un giro in pattino sul lago; o ancora, invece del lungomare di San Giovanni Li Cuti, una cena o una passeggiata sul lungolago.

Destino volle invece che Catania, tra i tanti aggettivi/appellativi, quello di “città lacustre” non fosse a lei destinato. Possiamo però immaginare com’era, oltre che come sarebbe stata: scavando ancora nella sua storia.

Il lago di Nicito: tra una colata e l’altra

La vicenda del lago di Nicito si colloca all’interno di due avvenimenti che hanno stravolto e ridisegnato il volto della città di Catania: due colate laviche, l’una antica e di difficile datazione (si oscilla tra il 496 a. C. e il V secolo d. C.), l’altra nel più recente e già discusso 1669.

Partiamo dalla teoria più accreditata circa l’origine. Nel 406 a. C. (496, secondo altre fonti), la lava giunse nei pressi della periferia nord della Catania di allora, deviando il corso del fiume Amenano all’altezza dell’attuale chiesa di S. Maria di Gesù. Si venne a formare una sorta di diga in pietra lavica che dette origine allo specchio d’acqua in seguito battezzato lago di Nicito. Se volessimo localizzarlo, oggi, dovremmo immaginarlo dalle parti del quartiere Cibali.

Il quartiere cibali

Uno scorcio dal quartiere di Cibali, dove un tempo era il lago di Nicito (fonte foto: https://ct095.wordpress.com/2010/03/20/cibali-catania/)

L’origine del nome

Stando così le cose, il nome dovrebbe avere la sua matrice nell’aggettivo aniketos, a sua volta derivato da nike (vittoria, in greco) e dal significato di “invitto”, “invincibile”. Da lago di Anicito qual era, furono poi le storpiature dialettali a dargli il nome con cui è passato alla storia.

Terza e ultima ipotesi sulla datazione. Aniceto era anche il nome di un papa salito al soglio nel 155 d. C.; secondo altre fonti, la colata “d’origine” del lago avrebbe avuto luogo nel V secolo d.C., quindi il nome avrebbe un’origine “cristiana” piuttosto che greca. Si dice inoltre che il nome Aniceto, o Anicito, fosse molto diffuso nel catanese e che da esso deriverebbe il cognome, ancora oggi popolare, “Santonocito”.

Il paesaggio lacustre

«In faccia eravi il Lago di Nicito formato dalle acque che vi si radunavano dalle vicine correnti; era circondato di alberi, e di folte campagne sparse di varj casini dei catanesi che rendevano quella valle allegra, e molto amena», scriveva nel 1829 Francesco Ferrara, scienziato italiano di origini catanesi, a proposito del lago.

Testimonianze scritte circa il lago, tuttavia, si hanno già in epoca romana. Il lago era per l’abitato una risorsa idrica stabile e importante e, scrive Strabone nella sua Geographia, anche quando le acque cominciarono a ritirarsi, queste lasciarono ai catanesi dei terreni buoni per le coltivazioni. Più in là nel tempo, invece, con le basse colline verdeggianti e le case dei nobili tutt’intorno, le sponde del lago divennero anche un punto di ritrovo dei notabili della città, oltre che luogo di eventi.

Il lago, infatti, raggiungeva i quindici metri di profondità, ed aveva un perimetro di circa sei chilometri. Le sue caratteristiche lo rendevano adatto ad ospitare regate navali e si tramanda che ve ne furono disputate di diverse. La più spettacolare tra queste ebbe luogo poco prima della sua scomparsa, l’8 settembre 1654, in occasione dei festeggiamenti della nascita della Madonna.

Il fronte lavico del 1669

Sulla destra: fronte lavico del 1669, all’interno del Monastero dei Benedettini

1669: la scomparsa del Lago di Nicito

«Il torrente infuocato scorrea intanto, esso coprì il lago d’Anicito, e superate le mura di Catania dopo la rovina di molti edificj (…) andò a gettarsi nel mare entrandovi per più di un miglio», racconta ancora Francesco Ferrara, nella sua Storia generale dell’Etna (1793). 

È il 15 aprile 1669 quando, dopo aver già devastato numerosi centri pedemontani, la lava si approssima alla campagna a nord-est della città di Catania e la valle di Anicito. Da lì, in poco tempo raggiunge il bel lago di Nicito, colmandolo in appena sei ore.
Oggi del lago ovviamente non ne rimane alcuna traccia, eccezion fatta per la toponomastica: negli anni ‘20, infatti, venne assegnato il nome di “via Lago di Nicito” ad una delle traverse che collega piazza Santa Maria di Gesù alla Via Plebiscito.

(In copertina: foto tratta da https://www.mimmorapisarda.it/bus09.htm)

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Lago di Nicito: esistito per secoli, scomparso in sei ore ultima modifica: 2017-12-11T10:12:10+00:00 da Natasha Puglisi

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