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Fera ‘o Luni: il video-racconto dei venditori del mercato storico catanese

fera 'o luni catania

È uno dei mercati storici di Catania. Non solo un luogo dove fare acquisti, ma anche un luogo di incontro. Qui è semplice avviare una chiacchierata con uno dei banconisti o con i clienti. Va bene anche per una passeggiata mattutina, magari dopo una  serata passata tra i locali della movida catanese. Sì, perché alla Fera ‘o Luni c’è aria di casa, colori, profumi e voci genuini e semplici. Un posto in cui ritrovare il contatto con l’essenzialità. La luce brillante del mattino, sbianca la facciata del santuario della Madonna del Carmine, si insinua tra le viuzze create dai banconi. Filtrata dai tendoni, ravviva i mille colori della frutta e della verdura esposta nelle bancarelle.  Si fa più tenue e rivela tutto quello di cui si ha bisogno. La Fera ‘o Luni è grande, si può comprare di tutto. La Fera ‘o Luni è grande e semplice, si trovano anche cose che non si pagano in denaro. 

Fera ‘o Luni, ma è ogni giorno

Il nome con cui i catanesi chiamano questo mercato storico potrebbe rivelarsi ambiguo per chi non è della provincia. La tradizione dei mercati rionali è comune in ogni angolo della terra,  ma non ovunque si svolge ogni giorno come accade a Catania. Infatti la Fera si svolge tutte le mattine, dal lunedì al venerdì. Il sabato anche nel pomeriggio. La domenica la Fera ‘o Luni viene sostituita da un mercato più piccolo, dove si possono acquistare oggetti di seconda mano. Al di là della periodicità, rimane da risolvere il mistero del nome di questo mercato storico di Catania. Ebbene, secondo alcuni la parola Luni farebbe riferimento al satellite che ruota attorno alla terra. La mitologia vuole che la Luna sia il simbolo della dea Diana e che, a quanto pare, nella zona di piazza Carlo Alberto un tempo ci fosse un tempio dedicato a questa dea.

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Una bancarella prodotti alimentari alla Fera o’ Luni

Ma l’articolo che precede il nome “Luni” è maschile, motivo per il quale secondo altri, il nome è da collegarsi a quello del dio assiro-babilonese Luni. Altre ipotesi collegano il nome al significato della radice etimologica lun che starebbe per “luogo paludoso”. Attribuzione che coincide con le caratteristiche dell’area di piazza Carlo Alberto prima delle bonifiche del XX secolo. Ma in realtà a Fera ‘o Luni non si è sempre tenuta in quella piazza. Infatti durante il Medioevo si svolgeva dinnanzi la basilica della Collegiata, anch’essa una zona paludosa. Per cui si potrebbe mantenere il riferimento etimologico che andava bene anche per piazza Carlo Alberto. Nonostante ciò, la maggioranza delle persone sostiene che il mercato si chiami in questo modo perché un tempo si svolgeva soltanto durante il primo giorno della settimana.

Cosa si compra senza soldi

Sono tornata a casa con il meloncino, subito messo in frigo per mangiarlo ben fresco la sera stessa. Ma il meloncino non è l’unica cosa che porto con me dalla Fera ‘o Luni. Il mercato storico di piazza Carlo Alberto supera i confini delineati dall’area che si dispiega di fronte al santuario. Come un essere vivente, cresce; come un pianta infestante, occupa ogni minimo spazio lasciato libero. Ma non lo soffoca, piuttosto lo trasforma, gli dà un nuovo senso. È grande a Fera ‘o Luni, ma potrebbe anche passare inosservata se non si è immersi al suo interno. Infatti, nonostante il mercato cresce e si sviluppa parallelamente (almeno per un certo tratto) a via Etnea, passando da quest’ultima difficilmente capita di sentire i richiami dei venditori. Non si sente il chiacchierio delle voci dei clienti.

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Bancarella di pesce alla Fera ‘o Luni.

Ho sempre trovato strano questo fenomeno, sarà una questione di acustica. Non me lo riesco a spiegare, ma posso capire perché per turisti e forestieri non è così immediato scoprire a Fera ‘o Luni. Anche quando si è immersi dentro al mercato, i suoni e le voci si mantengono vellutati. Come se anche loro, come la luce, fossero filtrate dai tendoni delle bancarelle. Suoni e luce attutiti, colori, profumi e benessere amplificati. Assaggi di frutta offerta assieme ad un sorriso. Che sotto il caldo estivo, non è poco. Credo che ognuno viva l’esperienza del mercato in maniera diversa. Per me è un luogo dell’infanzia. Il mercato della mia infanzia non era quello di Catania, ma proprio qui si rivela la potenza della Fera ‘o Luni. Ha quella capacità di farmi sentire a casa, con la mano stretta a quella di mia nonna o di mia madre. Mi riporta a quando procedevo a passi ancora incerti, facendomi spazio tra le gonne delle signore.

Cosa si trova alla Fera ‘o Luni

Piazza Carlo Alberto sembra non poter contenere la grande quantità di bancarelle: macellai, pescivendoli, fruttivendoli, venditori di “roba americana” da cui è possibile acquistare abbigliamento di seconda mano. Giocattoli, indumenti, bigiotteria, elettronica, tessuti, tappeti. La lista potrebbe essere infinita. Tra i banchetti legali, è noto a chiunque che esistono quelli abusivi. Fonte di lotte periodiche tra le forze dell’ordine e i venditori. L’idea per il futuro è quella di organizzare in modo più razionale la dislocazione delle bancarelle, a vantaggio della viabilità e della rivalutazione urbanistica dell’area. Ad oggi la situazione rimane invariata. Del resto la Fera ‘o Luni è un organismo non organizzato, ma autonomo e perfettamente funzionante nello svolgere le funzioni necessarie alla sua sopravvivenza.

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Un cliente alla Fera ‘o Luni. I prezzi vantaggiosi del mercato attirano clientela di ogni fascia d’età.

L’unica distinzione netta è quella che esiste tra l’area dedicata alla vendita di prodotti alimentari e quella in cui si vende tutto il resto. Forse la disposizione dei banconi non sarà indicata in nessun progetto, eppure la metodicità e il rispetto reciproco tra la maggior parte dei venditori permette di orientarsi all’interno del mercato. Solitamente ogni bancarella occupa, giorno dopo giorno, la stessa posizione.  Non sono pochi i turisti che rimangono affascinati dai profumi, dai colori e dalle voci che animano il mercato. Una visita al suo interno è diventata obbligatoria. Ed in effetti non può che essere così, perché tra le fila dei banconi della Fera ‘o Luni di certo si comprano frutta o vestiti. Ma c’è anche un dono: la possibilità di scorgere la Catania autentica che, tra difficoltà e sacrifici, sopravvive e prova a sorridere.

Chiara Emma

Autore: Chiara Emma

Curiosa di nascita, introspettiva per necessità. Cresco così vicina al cuore di un’isola, che da lì non riesco a vedere il mare. Il desiderio di respirarlo mi porta a vivere in varie città della costa siciliana. Mi muovo in treno ed in bicicletta per godermi meglio il viaggio. Mi trovate sotto le pensiline, al bancone di un pub o in quel sedile circondato da posti vuoti. Così, da perfetti sconosciuti, ci si può raccontare senza barriere.

Fera ‘o Luni: il video-racconto dei venditori del mercato storico catanese ultima modifica: 2017-07-17T11:35:29+00:00 da Chiara Emma

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