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Tradizioni natalizie catanesi: dalla ciaramedda alla ‘a cunzata d’a Cona

Amarcord

«Come s’avvicinava la novena di Natale, i Malavoglia non facevano altro che andare e venire dal cortile di mastro Turi Zuppiddu. Intanto il paese intero si metteva in festa; in ogni casa si ornavano di frasche e d’arance le immagini dei santi, e i fanciulli si affollavano dietro la cornamusa che andava a suonare davanti alle cappellette colla luminaria, accanto agli usci.» I Malavoglia, Giovanni Verga

Tradizioni natalizie catanesi

Gli effluvi odorosi di arance, fichi secchi e cedro permeavano le case catanesi durante il periodo natalizio. Gli zampognari, da Maletto e da Bronte, giungevano in città con la loro “ciaramedda” e proponevano le “ninnaredde” o “nannaredde”. Le canzoni, tramandate da generazioni in generazioni, rievocavano l’Annunciazione e l’adorazione dei Re Magi a Gesù Bambino. I colori, le sfumature, i canti e i cibi si caricavano di valori simbolici e si aggiungevano alla sacralità del Presepe. Da ricordare, grazie alle parole di Alfonso Stefano Guerrera (giornalista free-lance ed esperto di viticoltura e gastronomia), la colonna sonora natalizia fino agli anni ’60-70: «San Giuseppe cu Maria sinni ieru a fare via.» Una nenia suonata dagli zampognari che apriva la novena dell’Avvento.

Zampogna

Wilhelm von Gloeden (1856-1931), fotografia di un gruppo di persone in costume siciliano e un ciaramiddaru

E quattru Barbara, e sei Nicola, all’ottu Maria, o tridici Lucia e o vinticincu lu veru Missia

Nelle tradizioni natalizie catanesi e in generale in quelle popolari siciliane, grande importanza era data alle festività natalizie che si sposavano con le ricorrenze religiose. Il proverbio siciliano recita: E quattru Barbara, e sei Nicola, all’ottu Maria, o tridici Lucia e o vinticincu lu veru Missia. Per il giorno di Santa Barbara, secondo credenza popolare, il tempo sarebbe stato cattivo. I giorni che invece separavano la festività di Santa Lucia al Natale, I carannuli di Santa Lucia, per i contadini erano molto importanti. Questi giorni servivano ai contadini per prevedere come sarebbe stato il tempo l’anno successivo e di conseguenza come sarebbe andato il raccolto.

Tradizioni natalizie catanesi: ‘A cunzata d’a Cona

Una particolare attenzione merita ‘A cunzata d’a Cona; addobbo degli altarini e delle Icone, che per la maggior parte raffiguravano la Sacra Famiglia. L’edicola votiva veniva adornata da ramoscelli di biancospino, ferro filato, asparagi e cotone idrofilo acquistato dai venditori ambulanti e arricchito da frutta e cibarie varie preparate in casa. Dal 16 dicembre, ogni sera, i catanesi si riunivano davanti la Cona per nove giorni. Nove come i mesi di gestazione della Vergine Maria; nove come le candele per gli altarini. Ogni giorno, ad ogni recita, ne veniva accesa una. Non era raro che qualche Cona rimanesse vuota per le razzie e da questi episodi è facile intuire l’origine del detto “ti manciasti ‘na Cona”. Ancora oggi, in alcuni quartieri catanesi, il rito della Cona è presente grazie alla passione e alla devozione di alcuni cittadini.

Presepe

Tradizioni natalizie catanesi: riti antichissimi e giochi con le carte

Nel nostro viaggio alla scoperta delle tradizioni natalizie catanesi, troviamo la fossetta. Un gioco che si faceva lanciando le noccioline; la pratica prevedeva che il vincitore riuscisse ad imbucare quante più noccioline in una buca precedentemente scavata. E all’interno delle case? Quali erano le tradizioni natalizie catanesi? Come non menzionare l’immancabile gioco della tombola  con “ciciri e fasola” per segnare i numeri. O i giochi con le carte come la briscola pazza, Ti vitti, il tressette e la“ zicchinetta”. Quest’ultimo, prima praticato soltanto dagli uomini, è stato reso celebre dal romanzo di Leonardo Sciascia con il Giorno della civetta e con la sua conseguente trasposizione cinematografica.

Tra i riti antichissimi invece troviamo ‘a sfilatina di l’ossa (slogatura delle ossa). Questo rito, veniva spiegato solo durante la vigilia di Natale e veniva insegnato dalle nonne alle nipoti; serviva contro i morsi di serpente e per i vari problemi di natura osseo-muscolare. L’allestimento del Presepe nelle piazze con il muschio appena raccolto, che ancora oggi in località come Caltagirone rappresenta l’eccellenza dell’artigianato. Le scacciate, lo zuzzu, i cacoccioli chini ca’ muddica… Ritornare al passato, ricordare le tradizioni catanesi è conoscenza. Conoscenza di un popolo e della sua storia. E la sua storia passa anche e soprattutto attraverso i suoi racconti, le immagini e i suoi odori.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Vivo a Catania, ho una passione viscerale per la musica, suono il pianoforte e colleziono vinili. Scrivo da quando ne ho memoria e guardo film da ancora prima. Quando qualcuno mi chiede in cosa credo rispondo di essere marxista, tendenza Groucho, perché credo che l’ironia sia la massima forma di libertà.

Tradizioni natalizie catanesi: dalla ciaramedda alla ‘a cunzata d’a Cona ultima modifica: 2017-12-18T09:54:05+00:00 da Cristina Gatto

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