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Tradizioni di Carnevale: dai carri allegorici alla satira della “Mascara”

Carro allegorico

«A Catania la quaresima vien senza carnevale; ma in compenso c’è la festa di Sant’Agata, – gran veglione di cui tutta la città è il teatro – nel quale le signore, ed anche le pedine, hanno il diritto di mascherarsi, sotto il pretesto d’intrigare amici e conoscenti, e d’andar attorno, dove vogliono, come vogliono, con chi vogliono, senza che il marito abbia diritto di metterci la punta del naso. Questo si chiama il diritto di ‘ntuppatedda La coda del diavolo, Giovanni Verga.

Le tradizioni di Carnevale

Carnevale, tra  maccheroni ‘che cincu puttusa e chiacchiere, si snoda tra sacro e profano. Sublima e rovescia i ruoli, annienta e rinnova. La parola Carnevale deriva dal latino “Carnem levare” (“eliminare la carne” ) e designa il banchetto che si teneva subito prima del periodo di astinenza e di digiuno della Quaresima. I festeggiamenti carnevaleschi pur non essendo disciplinati dalla liturgia ufficiale, si vanno ad inserire nel calendario cristiano, occupando lo spazio che precede i quaranta giorni in preparazione della Pasqua. E se a Catania, tra le antiche maschere di brigante e cavallacciu, la Quaresima viene senza Carnevale, i festeggiamenti carnevaleschi nei paesi etnei godono di una lunga e affascinante tradizione.

Carnevale a Belpasso, Bronte e Paternò

A Belpasso, ad esempio, le tradizioni di Carnevale si caratterizzano per un recital di poeti dialettali e per le sfilate di gruppi in maschera. A Bronte, patria del pistacchio, oltre la sfilata dei carri e dei costumi, bisogna menzionare un’antica tradizione: la maschera dei Laddarori o Laddatori.  La maschera rappresentava le classi più disagiate e ancora oggi, talvolta, viene fatta rivivere da qualche gruppo locale. Nel comune di Paternò i festeggiamenti e le tradizioni di Carnevale hanno perso gli antichi fasti di un tempo, ma continuano ad allietare l’umore dei cittadini. Resiste la sfilata dei carri allegorici, i gruppi in maschera e la musica per le vie del centro. Di contro, la tradizione delle donne vestite di nero e con una maschera sul volto che invitavano gli uomini a ballare, è pressoché scomparsa.

Carnevale

Dolci italiani di carnevale, chiamati nelle varie zone d’Italia: scorpelle, bugie, cenci, chiacchiere, cròstoli, galani, lasagne, lattughe, pampuglie, rosoni. Autore della foto Rollopack

Le tradizioni di Carnevale: Acireale 

Acireale,“il Carnevale più bello di Sicilia”, tra maschere e carri allegorici, nei miti e nelle leggende, con fantasia e suggestioni, si trasforma in una splendida fiaba. Le vie e le piazze si riempiono di giganteschi carri in cartapesta, tra un tripudio di stelle filanti e di coriandoli. Musica, canti e danze si susseguono instancabilmente in questa festa le cui origini risalgono alla fine del XVII secolo. Le antiche tradizioni di Carnevale ad Acireale prevedevano il gioco del tiro degli agrumi, presto soppiantato dall’introduzione della “cassariata” o “landaus”; una sfilata di carrozze a cavallo da parte dei nobili della città che lanciavano confetti ai cittadini. Dagli anni ’30 in poi subentrano le maschere in cartapesta, i carri trainati dai buoi, i gruppi satirici e le macchine infiorate.  Il terzo carnevale più bello d’Italia, proprio grazie ai suoi carri e agli straordinari carristi.

Tra la maschere principali, inoltre, bisogna ricordare quella di “L’Abbatazzu” o Pueta Minutizzu (soppiantato da Il Baruni). In uso dal 1667, prevedeva un abbigliamento stravagante, grandi parrucche bianche e grossi libri.  I Manti, sostituiti da i Domino e definitivamente vietati per motivi di pubblica sicurezza, coperti da mantelli di seta di colore nero a celare l’identità. E ancora: le maschere di Cola TaddazzuQuadaredda e Nunziu Setti Cappeddi, popolari negli anni cinquanta del XX secolo. Ad Acireale troviamo anche figure storiche tanto care agli acesi come Salvatore Grasso meglio conosciuto come “Ciccitto”. Citando da Realcarnevale “Una figura che ha caratterizzato la vita di Acireale e ancor più del suo Carnevale, quasi in simbiosi con esso […] Per Ciccitto il Carnevale era un momento d’incontro senza distinzioni di classe, era vita, divertimento e allegria, quella che forse oggi un po’ manca.”

Carnevale

Sfilata, Misterbianco. Foto di Roberto Buscemi

Le tradizioni di Carnevale: Misterbianco

Misterbianco, “i costumi più belli di Sicilia”, vive e respira di antiche tradizioni. La festa nasce negli anni ’40 e si lega a doppio filo alla “‘a Mascara“, una forma di commedia dell’arte alla siciliana dedita alle “farse”. A sfondo satirico, veniva rappresentata nei quartieri più antichi ed era accolta con trepidazione dal popolo. La Mascara non toccava mai tematiche come la religione o la politica, ma si tingeva di dicerie e doppi sensi. I poeti, nel dopoguerra, oltre la satira di costume inserirono i mutamenti sociali e culturali degli eventi bellici. In quel periodo nascono i “tambureddi” (locali da ballo all’interno delle case), negli anni ’50 si aggiungono “i fistini” (locali notturni) e un particolare ruolo è dato alla Piazza, centro nevralgico dei festeggiamenti. Durante la sera i ragazzi del paese aspettavano le ragazze. Quest’ultime, ammantate di nero, invitavano gli uomini al ballo.

Il martedì grasso era la volta della “cuppiata”, la battaglia a lanci di uova. Suggestivo il rogo prima delle ceneri del “Re Carnevale”, il pupazzo di pezza che personificava il Carnevale e che era posto sui tetti o all’interno dei cortili delle case di allora. Tra le tradizioni di Carnevale di Misterbianco troviamo “A’ntinna“, l’albero della Cuccagna, un gioco irresistibile con premi in generi alimentari. Alla fine degli anni ’70 nascono le maschere spontanee, si da il via alle sambe, le donne lasciano i vecchi travestimenti in favore di nuovi costumi. I primi carri e la svolta negli anni ’80 grazie al CUP (Circolo Universitari e Professionisti) con travestimenti arguti e fantasiosi. Il 1981, data storica per gli abitanti di Misterbianco, anno in cui Turi Campanazza e Tanino Squadrito, presentarono l’Old West e l’International Circazzo.

Fonti:

Pagina ufficiale del Carnevale di Misterbianco
Realcarnevale supplemento di Lògos, anno 1995
L’immagine di copertina è stata scattata ad Acireale da Effems

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Tradizioni di Carnevale: dai carri allegorici alla satira della “Mascara” ultima modifica: 2018-02-13T10:11:38+00:00 da Cristina Gatto

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