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Sant’Agata raccontata dai devoti

Sant'Agata raccontata dai devoti

Sant’Agata raccontata dai devoti. Più che un’ode, un atto di fede. Quello che avete sotto gli occhi non è un articolo, non è neanche cronaca. Non sono le mie parole, non è neanche un resoconto. Sono emozioni che mi sono permessa di “rubare” ai devoti. Sensazioni che somigliano ad un afflato poetico. Le loro riflessioni e i loro ricordi. Semplicemente Sant’Agata raccontata dai devoti.

Sant’Agata raccontata dai devoti: le parole di Gabriele D’Antoni

«Negli occhi di Sant’Agata vedo gli occhi di mia madre, di mio padre, di mia nonna e di mio nonno. Penso alle mie origini, penso a Catania, penso a come sono e a come diventerò. Sin da piccolo, nei giorni in prossimità del 5 febbraio, i miei pensieri sono rivolti a Sant’Agata, come verso ad una fidanzata. Il 4-5 febbraio ogni minuto lontano dalla processione, sono attimi sottratti a quell’effimero rapporto tra me ed il fercolo. Durante i giorni Agatini, in me si creano emozioni che non sento mai, sono emozioni esclusive.

Mai, mai provate in altre occasioni. Gli odori, gli sguardi, le fiamme dei ceri, le parole in dialetto ti fanno sobbalzare. Il momento più bello della processione, per me, è il tratto percorso dal fercolo dal Borgo fino ai Quattro Canti. Ed è proprio in quel cammino che il legame è al massimo. Un altro momento toccante è il rientro. Il busto viene girato verso il Duomo e cerchi di rubare un ultimo sguardo come per salutare una persona amata che prende il treno, cosciente che la rivedrai, con la stessa intensità, dopo un lungo anno.»

Riflessione Sant'Agata

Lettera inviata alla Redazione. Parole di Antonella Agata Schiliro’

Sant’Agata raccontata dai devoti: il cammino di Maria Chiara Cantone

«Personalmente la vivo 360 giorni l’anno, lei è sempre viva in me. Da credente e seguace di Agata provo a seguire il suo esempio. Lei è la mia ancora d’ispirazione per arrivare al grande Dio. È il mio punto di riferimento per superare ogni ostacolo che la vita ti mette davanti, la mia forza è lei. Alla sua giovane età non temette di professare la sua fede, subendo “torture”e affidandosi a Cristo. È la sorellina più grande che mi aiuta passo dopo passo a camminare verso una lunga strada, la strada che arriva a Dio. Il percorso è molto lungo e difficile, la fatica si fa sentire dopo vari km… sei quasi arrivata a cadere, ma qualcuno ti rialza, una forza che ti sbalza verso l’alto.

Una forza che ti fa star bene, quel bene di cui ho bisogno per rialzarmi e continuare il mio percorso. Quando si arriva alla fine della strada sei sicuramente stanca, con ferite rimarginate, ma una luce mi attende: è lo Spirito Divino. Lei è sempre lì, non mi abbandona, mi porge la mano e mi aiuta a percorrere il mio cammino con più facilità. Mi trovo a metà del mio percorso, ma vedo già qualche spiraglio di luce in lontananza che illumina il mio cuore, sentendo quel calore e quella protezione assoluta che può avere un padre nei confronti di un figlio. Solo grazie a lei, alla sua presenza, al punto di riferimento che sin da piccola ho sempre avuto per la quale lei ha dato la vita. Con onore e rispetto nel mio cuore c’è incisa la ” A ” di Agata.»

Maria Cantone, inoltre, fa parte dell’Associazione Femminile Sant’Agata in Cattedrale. Le ho chiesto di parlarmi di questa realtà, quando nasce, chi ne fa parte e su quali fondamenti si poggia.

«Già negli anni ’40 del 900 l’associazione nasce sotto il nome di “Pie Agatine” e solo nel 1958 viene denominata Associazione Femminile Sant’Agata in Cattedrale. Il 10 Dicembre 1991 entra a far parte della consulta delle Associazioni Agatine con uno statuto che le socie fedelmente rispettano. Le socie si riuniscono due giorni al mese presso la sede situata in Piazza San Placido. Il fondamento su quale poggia l’associazione femminile è seguire quanto più fedelmente l’insegnamento cristiano puntando ai valori che ha incarnato la Vergine Martire Agata.

Le attività principali dell’associazione sono mirate alla formazione di una vita cristiana, al volontariato e all’evangelizzazione. Non c’è età ne requisiti specifici per entrarne a far parte ma solo un grande amore ci accomuna: AGATA. Il 4 Febbraio per noi devoti è l’incontro più atteso per riabbracciarla, emozioni che trapelano dagli occhi e dall’anima di un vero devoto. AGATA, la regina di Catania, viene accolta dai suoi devoti con un tradizionale sacco bianco, per ogni catanese segno di devozione e sacrificio.»

I devoti e Sant'Agata

Foto di Erica Agata Pierini

Sant’Agata raccontata dai devoti: le emozioni di Emanuela Russo

«Non ho ricevuto alcun miracolo, nessuna grazia, ma porto lo stesso sacco da quindici anni ormai. Sin da piccola, mia madre apriva il negozio che si affaccia sulla via Etnea per vedere “passari a Santa”. Mi raccontava cosa succedeva durante i tre giorni di festa, il significato del sacco ed io ogni anno le chiedevo di poterlo indossare. All’epoca le femmine non lo indossavano ancora e cosa più importante, non “avevo ricevuto alcun miracolo”. Non mi restava altro che ammirare la magnificenza di questa festa. Di veder sfilare davanti i miei occhi di bimba, quell’imponente vara che protegge la statua di quella ragazzetta dallo sguardo, come diciamo noi catanesi “pizzutu”, fiera e soddisfatta di quel fiume di devoti che la portano in giro per la città festeggiandola.

Col passare del tempo, il desiderio di avere il sacco non si affievolì. Finalmente capii che per essere devota, bastava la fede e non il miracolo. Così il 4 febbraio del 2004 lo indossai. Portare quella tunica bianca in questi tre giorni di festa mi fa sentire vicina alla Santa. Come se, mentre sono dentro al cordone stretta da milioni di corpi, quasi da far mancare il respiro, e perdendomi nei suoi occhi la stringessi in un abbraccio. La festa di Sant’Agata per me è magia: un connubio tra storia, appartenenza alle tradizioni di un popolo, folclore e magnificenza. Una festa emozionante ed unica nel suo genere.»

La foto di copertina appartiene a Geomangio – Fabiana (fonte Flickr)

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Sant’Agata raccontata dai devoti ultima modifica: 2018-02-07T13:38:44+00:00 da Cristina Gatto

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