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Sant’Agata da gustare: i dolci della tradizione agatina

Olivette di Sant'Agata: dolce tipico agatino. Fonte: Plein Air

Paragonata alla Semana Santa di Siviglia o al Corpus Domini di Cuzco in Perù, la festa di Sant’Agata è considerata la terza festa più importante al mondo. Dalla fine di gennaio e fino all’ottava (il 12 febbraio) si susseguono innumerevoli eventi che vedono Agata (e Catania) protagoniste. Le strade del centro catanese e i suoi cittadini devoti si preparano ad ospitare la santa patrona: tra un’annacata di candelora e l’altra si iniziano ad intravedere le prime bancarelle colme di bontà tipiche agatine, innescando a chi li vede l’acquolina in bocca. Dopotutto, una festa di importanza mondiale come lo è Sant’Agata non poteva non avere delle altrettanti prelibatezze culinarie di una certa qualità e rilievo…

Minne di Sant'Agata: dolce tipico per eccellenza. Fonte: Typical Sicily

Minne di Sant’Agata: dolce tipico per eccellenza. Fonte: Typical Sicily

Cassatelle o Minne di Sant’Agata: il dolce tipico agatino per eccellenza

…Sembrava una profana caricatura di Sant’Agata, esibente i propri seni. Come mai il Sant’Uffizio, quando poteva, non pensò di proibire questi dolci?” si domanda il principe di Salina, protagonista de Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa. Lo “scandaloso” dolce tradizionale per eccellenza delle festività agatine è la famosa cassatella, conosciuta dai catanesi con il nome di “Minna di Sant’Agata”. Questo dolce della festività agatina ha una forma particolare. Raffiguranti le mammelle della Santa strappate con delle tenaglie per obbligarla ad abbandonare la sua fede, le Minne di Sant’Agata sono composte da un guscio di pasta frolla ripieno di ricotta di pecora. Quest’ultima viene preventivamente lavorata con zucchero e arricchita con canditi e cioccolato fondente. Una dolce glassa bianca ricopre la cassatella, per poi essere decorata sulla sommità con una ciliegina candita, a fregio di capezzolo.

La storia delle Olivette di Sant’Agata

Le “Alivetti o aliveddi ri Sant’Ajita” sono un altro dolce tipico della festività agatina. Dalla forma caratteristica delle olive, esse sono fatte di pasta di mandorla verde e ricoperte di zucchero. La tradizione delle “Aliveddi” si ricollega ad un episodio della vita della santa patrona. Ricercata dai soldati del preconsole Quinziano, chinandosi per allacciarsi una scarpa, Agata vide nascere davanti a sé una pianta d’olivo selvatico che la nascose dalle guardie. In seguito le olive cresciute in quell’albero vennero raccolte dai catanesi e date ai malati come farmaco miracoloso. Quando poi nel 1926 le reliquie della Santa vennero riportate da Costantinopoli a Catania, per rievocare l’episodio narrato venne piantato un ulivo nella piazzetta adiacente il carcere di Agata.

Il Torrone, tipico dolce delle festività siciliane. Fonte: Tribupress

Il Torrone, tipico dolce delle festività siciliane. Fonte: Tribupress

La varietà e la bontà del Torrone

Su una lastra di marmo scorre l’attrezzo simil spatola al di sotto delle mandorle con zucchero e miele bollente facendo addensare, con la temperatura fredda del marmo, quello che poi chiameremo Torrone. In qualsiasi modo esso sia fatto (con le mandorle, con il pistacchio o con la “ciciulena”), il torrone emana nell’aria un inconfondibile profumo, a tal punto da diventare uno degli odori tipici dei giorni delle festività agatine. Quindi, per ingannare l’attesa degli eventi agatini, assaporate il torrone: vi conquisterà con il suo eccezionale gusto.

Calia e Simenza per solleticare il palato

Le originali e colorate bancarelle che si aggirano nelle vie di Catania durante le festività agatine, oltre al torrone siciliano e varie leccornie, vendono pure “calia e simenza”. Aventi una preparazione tipica siciliana, la calia e la simenza sono composte rispettivamente da ceci e da semi di zucca. La calia si prepara “caliannu” (tostando) dei ceci per poi essere salati. La simenza, invece, viene ricavata dai semi di zucca secchi e successivamente subisce la stessa salatura della calia. In attesa dell’arrivo della Santa o per ingannare il tempo, stuzzicate il caratteristico must delle feste siciliane.

Valentina Friscia

Autore: Valentina Friscia

Chi sono io? Un’amante della vita, della lettura, degli animali e della propria città. La versatilità è una delle mie virtù, così come l’enorme pazienza nei confronti del genere umano. L’amore per i libri e per la scrittura mi ha permesso di accedere ad un mondo fino a poco tempo fa sconosciuto: l’arte del giornalismo con tutte le sue sfaccettature.

Sant’Agata da gustare: i dolci della tradizione agatina ultima modifica: 2018-01-29T10:03:13+00:00 da Valentina Friscia

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