INTERVISTE

Rifiuti Piroclastici: la prevenzione è la migliore “pulizia”

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<<Ripulire laddove è stato sporcato è praticamente impossibile>>, mi dice Dario Chiantello, che durante il nostro incontro ha parlato a nome di tutto il suo instancabile gruppo. Non per questo, però, demordono: Rifiuti Piroclastici è il nome che identifica questi volontari che, tappa dopo tappa. si impegna a ripulire il Parco dell’Etna, e non solo. Allegria, gioco di squadra, ma anche tanta amarezza. Sono andata trovarli lo scorso 17 settembre, a Ragalna.

Rifiuti Piroclastici, una bellissima iniziativa. Chiedo a te, Dario, di raccontarmi un po’ di voi e della vostra attività.

Dario: A me non piace tanto rilasciare interviste: mi piacerebbe che tutti loro parlassero di quello che facciamo. Mi tocca, però, fare il portavoce. Ci ho speso un po’ di tempo io, si, ma tanti ragazzi si sono dedicati a questa cosa più di me e non voglio che diventi la mia vetrina: mi piacerebbe che fossero sempre tutti coinvolti. Non siamo ancora un’associazione, ma probabilmente lo diventeremo: servirà a semplificare l’organizzazione delle attività.

Ripulire laddove è stato sporcato è praticamente impossibile: è tutto frantumato, ci sono pezzi che non si possono raccogliere. Un bicchiere di plastica, per esempio: basta che rimanga al sole per qualche settimana per cominciare a decomporsi e ridursi a brandelli irrecuperabili. Se non c’è la prevenzione, andare a ripristinare un’area che è stata rovinata è praticamente impossibile, per quanto sia comunque possibile renderla meglio di prima. Una volta che il danno è stato fatto puoi soltanto mitigare. Quest’area, per esempio, sarà stata destinazione di materiale tirato fuori dalla ristrutturazione di una casa: abbiamo trovato un sacco di inerti scaricati qui.

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Una piccola parte dei 920 kg di rifiuti recuperati in giornata (foto di Beppe Distefano)

Vedo tanti ragazzi, di diverse età. Come si è formata la squadra di Rifiuti Piroclastici?

D: Parte di loro proviene da un gruppo scout, di Giarre, l’unico che abbia risposto al nostro invito a partecipare. Si fanno un bel po’ di strada e sono bravissimi! Tutti qui lavorano sodo: la volta scorsa siamo per ore sotto al sole all’Oasi del Simeto. Tra caldo e moscerini, è stato davvero pesante.

Dall’attenzione iniziale ricevuta sui social, forse perché si trattava di una novità, sembrava ci fosse un grande interesse. Più andiamo avanti, invece, più l’attenzione sembra che vada scemando, forse perché quelli che potevano essere coinvolti erano già stati coinvolti. A volte ci è capitato anche che si unisse a noi qualche fricchettone, gente che credeva di ritrovare il contatto con la natura e sentire la frequenza liberata dalle piante. Esperienza mistica a parte, almeno sono venuti. Una volta sola, ma va bene così.

Con che frequenza organizzate i vostri appuntamenti?

D: Cerchiamo di organizzare le attività ogni due, tre mesi, farlo con maggiore frequenza sarebbe ancora più complicato. Questa è la sesta che organizziamo, e di fatto siamo pochi, ci contiamo sulla punta delle dita. Come detto prima, qualcuno si avvicina, ma non sono mancate le esperienze negative. Gente politicante, per esempio, che viene a farsi pubblicità facendosi vedere intorno a noi. Ci siamo sentiti un po’ presi in giro: siamo volontari, ci mettiamo tempo e denaro di tasca nostra per sovvenzionare l’attività. Del resto, non ci sarebbe questa situazione se le persone avessero davvero a cuore questo problema. Quello che più ci stupisce, quando troviamo rifiuti di un certo tipo, è pensare che molti comuni hanno un servizio di raccolta gratuito per questi. La gente preferisce invece caricare un divano sulla macchina e buttarlo in un bosco, rischiando pure di beccarsi una multa.

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Alcuni membri della squadra Rifiuti Piroclastici (foto di Beppe Distefano)

A proposito di comuni e smaltimento rifiuti… che fine fa tutto quello che recuperate? Qual è la procedura?

D: Lo smaltimento è compito dei Comuni, sono loro ad avere accorti con le ditte apposite: il Parco dell’Etna non ha competenza in questo senso. Mi dispiace dire, però, che anche questi non sono molto propensi ad aiutarci; al massimo abbiamo ricevuto un <<Grazie>>. Anche il ritiro dei rifiuti è un po’ una corsa ad ostacoli: bisogna andare più volte all’ufficio competente per notificare l’attività, e a volta hai anche la sensazione che gli stai facendo perdere tempo. Dobbiamo essere ben preparati: se per caso dovesse venire a controllare una pattuglia di vigili, vai a spiegargli cosa stiamo facendo! Potrebbero anche multarci per abbandono di rifiuti!

A fine raccolta, prendiamo nota di quello che abbiamo trovato, tracciamo l’area che abbiamo ripulito con il Gps in modo da tenere traccia di quello che facciamo, e pesiamo tutti i sacchi dei rifiuti. L’indomani protocolliamo la comunicazione e diamo le coordinate per chiedere di andare a recuperare i rifiuti.

Passiamo la parola al capo scout Angelo Russo, dell’Associazione laica CNGEI. In tutta la provincia di Catania, voi siete l’unico gruppo scout a partecipare all’iniziativa. Chi vi ci porta così lontani da Giarre?

Angelo: Noi siamo molto contenti di partecipare a questa attività. Ne ho appreso l’esistenza tramite Facebook e mi è da subito sembrata una cosa molto bella da fare con i miei ragazzi. Loro sono di età compresa tra i 16 e i 19 anni: abbastanza grandi per attività a rischio tagli e spine. Dopo la prima volta, faticosa ma soddisfacente, siamo tornati ancora: fa parte della nostra missione lasciare un posto pulito, migliore di come lo abbiamo trovato. I ragazzi sono contenti.

Foto in copertina di Beppe Distefano

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Rifiuti Piroclastici: la prevenzione è la migliore “pulizia” ultima modifica: 2017-10-06T09:39:12+00:00 da Natasha Puglisi

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