CATANIA DA SCOPRIRE

Pasolini, Catania, l’Etna: storia d’amore e d’amarezza

pasolini a catania

Pasolini: parlare della necessità di non dimenticare la sua storia, la sua figura di artista intellettuale, richiederebbe tanto spazio e un’altra sede. Possiamo però qui ricordare del suo passaggio a Catania e, in particolare, del suo esclusivo rapporto con l’Etna.

Pier Paolo Pasolini: una voce dal secolo breve

Molto più conosciuto come regista e giornalista che come il tanto altro che fu, Pasolini nasce a Bologna nel 1922. Sulla sua tragica morte, avvenuta appena 53 anni dopo, troppo si è detto e poco si è chiarito. Il suo contributo all’arte italiana si estende ad ogni settore: romanzi, traduzioni, saggi, poesie, persino pitture, oltre che le rinomate – e spesso scandalosamente provocatorie – pellicole cinematografiche. La sua critica tagliente ne risparmiò pochi: si abbatté sulla nascente società dei consumi, sulla borghesia, persino sui movimenti del ‘68. Ah, ed era anche omosessuale. Il perfetto ritratto dell’artista controcorrente.

Pasolini a Catania, la città nera

Pasolini ri-approda a Catania dopo una lunga ricerca. Cerca attori per il suo Il fiore delle mille e una notte. Viaggia così attraverso l’Africa alla ricerca dei giusti volti, ma non li trova in Etiopia, in Eritrea, nello Yemen. Annota che anche nei luoghi più reconditi di questi posti si fa lentamente strada la modernizzazione: è la fine dell’ “arcaico”. La stessa cosa ritiene stia avvenendo in Sud Italia e «specialmente in Sicilia» scrive, dove «l’ acculturazione da parte del centro è ormai completa: la cultura marginale, particolaristica, è distrutta e non produce più modelli». È un mondo che sta perdendo la sua identità imitando strutture imposte e ad esso non appartenenti. È un mondo che cede il passo all’omologazione e Pasolini non può sopportarlo e non denunciarlo.

Arriva a Catania nel 1973, ed è lì che continua a cercare i suoi attori, per le strade, sulle soglie dei bar. La sua è una fin troppo amara riflessione su quella che volevano far diventare la Milano del Sud.

Pasolini e l'etna

Una scena sull’Etna da “Porcile”, Pasolini 1969

“Le mie Mille e una notte”: Catania nelle parole del regista (da un suo intervento su Playboy, 1973)

«Giovani impazziti, o ebeti o nevrotici vagano per le strade di Catania coi capelli irti o svolazzanti, le sagome deformate da calzoni che stanno bene solo agli americani: vagano con aria soddisfatta, provocatoria, come se fossero depositari d’ un nuovo sapere. Sono, in realtà, paghi dell’ imitazione perfetta del modello di un’ altra cultura. Hanno perso la propria morale, e la loro arcaica ferocia si manifesta senza forma». Altra angoscia e rimpianto gli suscita la vista del centro storico: «quartiere delle Finanze, un tempo sfolgorante di luce e di bellezza fisica degli antichi corpi siciliani, che tace in un abbandono sinistro». Parla di amori a pagamento, di stamberghe lussuose, di ragazzini resi saggi e adulti dalla povertà. A Catania: «già alle dieci di notte c’ è il coprifuoco; le strade, coi loro vecchi palazzi consunti e i nuovi palazzi sfolgoranti sulle strade secche d’ immondizia di fango, sono percorse solo dalla polizia». I nuovi palazzi, il germe della modernità, ma: «il modello del centro – propagato dalla televisione – non è raggiungibile da un ragazzo siciliano che vede così aumentare il suo tratto di inferiorità».

Oggi come allora, l’omologazione non ha certo cessato il suo cammino; forse però, sarebbe stato bello potergli mostrare come sia, in parte, risorta per l’ennesima volta.

pasolini, Catania e l'etna

Una scena sull’Etna da “Teorema”, Pasolini 1968

Pasolini e l’Etna

“Ri-approda”, era stato detto prima, e infatti prima del ‘73 già altre volte il regista era stato in città. L’aveva conosciuta nel 1959, in occasione del servizio dedicato al turismo La lunga strada di sabbia, e gli era apparsa ancora integra, genuina. A Catania aveva anche acquistato una casa, in via Firenze. E, nonostante la delusione nell’aver poi trovato quei luoghi violati così come la loro cultura, continuerà a tornarci. Forse perché nonostante tutto, Pasolini trovava la città e la Sicilia di una bellezza estasiante («sfilate di strade di un barocco che pare di carne», dice in quel servizio turistico). Forse anche per via di quel grande amore che vi aveva trovato: l’Etna.

La bellezza dell’hinterland etneo lo portò a renderlo sfondo di ben quattro pellicole. Potrete vedere l’Etna e i suoi panorami in Porcile, Teorema, Il vangelo secondo Matteo e I racconti di Canterbury. Il vulcano e i suoi deserti diventano così un paesaggio infernale (I racconti di Canterbury, 1972), o sfondo di diaboliche tentazioni (Il Vangelo, film accusato di vilipendio della religione cattolica). Era forse l’Etna, con la sua ferocia e impenetrabilità, a fargli ritrovare quel senso dell’arcaico andato perduto che tanto andava cercando. La natura selvaggia ed incorrotta, sfida ad ogni ipocrisia e capitale.

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Pasolini, Catania, l’Etna: storia d’amore e d’amarezza ultima modifica: 2017-10-11T09:13:57+00:00 da Natasha Puglisi

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