CATANESI NEL MONDO

Incarti d’arance: quando le veline degli agrumi diventano arte

Fricandò Creazioni

Le arance vestite di carta raccontano innumerevoli storie. Parlano di maghi, di bambini, di castelli o di velieri. Narrano di eventi storici, culturali e di pubblicità. Dentro gli incarti d’arance c’è un mondo. La Sicilia, i suoi colori, le tradizioni e i suoi inimitabili agrumi… da questo amore nasce Fricandò Creazioni. L’intervista in esclusiva per ItCatania a Daria Portale, che riscoprendo l’antica e quasi scomparsa tradizione delle veline degli agrumi,  crea gioielli unendo materiale di riciclo, pietre dure e argento forgiato a mano. Pezzi unici dovuti alla rarità di una velina, magari ritrovata in una scatola in casa della nonna o grazie all’aiuto di collezionisti di tutto il mondo. 

Fricandò Creazioni

Fricandò Creazioni

Incarti d’arance, una tradizione siciliana, delle carte meravigliose che rivivono grazie alla tua passione, ma come e quando nasce l’idea di creare oggetti con gli incarti d’arance?

Si, la tradizione di avvolgere la frutta con le veline nasce in Sicilia e nasce con le arance. Queste veline sono diventate oggetto di culto, conosco collezionisti che possono vantare ben 30.000 pezzi. Io cerco di ridare vita a queste veline, di parlare di storia. L’idea è nata in un periodo in cui ho perso il lavoro e ho deciso di creare qualcosa di artigianale come i gioielli. Colleziono scatole di latta e un giorno ho trovato delle veline all’interno.

Sicuramente risalivano alla mia infanzia, all’acquisto di qualche agrume in un mercato rionale. Ho pensato che forse avrei potuto farci qualcosa con queste veline. Piccoli oggetti, orecchini… man mano, ho scoperto che ogni velina aveva una lavorazione diversa. Ogni lavorazione dipende dal colore, dalla carta e da altri piccoli dettagli. Ho deciso di dedicarmi a questo progetto di ricerca e sponsorizzazione del territorio, non solo l’artigianato diretto alla vendita, ma anche storico.

Come reagisce la gente agli oggetti fatti con gli incarti d’arance?

A Roma, soprattutto, nei vari mercatini a cui partecipo, spiego alla gente cosa sono, racconto la storia di queste veline. La gente reagisce bene, ci sono le persone dai 40 anni in su cresciuti con gli incarti, quindi le riconoscono, affiorano dettagli e ricordi.  Ci sono signore che passano in rassegna tutte le loro reminiscenze. Gli incarti piacciono tantissimo anche ai bambini e soprattutto alle ragazze. Rimangano affascinati! Ho un libro che faccio vedere, un libro dove sono contenute le carte che utilizzo e le reazioni di chi le guarda mi procura molta soddisfazione. I turisti francesi ad esempio se le ricordano perfettamente. I maggiori collezionisti provengono proprio dalla Francia.

Daria Portale

“Veline” di Daria Portale

Mi racconti qualche curiosità su questi incarti?

Un aspetto curioso e interessante di queste veline, risiede anche nel loro scopo. Siamo lontani dai tempi dell’avvento di internet e la carta serviva per sponsorizzare l’azienda. Aziende scomparse che però ho tentato di contattare. Sulle veline, spesso, ritrovo i numero di telefono. Dall’altro capo qualcuno risponde e mi dice di aver chiuso da anni. Lavorare questa carta è difficile. Ogni carta, come ti dicevo prima, ha una sua tecnica. Dipende dalla carta, da com’è fatta. Lavoro anche le veline spagnole oltre a quelle siciliane.

Sono autodidatta. Tanto ho provato, ho sbagliato prima di riuscire. Ci vuole il giusto dosaggio e le tecniche sono in continua evoluzione. Una volta ne ho lavorata una simile alla plastica. Sono riuscita a trovare la giusta miscela di colla! Il mio lavoro è una continua sperimentazione. Uso molto le dita ed è un lavoro che deve essere fatto velocemente. Modello fin quando la carta non ha più le bolle.

Parlami dei collezionisti…

Il fulcro sono i collezionisti. Romana Gardani ha fatto una mostra all’Expo di Milano con le carte raccolte nei vari anni. L’ho scoperta per caso, facendo delle ricerche su internet. L’ho contattata, le ho raccontato del mio lavoro e inaspettatamente questi incarti sono arrivati a me. Molti collezionisti entusiasti inviano le loro carte. Come non ringraziare Claudio Guardazzi, Alain Squadrelli e Gesualdo Adelfio! A volte mi inviano carte molto antiche, degli anni ’30. Grazie a loro posso realizzare degli oggetti unici.

Spesso penso che quella carta non mi capiterà più. Una volta, ad esempio, mi è capitata una carta raffigurante il Liotru. Un’altra ancora, invece, aveva dei fiori bellissimi che non potrò più duplicare. Ho creato una collana, ma non avevo alcuna intenzione di venderla. L’episodio è molto divertente perché durante un mercatino l’avevo portata con me. L’ho esposta soltanto per “far scena”, sono andata in un attimo in bagno… e mio marito l’ha venduta! Lui era contentissimo, non sapeva che avrei voluto tenerla!

Bracciale realizzato con le veline

Bracciale realizzato con le veline

Per quanto riguarda la manutenzione delle tue creazioni realizzate con questi splendidi incarti d’arance?

Le collane hanno bisogno di manutenzione. Utilizzo materiali speciali, non devono mai essere esposte alla luce del sole, a contatto con l’acqua. Diciamo che ci vuole un minimo di accortezza. Ogni lavoro non è fragile, ma la carta sì. L’incarto, del resto, è nato con tutt’altro scopo. Sai, anche se ci sono delle macchie, magari del succo del frutto, le lascio. È storia.  Anche dei piccoli strappi, le pieghe, tutto parla della Sicilia, della sua storia. Un tuffo nella tradizione.

Progetti per il futuro?

Continuare in quest’avventura. Il boom l’ho avuto quest’anno appena passato. Ho avuto tantissime soddisfazioni. Quindi spero solo di poter continuare, di portare il mio lavoro in altri mercatini. Di poter contare sul sostegno dei collezionisti e magari di sviluppare finalmente un sito per poter racchiudere tutte le mie creazioni.

Per il resto vivo a Roma da diciotto anni, ma vorrei tornare a Catania. Mi sento siciliana, a Catania sono a mio agio. Amo la mia terra e anche se ci sono delle brutture, riesco a vedere la bellezza ovunque. Del resto, le brutture ci sono ovunque tu vada. Ammetto di vivere la Sicilia da turista. Scendo per le feste e il quotidiano non lo vivo pienamente, ma la mia terra mi manca.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Incarti d’arance: quando le veline degli agrumi diventano arte ultima modifica: 2018-01-15T09:45:32+00:00 da Cristina Gatto

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