INTERVISTE

Empty Bed Blues: la poesia e la sensualità di un letto vuoto

Empty Bed Blues - Il Blues del letto vuoto

Empty Bed Blues è un brano del 1928. Io sono nata cinquantanove anni dopo. Nell’anno della mia nascita uscivano Secrets Of The Beehive di David Sylvian, You’re Living All Over Me dei Dinosaur Jr. e Children of God degli Swans. Questi dischi li avrei scoperti 16 anni dopo grazie ad internet e al passaparola di qualche amico più grande. Ho studiato solfeggio e pianoforte, a 12 anni esistevano solo Chopin, Corelli, Wagner e Beethoven. A 14 era la volta dei Sodom e di Burzum. Per i 16 la svolta: E via di CSI, The Smiths, Diaframma, Bauhaus, Swans ed Echo and The Bunnyman. A 18 uno dei concerti più belli della mia vita: The Cure. E poi la scoperta del prog con i King Crimson, l’industrial degli Einstürzende Neubauten, i Foetus. Ed ancora la scoperta di Faust’o, gli Skiantos, i Dead Can Dance, i Kraftwerk ecc.

La musica ha sempre accompagnato ogni momento della mia vita. Anche ora che sto scrivendo questa introduzione, sto ascoltando i Throbbing Gristle. Sono una di quelle che compra vinili da quasi 15 anni e che va ai concerti. I brani devono essere inediti, non mi piacciono le cover band e difficilmente le apprezzo, tranne se i brani sono “riarrangiati” in maniera originale. Empty Bed Blues è una canzone di Bessie Smith, ma è anche il nome di un duo che fa cover. Questo dovrebbe farmi desistere dallo scriverne, evitarmi un certo interesse, ma loro reinterpretano i brani e fanno tante altre cose durante i loro concerti. Non fanno solo cover. Cantano, suonano, ma soprattutto recitano. Una sorta di teatro canzone che include anche la pittura. Si, queste due si accompagnano a pittori locali che fanno delle estemporanee durante i concerti.

Ho voluto incontrarle. Si chiamano Lunaspina e Flavia Messinese, sono due belle ragazze e hanno qualcosa da raccontare.

Empty Bed Blues, quadro di Nunzio Papotto

Empty Bed Blues, quadro di Nunzio Papotto

Empty Bed Blues. “I blues del letto vuoto”. Una dicotomia stereotipata nella quale la donna si occupa di tutto e l’uomo è spesso dipinto come un irresponsabile. Quasi un genere letterario vista la quantità di brani scritti su questa tematica. Quello che ebbe il maggior successo fu quello di Bessie Smith, intitolato appunto Empty bed blues. Come mai avete scelto questo nome per rappresentarvi?

Prendi un film come “Il colore viola” di Spielberg, 1987. Ritroverai lo stesso topos. Questo perché in quegli anni, inizi ‘900, con la segregazione razziale al suo massimo splendore, i neri che valevano meno di niente, le donne nere che valevano ancor meno, l’abuso di alcol alle stelle, era una specie di norma assodata, che il maschio arrivasse a casa dopo essersi scolato una bottiglia di whisky e magari picchiasse pure la moglie. Non ci si faceva caso. Le cose andavano così e basta. In una realtà del genere, le primissime pioniere del blues come Bessie Smith sono un araldo di indipendenza, di rivalsa. Ma anche di dolcezza.

Non negano l’importanza dell’amore, anzi, ma fanno di quella “debolezza” una forza, tramutandola in musica. Credo che la signora Smith sarebbe d’accordo col motivo per cui abbiamo preso in prestito il suo brano come nome del progetto. L’abbiamo fatto perché il blues, prima di essere un genere musicale, è uno stato d’animo, anzi, è molto di più, un moto dell’anima, un modus vivendi, fatto di grande sofferenza stemperata, incanalata nella musica. E noi, quella fame dell’anima, crediamo di avercela dentro. E perché il letto può anche essere vuoto. A volte è giusto che rimanga tale, persino. Ma a noi piace riempirlo di musica, letteratura, teatro, poesia, arte e vita.

Un duo al femminile, due ragazze votate alla musica. Voce e chitarra. Come vi siete conosciute?

Lunaspina: lessi un annuncio di Flavia. Cercava componenti per un tributo a Carmen Consoli. E’ cominciata così, con una passione per la cantantessa che ci accomuna. Il tributo poi non è decollato. Tanto meglio, non ne mancano di certo in giro. Ma ho fatto una santa cosa il giorno in cui l’ho coinvolta in quello che è sempre stato un progetto di musicisti itineranti, diversi di volta in volta, a rotazione, dove io sono l’unica costante in una marea di variabili, e le ho chiesto di affiancarmi in maniera fissa, non sentendo più l’esigenza di avere altri compagni di viaggio a parte lei.

Empty Bed Blues: Lunaspina e Flavia Messinese

Empty Bed Blues: Lunaspina e Flavia Messinese

Empty Bed Blues, cosa mi dite del panorama musicale italiano al femminile? Credete che vi sia una sostanziale differenza con la musica “maschile”?

Più che con la musica per tipologia, la differenza la vediamo nell’approccio generale. Di cantanti donne ne è pieno ogni angolo della strada, a grappolo, ma di musiciste donne… ecco, no. Non sapremmo bene dirti perché, ma la stragrande maggioranza dei musicisti è di sesso maschile. Per questo pensiamo sia una scelta coraggiosa, per una donna, suonare e studiare per farlo nella vita come mestiere, oltre che per passione. Poi vabbè, potremmo raccontarti una miriade di aneddoti sul sessismo che c’è in giro al riguardo.

Sia quello per noi favorevole, che ci pone in condizione di vantaggio in quanto duo femminile, dal momento che i gestori dei locali sono convinti avranno più clientela con un progetto al femminile che non con uno al maschile in base all’antico adagio del “tira più… che un carro di buoi”. Ma anche pregiudizi al negativo. Non sono pochi i musicisti convinti che le colleghe siano tecnicamente inferiori in quanto donne. Flavia studia da anni e a settembre si iscriverà in un conservatorio (ha fatto domanda per diversi), proprio per smentirli. Io penso lo faccia già.

All’inizio degli anni ’70 Sandro Luporini e Giorgio Gaber lanciano il Teatro canzone. Un genere artistico che fonde l’alternanza di canzoni a monologhi. Voi nei vostri spettacoli, oltre alle parti recitate avete introdotto le estemporanee di pittura grazie alla presenza di pittori locali. Volete parlarmi di questo connubio di arti e com’è nata l’idea di realizzare questa espressione?

E’ stata una scelta che si è venuta creando, arricchendo e definendo, man mano. Questo progetto, di suo, esiste da tre anni. La prima volta fu con una mostra ed estemporanea del gentilissimo Nunzio Papotto. Ci spianò la strada a quella che sarebbe diventata una costante: fare non più concerti ma veri e propri spettacoli, commistione di quante più arti possibili. Poi si è pensato che abbiamo tanti amici musicisti… e allora perché non trasformarla anche in una jam session? Così i nostri concerti sono aperti a qualunque tipo di contaminazione e ospiti, diventando da veri e propri open mic in cui autori esordienti o comunque poco conosciuti nostrani, possono recitare i propri scritti, e, per l’appunto, “jam” nel senso originario del termine.

Come quelle old style di New Orleans, non c’è niente di preparato, provato, prestabilito. Improvvisazione nuda e cruda, dove un passante con in tasca un’armonica può anche fermarsi non solo ad ascoltare, ma unirsi a noi. Se poi consideri che da sempre ho una passione per il teatro, purtroppo mai coltivata, e che scrivo… hai il quadro completo. In maniera amatoriale e senza troppe pretese, ma amo recitare cose mie. E’ una cosa viscerale. Spesso leggo passi tratti dal libro che pubblicai nel 2009: “L’Iperuranio di Lunaspina”. Sono gli unici brani dei nostri reading letterario – teatrali in cui non cito l’autore.

Voi fate cover, cercando di essere più specifica le Empty Bed Blues reinterpretano i brani. Li “riarrangiate”, li fate vostri e donate originalità alle canzoni presenti nella vostra scaletta. In futuro avrò il piacere di ascoltare qualcosa di inedito da questo affascinante duo femminile?

Lunaspina: Siamo affezionate alle cover che facciamo, ma il nostro obiettivo non è quello di restare ancorate a interpretare brani altrui per tutta la vita. Abbiamo in cantiere brani nostri, dal momento che Flavia compone al piano e chitarra ed io sono una “paroliera”. Un connubio che aspettavo da molto tempo per dare finalmente voce ai miei testi.

Pagina Facebook delle E.B.B.

Cristina Gatto

Autore: Cristina Gatto

Mi chiamano Chinaski e come il Perozzi di Amici miei, ho quasi dimenticato che il mio nome è Cristina. Ho una passione viscerale per il cinema e per la musica, colleziono vinili e oltre i libri leggo parecchi fumetti. Amo i gatti (nomen omen). Cos’altro aggiungere? Non pedalo perché non ho voluto la bicicletta, sono irriverente, sempre pronta alla battuta, dotata di autoironia (l’altezza l’avevano terminata) e come Luciano Bianciardi spesso mi domando “chissà se riuscirò a trovare la strada di Itaca, un giorno?”

Empty Bed Blues: la poesia e la sensualità di un letto vuoto ultima modifica: 2017-06-27T10:05:54+00:00 da Cristina Gatto

Commenti

commenti

To Top