INTERVISTE

Circo di strada: segreti e magia degli Sbadaclown

Circo di strada: Sbadaclown

Il circo di strada lo avrete sicuramente sperimentato da spettatori: da anni ormai molte città si popolano di artisti in quelle belle e variopinte giornate dedicate a loro, i cosiddetti “buskers”. Ma chi sono, veramente, i buskers?
Magari sono stati vostri colleghi di università, magari li avete incontrati a far la spesa senza trucco e naso rosso, senza riconoscerli affatto lontani dalla loro scena d’elezione. Percorsi diverse, storie affascinanti, un unico mantra: mai prendersi sul serio.
Loro sono Mariaelena Rubbino e Andrea Arena, ed insieme formano il duo Sbadaclown.

Mariaelena e Andrea, vogliamo sapere qualcosa di voi. Quali sono le strade che hanno portato al circo di strada e a Sabaclown?

Mariaelena: Dopo essermi laureata in medicina e abilitata, ho scoperto il circo: un’audizione alla Scuola Romana di Circo e un anno di studi lì. Dopo un’esperienza a Barcellona, di ritorno a Roma ho deciso che piega avrebbe preso la mia vita. Tra le discipline provate, ho scelto quella a me più congeniale: il clown, per la quale sto tuttora studiando.
Poco dopo è arrivato Andrea. Siamo diventati compagni nella vita oltre che nel lavoro (anzi, prima nella vita che nel lavoro!), e abbiamo iniziato a lavorare a Sbadaclown.
Sbadaclown è il nostro progetto, siamo solo noi due; collaboriamo, però, con altri ragazzi. Insieme facciamo parte della compagnia Circo Randagio: è interessante incontrarci e lavorare sull’arricchimento continuo che il lavoro di gruppo sa dare – allenarsi insieme, condividere esperienze, lavorare.

Andrea: Nel mio percorso ho sfiorato l’università. Ho frequentato diversi corsi, ma già a 21 anni facevo il giocoliere e ad un certo punto ho iniziato a farlo a tempo pieno. La mia formazione è avvenuta attraverso laboratori di teatro fisico con Elio Gimbo alla Lomax e vari workshop nello stesso ambito, oltre che a prepararmi da clown. Ho sempre continuato a fare spettacolo, ho collaborato con altri artisti; poi, da circa due anni, il progetto Sbadaclown. Con questo puntiamo a cose nuove, che esulano un po’ dalla mia zona di comfort: ho sempre fatto il giocoliere, abbastanza classico, e un po’ il clown; adesso stiamo facendo qualche passo in più.

Circo di strada: Sbadacown

Circo di strada: Mariaelena e Andrea sono gli Sbadaclown

Sbadaclown, un nome che promette divertimento. Cosa prevede il vostro progetto?

M.: Con Sbadaclown mettiamo in pratica sia tecniche da noi conosciute e studiate, sia tecniche che stiamo imparando adesso: equilibrio su sfera, giocoleria, acrobatica, acrobatica in due, acroportes (delle figure tecniche da eseguire in due: abbastanza complicato, ma come terapia di coppia la consiglio, funziona benissimo!). Anche lo slapsticks: è quella tecnica di clown che comprende tutte le gag con le botte, le cadute, gli urti.

Come condividete la vostra arte? Il circo di strada è soltanto spettacolo o è possibile fare anche esperienze diverse, grazie ad esso?

M.: Facciamo anche dei laboratori. Abbiamo preso la certificazione delle competenze presso la FiX (Formazione Italiana di Circo Sociale, promossa da AltroCirco e Giocolieri e Dintorni). Lavorando tanto sull’insegnamento, sulla pedagogia del circo anche in situazioni di particolari fragilità sociali, abbiamo scoperto il circo come strumento di intervento sociale.
Il circo di strada, il teatro di strada, ti spingono necessariamente al contatto con la gente. Come tutte le altre arti, deve lasciare un segno, apportare una modifica. Sicuramente è una risposta ad un bisogno espressivo che può far star meglio la gente.

A.: il circo ha qualcosa in più: l’apprendimento può essere fatto in maniera ludica. Huizinga aveva elaborato delle teorie del gioco; arrivò a dire che la cultura si forma a partire da gioco e non viceversa, perché l’ambito del gioco è un ambito sociale in cui si inventano delle regole da rispettare semplicemente per poter giocare, ed è un livello di astrazione che esce dalle esigenze materiali dell’uomo ed entra nel campo spirituale o culturale. Quindi la pedagogia circense, attraverso il gioco, il gioco di gruppo, diventa estremamente formativa da un punto di vista umano, sociale.

M.: Per sua natura il circo abbraccia la diversità: gli spettacoli funzionano perché ognuno fa il suo, ed è una differenza che diventa ricchezza. Ti aiuta nell’accettazione di te stesso, dell’altro, nella relazione con il gruppo, con i limiti propri e altrui. Ti mette davanti ad alcune competenze che sono una cartina al tornasole del fatto che tu sia stato in grado di concentrarti e apprendere. Girare tre palline? È un bel riscontro: stai effettivamente capendo cosa il tuo corpo debba fare per compiere quell’azione? Non puoi semplicemente memorizzarlo. Il circo ti insegna ad imparare, a raggiungere quella abilità e attivare tutto ciò che è necessario per conquistarla.

Circo di strada: sbadaclown

Circo di strada: le acrobazie degli Sbadaclown

Circo di strada: raccontandolo così farete venire voglia a tutti di mollare tutto e unirsi alla Compagnia. Vogliamo sapere, però, quali sono anche i contro di questa scelta non convenzionale.

M.: Ci sono i contro che avrebbe potuto dirti mia mamma nel momento in cui le ho detto “voglio fare l’artista di strada”. Non c’è tutela del lavoro, sicurezza economica; speri che ci sia una continuità in quello che fai, ma il tuo fisico cambia. Però: ho provato a non fare questa cosa e non ci sono riuscita. Avrei dovuto accettare compromessi a cui non ero interessata. Avevo necessità del mio tempo, avevo un certo bisogno espressivo, bisogno anche di relazionarmi con la gente in un determinato modo. Volevo che il mio lavoro fosse fatto di impegno mentale, ma anche fisico. Ne troverai tanti che ti diranno “il circo mi ha salvato la vita”; a me ha aperto gli occhi, su quello che avevo fatto e su quello che, invece, volevo fare. Sono stata meglio.

A.: Non mi sono laureato. Se non avessi avuto questa passione, probabilmente sarei stato l’ennesimo trentenne disoccupato, o precario. Confrontandomi con i miei coetanei che, emigrati o meno, in molti non battono chiodo, ho concluso che siamo in una congiuntura storica in cui la precarietà è la norma. Il mio lavoro è precario per definizione, ma mi lascia un margine di controllo maggiore rispetto ad altri lavori precari. Decido i miei tempi, cosa voglio fare, se andare a fare cappello o no. Questi sono i pro. Rispetto a quello che vedo in giro, a volte mi sento anche fortunato.
Dall’altro lato, la nostra categoria professionale è poco compresa e – soprattutto in Italia e al sud in particolare – la situazione è molto complicata. A partire dagli spazi per allenarci.

A proposito di spazi: dove vi allenate qui in città? E quanto lavoro ci vuole per raggiungere la perfezione nello spettacolo?

M.: è molto difficile trovare gli spazi per il nostro allenamento. Devono essere attrezzati, c’è bisogno della giusta altezza, di ganci a norma, di materassi e altro ancora. A Catania stiamo collaborando con l’associazione GAPA, a San Cristoforo (circo e sociale sono a braccetto!, aggiunge Andrea), che da trent’anni s’impegna e lavora sul territorio. Apriremo da quest’anno un allenamento libero: chiunque potrà venire ad allenarsi trovando una palestra attrezzata. Intendiamo dare una mano al loro progetto di rivalutazione del quartiere attraverso quello che sappiamo fare.

A.: si imparerà dagli altri in maniera in formale, senza organizzare corsi, semplicemente condividendo una pratica, uno spazio, ciascuno imparando dall’altro. Chiunque arriva ha qualcosa da insegnare: sarà uno spazio di scambio.
Sul quanto ci alleniamo… È un lavoro h24, dall’esterno non lo si può immaginare. I progressi sono lenti, il montaggio di uno spettacolo è lento; devi avere il tempo di lavorare sul tuo corpo, sulla tecnica, la logistica.

Sbadaclown, da quanto ci avete detto avremo quindi modo di vedervi in giro a Catania per un po’. Cos’altro c’è nei vostri progetti futuri?

A.: Catania, si. Abbiamo avviato relazioni e progetti che non intendiamo tralasciare, come la ventilata ipotesi di un lavoro con i minori migranti non accompagnati. Siamo in fase di organizzazione.
A Catania non abbiamo lavorato molto. Ci potete trovare in piazza Duomo, il sabato o la domenica pomeriggio. Nel frattempo, continueremo la nostra formazione, spostandoci se necessario.

M.: In Sicilia è difficile trovare opportunità di formazione se fai qualcosa di così strano come il circo. Quindi andiamo fuori, prendiamo e portiamo in Sicilia. L’importante è non farsi prendere dal torpore. È un lavoro di ricerca costante, è sempre trovare ispirazione da qualcos’altro, lavorare su qualcosa di nuovo. Mai sentirsi arrivati da qualche parte, mai pensare che quella persona non possa insegnarti niente. Il pericolo più grande per questo mestiere è perdere l’interesse, prendersi troppo sul serio.

A.: E smettere di giocare.

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Circo di strada: segreti e magia degli Sbadaclown ultima modifica: 2017-09-11T10:35:45+00:00 da Natasha Puglisi

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