CATANIA DA SCOPRIRE

Bastione degli infetti: testimonianza della Catania fortificata

disegno del bastione degli infetti

Bastione degli Infetti: una delle ormai poche testimonianze della Catania fortificata. Per questa tappa di Catania da scoprire facciamo un salto molto indietro nel tempo: circa 500 anni. Torniamo così all’epoca di Carlo V di Spagna, quando questi decise di proteggere la città da attacchi nemici dotandola di un possente sistema di difesa. Scopriamo di più.

Le fortificazioni di Calo V a Catania

Il Bastione degli infetti, per l’appunto, faceva parte di un ben più ampio complesso di fortificazione, comprendente, oltre le mura, sette porte e undici bastioni. La realizzazione dell’imponente sistema risale al XVI secolo; la realizzazione delle porte e dei bastioni fu affidata all’architetto Antonio Ferramolino. Il complesso racchiudeva interamente la città, per l’estensione che questa aveva allora.
Leggendo i nomi dei bastioni, forse vi verrà ancora più facile localizzarli se conoscete un po’ la mappa e la storia di Catania. Eccoli qua:

  • Bastione San Giorgio;
  • Bastione Santa Croce;
  • Bastione Don Perrucchio;
  • Bastione Grande ( detto anche “del Salvatore”);
  • Bastione San Giuliano; Bastione San Michele;
  • Bastione del Santo Carcere;
  • Bastione degli Infetti;
  • Bastione del Tindaro;
  • Bastione San Giovanni;
  • Bastione Sant’Euplio.

Un’ultima chicca. Vi erano, fuori le mura della città, altri edifici posti a protezione e sorveglianza di Catania. Due esempi che potrete ammirare ancora oggi: la garitta di guardia in pietra lavica, in Piazza Europa; la Torre del campanile della Chiesa di Santa Maria di Ognina.

Catania colpita dalla lava nel 1669

Prospetto della Catania fortificata, lambita dalla lava del 1669

Mura, porte, bastioni: quando furono distrutti

Mura, bastioni e porte vennero in parte distrutti poco tempo dopo, ma non da un assedio “umano”. Fu infatti principalmente la natura ad abbattere questo sistema di fortificazioni, prima con la colata lavica (1669), poi con il terremoto (1693). A completare l’opera di smembramento, fu poi il riassetto urbano del XVIII secolo. A quel periodo, difatti, risale la volontà del duca di Camastra di erigere la bellissima Porta Uzeda (intitolata proprio al viceré); per la sua realizzazione, vene così stravolta anche l’area muraria nei pressi del Duomo.

Tuttavia, resti delle mura sono oggi ben visibili: dal più nascosto Vicolo della Sfera (vicino piazza Teatro Massimo) a ben più evidenti testimonianze. Sulle antiche mura poggiano, infatti, il Palazzo Biscari, l’Arcivescovado e il Palazzo del Seminario dei Chierici. Li potrete riconoscere facilmente grazie alla caratteristica inclinazione delle mura, e trovarne anche altri brani nella Civita o nel quartiere dell’Antico Corso.

Il Bastione degli Infetti: dall’età precristiana ad oggi

Scendiamo nel particolare parlando del Bastione degli Infetti, l’unico giunto ad oggi ben visibile.
Il bastione sorge sulla collina di Montevergine, antica acropoli di Catania, nell’area dove si ritiene che un tempo vi fosse il tempio di Cerere. Il tempio, ricordato da Cicerone nelle sue In Verrem, fu distrutto per volere del vescovo Leone II “il Taumaturgo”; con il materiale del tempio venne costruita l’allora cattedrale, oggi nota come Sant’Agata la Vetere.

Ma andiamo al Bastione. Il Bastione degli infetti fu eretto nel 1556 su comando del viceré Vega. Il nome ha una triste origine: venne infatti presto adibito a lazzaretto (1576, anno in cui la peste colpì la città), insieme alla poco distante Torre del Vescovo (risalente agli Aragonesi, i cui resti sono ancora oggi).

 

bastione degli infetti oggi

Il Bastione degli Infetti prima dell’inizio dei lavori (fonte foto: http://catania.mobilita.org

Nonostante sia l’esempio più ben mantenutosi degli undici bastioni, non resta tantissimo da vedere. All’interno del suo perimetro quadrato, realizzato da spesse mura in pietra lavica e comprendente ciò che resta della torre, è più facile immaginare: l’altezza, l’imponenza, le guardie poste a protezione della città. Immaginare, però, non soltanto un passato terribile, fatto di invasioni e peste, ma anche un futuro prossimo in cui l’area del Bastione diventerà di nuovo accessibile al pubblico.

Diverse sono le ipotesi circa la riqualificazione dell’area: dal parco archeologico all’area verde, con spazio per bambini e un percorso con alberi e piante officinali. Qualunque sia il risultato finale, una cosa è certa: non vediamo l’ora che vengano rimosse le transenne per poter godere nuovamente della visione di questo pezzo di storia cittadina.

(Nell’immagine di copertina: il Bastione degli Infetti come doveva apparire al tempo, tra la città e il lago di Nicito.
Fonte: https://www.go-etna.fr/eruption-etna-1669/)

Natasha Puglisi

Autore: Natasha Puglisi

Dopo aver letto d’ogni, scritto altrettanto, gestito una libreria e compreso la mia vera vocazione, passo al Dark Side dell’editoria: la redazione.
Cosa sapere sul mio conto? Amo la mia città sotto l’Etna, la musica indie, ovviamente la buona letteratura, i viaggi disorganizzati, i biscotti e i pancake (questi ultimi in particolare, li faccio meglio di come faccio i libri). La Sicilia è il mio stato d’animo: non potrei vivere in nessun altro luogo che non le somigli almeno un po’.

Bastione degli infetti: testimonianza della Catania fortificata
Bastione degli infetti: testimonianza della Catania fortificata
Bastione degli Infetti: una delle ormai poche testimonianze della Catania fortificata. Per questa tappa di Catania da scoprire facciamo un salto molto indietro nel tempo: circa 500 anni. Torniamo così all’epoca di Carlo V di Spagna, quando questi decise di proteggere la città da attacchi nemici dotandola di un possente sistema di difesa. Scopriamo di più.
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Bastione degli infetti: testimonianza della Catania fortificata ultima modifica: 2017-11-27T09:47:38+00:00 da Natasha Puglisi

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